Natale di Jane Austen

Il Natale di Jane Austen: come festeggiava la regina del romanzo vittoriano

Jane Austen, la regina del romanzo vittoriano, è nota per le sue storie romantiche e divertenti. Ma come era il Natale di Jane Austen? Quali erano le tradizioni natalizie della famiglia Austen e delle altre del suo tempo? O, se si preferisce, come vivevano il Natale nel Regno Unito prima che Charles Dickens pubblicasse il celeberrimo Canto di Natale?

Il Natale di Jane Austen: un viaggio nel passato

Innanzitutto, bisogna ricordare che il Natale di Jane Austen non era come il nostro. In epoca Regency, l’albero di Natale e il presepe non erano ancora tradizioni popolari. L’albero di Natale era una tradizione tedesca, che si diffuse nel corso del XIX secolo grazie al principe Alberto, marito della regina Vittoria. Il presepe, invece, è una tradizione cattolica del sud Europa (dell’Italia, per la precisione) che risale al Medioevo.

Quindi, se non aveva l’albero di Natale e ovviamente nemmeno il presepe, come celebrava Jane Austen il Natale?

Le feste natalizie iniziavano il 6 dicembre, il giorno di San Nicola, quando si potevano scambiare regali e iniziavano le “house parties”, feste nelle case di persone che invitavano i loro amici. Continuavano con i giorni successivi, come il Capodanno, e terminavano con l’Epifania.

Le feste consistevano in riunioni di amici (senza bambini) in cui si cenava, si ballava, si giocava a carte e si partecipava a giochi da salotto. Si facevano anche rappresentazioni di teatro amatoriale, con un tocco piccante, e che per questo erano così attraenti. Un classico del Natale erano, infatti, le pantomime, rappresentazioni a cui si potevano (in questo caso sì) portare i bambini.

Una delle cose che facevano a Natale (e anche senza albero) era decorare la casa. Solitamente, era con del semplice vischio, per rubare baci a chi si trovava sotto.

Feste, feste e ancora feste

Il giorno per eccellenza per scambiarsi regali in quel periodo era l’Epifania. Era uno dei giorni principali delle festività natalizie e uno in cui ci si divertiva molto. C’erano balli (anche in maschera) e feste. Tra i festeggiamenti, c’era quello di organizzare una sorta di spettacolo teatrale: ogni partecipante alla festa tirava fuori un foglio su cui era scritto quale personaggio sarebbe stato e doveva vestirsi di conseguenza. Un’altra tradizione consisteva nel fatto che le signore pescassero da un cappello il nome di un uomo, che doveva essere il suo accompagnatore per tutta la giornata.

Perché finì tanto divertimento? L’Epifania era anche un giorno di sregolatezza, in cui le norme sociali si rilassavano abbastanza. Tanto che nel 1870 la regina Vittoria (che non era propriamente l’anima della festa) decise di vietare per legge la celebrazione di quella giornata, temendo che le feste si fossero sfuggite di mano.

Facendo un salto di decenni, anche in Italia si provò a vietare l’Epifania, ma ci furono forti proteste, tanto che fu ripristinata, come racconta Carlo Lapucci nel suo saggio La vecchia dei camini edito da noi di Graphe.it.

Le tradizioni natalizie di Jane Austen: un tuffo nella storia per vivere il Natale in modo diverso

Il Natale di Jane Austen era una festa per adulti, allegra e divertente. Era un momento per stare insieme agli amici e alla famiglia, per festeggiare e divertirsi.

Se leggi l’inglese, ci sono dei libri che approfondiscono l’argomento e che puoi regalarti per queste feste:

Foto | Depositphotos

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Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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