Marcel Proust

7 curiosità su Marcel Proust (e su Alla ricerca del tempo perduto)

Sono tanti i volti di Marcel Proust (1871-1922). Tante le maschere portate elegantemente in scena. Un volteggiare lieve, un frullio garbato sembrano rimescolare rapidamente le carte, ribaltare subito le figure. Ecco che il fante di spade diventa, in un istante, il fante di cuori e il fante di cuori (non c’è quasi tempo di stupirsene) quello di spade.

Un gioco continuo, balenante, dove Marcel ci appare ora come un uomo di mondo, perso magari un po’ inutilmente tra i salotti di Parigi, ora come un giovane dandy dall’aria raffinata e blasé, che scruta con morbosa attenzione il mondo, e infine sì, c’è proprio lui, lo scrittore sublime. Il ritrattista spietato. Lo psicologo acuto, destinato con la Recherche a scavare un solco vasto e inalterabile nella letteratura. A tracciare inesorabilmente un prima e un dopo.

Nessun lettore “come si deve” può rinunciare a una lettura dei sette volumi che compongono Alla ricerca del tempo perduto.

Fatti e aneddoti su Marcel Proust

Qui di seguito troverete tutta una serie di fatti e aneddoti su Marcel Proust. Informazioni volute e pensate per irretirvi (una volta per tutte, questa almeno la nostra segreta speranza) nel mondo del grande scrittore francese – così che i Guermantes diventino finalmente di casa e Swann, un vostro amico per la vita. Buona lettura a tutti.

1. Marcel Proust pubblicò il primo volume della Recherche a proprie spese

Il primo volume de Alla ricerca del tempo perduto non ebbe vita facile. Diversi editori si rifiutarono di pubblicarlo e il no di André Gide, deus ex machina della Nouvelle Revue Française, doveva bruciare come una scudisciata in pieno viso. Proust, tuttavia, non si scoraggiò di certo, finanziando di tasca propria l’uscita di Dalla parte di Swann. Il tempo ha poi dimostrato come lui avesse irrefutabilmente ragione e André Gide irrimediabilmente torto.

2. Gli ultimi tre volumi di Alla ricerca del tempo perduto vennero pubblicati postumi

Marcel Proust lavorò forsennatamente negli ultimi anni della sua vita. Scrivere e completare la Recherche divenne la sua intima ossessione. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, gli ultimi tre libri che compongono l’opera uscirono postumi. In alcuni casi i testi, benché in un modo o nell’altro conclusi, non erano stati rivisti e corretti. Il tempo ritrovato giaceva su fogli ancora da dattilografare. La complessità dell’opera e il metodo di lavoro di Marcel Proust che univa, cancellava, sovrapponeva testi vecchi e nuovi non furono ostacoli di poco momento per chi, allora, si fece carico della pubblicazione.

3. Marcel Proust non amava il titolo inglese della sua opera

Il primo grande traduttore in lingua inglese dell’opera di Proust fu C.K. Scott Moncrieff. Esiste una lettera di ringraziamento di Proust dove lo scrittore si lamenta però della scelta del titolo. Titolo in cui non compaiono le parole chiave della sua opera: il tempo perduto. Moncrieff aveva infatti optato per Remembrance of things past, un verso di William Shakespeare. Per dirla tutta, Proust non aveva gradito neppure il titolo voluto per il primo volume della Recherche in lingua inglese: Swann’s Way, dove il doppio significato di way (maniera e via), insisteva Marcel Proust, poteva facilmente confondere il lettore.

4. La madeleine potrebbe essere in verità pane tostato o un semplice biscotto

L’evocazione della madeleine intinta nel tè rimane uno dei momenti indimenticabili della Recherche. Ciononostante certi manoscritti pubblicati nel 2015 indicano che, in realtà, quello che Proust intinse nella bevanda fu un semplice biscotto secco o forse, come sembra suggerire ancora un’altra versione, una fetta di pane prima tostato e poi spalmato di burro.

5. Molti grandi scrittori videro in Proust il più importante scrittore del Novecento

Da Graham Greene a Tennessee Williams, passando per Edith Wharton e Virginia Woolf, molti sono i nomi di primo piano della letteratura del secolo scorso che ebbero parole di grande encomio per Marcel Proust. La scrittrice di Gita al faro, indefessa ammiratrice del padre della Recherche, si rammaricava addirittura di non riuscire a scrivere come lui.

6. A Marcel Proust non mancano neppure i grandi detrattori

Mettere d’accordo tutti sembra essere un’impresa disperata. Accanto agli ammiratori non possono mai mancare i detrattori. James Joyce, D H Lawrence e, tra gli autori più recenti, il Premio Nobel Kazuo Ishiguro sembrano rimanere perplessi di fronte alla Recherche. L’autore di Quel che resta del giorno, dando un colpo ora al cerchio, uno ora alla botte, conclude dicendo che, sì, vi sono passaggi meravigliosi, ma poi seguono centinaia di pagine di snobismo, trame dell’alta società e troppi esempi di auto-indulgenza.

7. Alla ricerca del tempo perduto è il romanzo più lungo che sia mai stato pubblicato

Benché diviso in sette volumi, Alla ricerca del tempo perduto, viene considerato un unico romanzo ed è per questo che è entrato di diritto nel Guinness dei primati. L’opera di Proust conta infatti più 9,6 milioni di caratteri, spazi inclusi! Una lettura certamente colossale!

Via | Mentalfloss
Foto | pictrider via Depositphotos

Giorgio Podestà

Giorgio Podestà

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Con Graphe.it ha pubblicato la silloge poetica «E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo» e il saggio «Breve storia dei capelli rossi».

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