Scozia, Kinlochleven e Glasgow. Novembre 2051. In gaelico loch è lago, kin è testa.
Il rumore del ghiaccio
Da oltre sei anni la minuta giovane meteorologa Adele Addie Brodie, lunghi capelli castani e maliziosi occhi dolenti, vive in quel piccolo insediamento a un capo del Loch Leven, bacino glaciale sotto le alte montagne scozzesi Mamores. In mezzo alle tempeste di gelo gestisce varie piccole stazioni meteorologiche. Si è sposata con il 30enne agente di polizia Robert Robbie Sinclair. Risiedono appartati con il figlio Cameron.
I cambiamenti climatici hanno ormai già prodotto il Grande Cambiamento. Lì prima i punti dove la neve durava a lungo erano diventati sempre più rari, quasi scomparsi circa trenta anni addietro. Ora sono ricomparsi e in aumento anche durante i mesi estivi. La neve alterna scioglimenti e ricongelamenti fino a diventare dura come il ghiaccio e impenetrabile alle temperature estive.
Lei soffre di depressione e un giorno scopre addirittura un cadavere maschile a testa in giù e incastonato nel ghiaccio. Urla.
Non che il padre detective Cameron Cam Iain Brodie (aprile 1996) stia meglio a Glasgow: l’ecosistema metropolitano è parimenti sconvolto dalle acque e a lui è stata appena confermata una diagnosi di malattia terminale (cancro alla prostata, metastasi in espansione).
Con la figlia non si sentono da tempo immemorabile. Lei è fuggita lontano convinta che fosse lui a tradire la madre Mel morta suicida, mentre era esattamente il contrario.
A Brodie propongono di andare a indagare sull’omicidio. Prima rifiuta, poi decide d’improvviso di correre un’ultima volta incontro al proprio destino. Lascia il bravo collega Tiny e parte per quelle aspre lande quasi spopolate. Affronterà un’intricata catena di uccisioni: la vittima era il giornalista Charles Younger e forse aveva scoperto qualcosa di “scottante” sul governo in carica.
Il noir-speculative fiction di Peter Mary
Il nuovo bel romanzo dell’ottimo giornalista e scrittore scozzese Peter May (Glasgow, 1951) è ambientato tra circa trent’anni in mezzo ai ghiacci che potrebbero ricoprire quelle Highlands.
La narrazione è quasi fissa su Cameron padre, colmo di ricordi e rimpianti, alternando il tempo al passato in terza persona nel 2051 e il tempo al presente in prima persona nel 2023 o nel 2040, talora in terza adesso su Addie.
Si tratta insieme di un noir, un’indagine con molte sorprese e morti oltre a complessi risvolti politici e sociali (d’altra parte, le elezioni sono proprio imminenti), e di speculative fiction (cara a Margaret Atwood), la descrizione plausibile dei futuri effetti dei cambiamenti climatici antropici globali in corso su ecosistemi e migrazioni (sulla base degli scenari scientifici oggi lucidamente disponibili).
Alcuni aspetti del romanzo Il rumore del ghiaccio
L’ultima (saggia) trovata degli ecologisti è una replica della testimonianza resa davanti a un comitato del Senato statunitense dal famoso scienziato Carl Sagan nel 1985 (citato anche in esergo): “gli effetti dureranno più di una generazione…”!
Tra qualche decennio le tecnologie saranno certo migliori e pervasive, con le macchine si potranno fare molte più cose; nel contempo, è probabile che mancheranno spesso beni essenziali, abiotici come l’elettricità e biotici come il diritto di restare o la libertà di movimento.
Brodie ascolta i titoli in tv: “Le Nazioni Unite riferiscono che le guerre sull’immigrazione scoppiate in Nord Africa hanno raggiunto un punto di svolta. Il numero dei migranti sta per schiacciare le difese nazionali…” E Glasgow è sott’acqua.
Quando si erano conosciuti Mel aveva detto a Brodie che il proprio nome era stato scelto dalla madre a causa di due delle Spice Girls, proponendo poi di chiamare la loro figlia come la cantante preferita: Adele.
Birra, whisky, gin, qualsiasi cosa pur di alleviare un poco e per poco il dolore mentale (lì non c’è e forse non ci sarà il Varnelli).
Il libro
Peter May
Il rumore del ghiaccio
Traduzione di Alfredo Colitto
Einaudi, 2023







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