L'arte di invecchiare: ritratto in bianco e nero di anziana con tazza di tè

L’arte di invecchiare: acciacchi, malinconia e quella strana forma di libertà

La vecchiaia ha un modo tutto suo di presentarsi. Non bussa alla porta, entra direttamente dalla finestra. Un giorno ti accorgi che ti alzi dalla sedia con un piccolo gemito, non perché sia successo qualcosa di grave, ma perché, semplicemente, il tuo corpo ha deciso di commentare ogni movimento. E da quel momento capisci che una nuova stagione della vita è cominciata.

Con l’età arrivano infatti compagni di viaggio che nessuno inviterebbe mai: un campionario assortito di acciacchi, dolori articolari, analisi del sangue da interpretare come fossero testi sacri, e una familiarità crescente con farmacie, studi medici e controproducenti ricerche su siti Web.

Il corpo, che per decenni ha funzionato quasi senza chiedere nulla, comincia a presentare il conto. Spesso nulla di drammatico, ma abbastanza da ricordarci che la macchina ha percorso molti chilometri e qualche pezzo richiede una certa manutenzione.

Poi c’è la malinconia, quella sottile. Non sempre è vera e propria tristezza. È più simile a una lieve foschia che accompagna i ricordi. Si ripensa agli amici di un tempo, ai luoghi che non esistono più o che sono cambiati fino a essere irriconoscibili, alle inevitabili occasioni perdute e a quelle colte al volo. Ai troppi errori commessi e ai momenti più o meno felici.

La memoria, curiosamente, diventa selettiva. Dimentica dove abbiamo appena messo gli occhiali ma ricorda con perfetta nitidezza una sera d’estate di quarant’anni fa, con i suoi odori e le sue inebrianti sensazioni.

L’arte d’invecchiare (senza perdere il sorriso)

Eppure la vecchiaia non è soltanto una lista fastidiosa di disturbi e nostalgie. Possiede anche un lato liberatorio. A un certo punto si finisce per scoprire che molte cose per cui ci si agitava da giovani erano, in fondo, piuttosto sopravvalutate. La carriera, il prestigio, l’affanno per dimostrare qualcosa a qualcuno: tutto appare un po’ meno urgente.

Lucio Anneo Seneca, grande filosofo del passato, l’aveva capito molto prima di noi. Nei suoi scritti osservava che non è la vecchiaia a essere pesante, ma una vita vissuta male. Se si è imparato a vivere con misura, sosteneva, l’età avanzata può perfino essere la stagione più tranquilla. Non è più il tempo delle ambizioni furiose, ma quello della riflessione e di una certa ironica distanza dal mondo.

Aveva ragione. In fondo, la vecchiaia ci offre un piccolo privilegio. Permette di guardare la commedia umana con lo sguardo di chi conosce già il finale di molte storie. Si diventa un po’ spettatori, un po’ narratori. E si scopre che anche gli affanni più seri, col passare degli anni, assumono contorni quasi grotteschi, se non ridicoli.

Certo, gli acciacchi restano, le medicine pure, e il corpo continua a ricordarci che il tempo a nostra disposizione non è infinito. Ma proprio per questo ogni giornata acquista un valore particolare. La vecchiaia, dopotutto, è l’unico modo che abbiamo trovato per arrivare molto lontano nella vita. E se si riesce a guardarla con un sorriso, magari ironico, magari un po’ obliquo, allora forse non è soltanto il tramonto di qualcosa.

Può essere anche una strana, inattesa forma di libertà.

Foto | DepositPhotos

Luigi Milani

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