Uno sguardo lucido ma partecipato. Una poesia che, pur nel dolore, non è mai grido violento o invettiva contro il destino. La malattia. La vita che inaspettatamente sembra tradirci, rubarci all’improvviso la speranza. Luciana Notari (1944-2006) penetra con le sue parole, il suono limpido e chiaro dei suoi versi nel passato, avanza nel futuro (per lei sempre più incerto, dopo la diagnosi del male che la porterà alla morte a soli sessantadue anni), dipanando di volta in volta un filo cangiante, umbratile, pronto ad essere evocato dalla labilità di una memoria in bilico su abissi, luci, acque.
Un “insieme” destinato a mutare a volte direzione, a navigare via via sotto la carezza del sole, della notte, del tempo che scorre sempre più inesorabile. Chiamati a esistere, con una manciata di ore strette in pugno, diventiamo così, insieme alle altre creature che popolano il mondo (gatti, uccelli, cani, cicale, alberi e fiori), parte viva e transitoria di un tutto inarrestabile. Un flusso che, anche nella sua fredda e apparente estraneità, ci affratella, legandoci indissolubilmente ad un continuo ciclo naturale. A un frammento temporale intriso o, meglio ancora, variato di memoria. Di suggestione. Di perdita e ricostruzione.
La poesia di Luciana Notari
Una poesia quella di Luciana Notari che, come disse qualcuno, ferma e rivela in noi la gioia che stordisce e il dolore che rende consapevoli.
Vi rimandiamo allora (ogni altra parola ci appare ormai del tutto superflua) alla lettura di La pietà e la paura, un volume pubblicato nel 2010 da Passigli a cura di Roberto Deidier e con una bellissima prefazione di Elio Pecora. Una raccolta che unisce, lo ricordiamo en passant, l’intera opera poetica della poetessa e giornalista prematuramente scomparsa nel 2006.
Qui di seguito, tanto per iniziare, un piccolo ma prezioso assaggio del suo inconfondibile talento. Buona lettura a tutti.
È il corpo il padrone
malato ed irato,
che tira le reti di pesci
morenti, che scuce
i fili tenaci
con l’anima forte
che sola ora piange.
Foto | DepositPhotos







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