La morte è il mio mestiere

La morte è il mio mestiere: Michael Connelly indaga nel mondo del giornalismo

Los Angeles. L’anno scorso. L’attraente Christina Tina Portrero, occhi e capelli neri, 44 anni nonostante l’aspetto giovanile, rimorchia un bel tipo prestante al bar, si fa riaccompagnare a casa con l’auto elettrica, poi giusto un po’ di sesso, appena sufficiente.

La morte è il mio mestiere

La morte è il mio mestiere
Michael Connelly, La morte è il mio mestiere

Lui finisce, butta il preservativo, torna a letto, l’abbraccia da dietro e le gira il collo di centottanta gradi, dislocazione atlanto-occipitale (DAO) o decapitazione interna.

Jack McEvoy torna a casa dopo aver consegnato al direttore della pubblicazione online per cui lavora un interessante pezzo sul re dei truffatori (il quale a pagamento sta addirittura insegnando la sua arte) e trova due poliziotti che lo aspettano, stanno indagando sull’omicidio e hanno trovato il suo nome nella rubrica della vittima, un anno prima avevano trascorso insieme la notte da lui dopo essersi incontrati al Mistral, un locale della zona.

Il giornalista s’incuriosisce, indaga in giro, va su un sito di coroner e pone questioni, si fa dare l’incarico per un articolo, viene arrestato per intralcio alla giustizia, ma scopre una pista davvero importante. Forse non è l’unica vittima uccisa spezzandole il collo (anche quando sono stati simulati incidenti o cadute), forse c’entra in qualche strano modo un esame del dna che Tina aveva fatto (come altre vittime) presso una società molto economica, forse c’è un mercato di profili genetici particolari, forse c’è un serial killer ben mascherato da anni in circolazione.

Jack chiede aiuto al suo grande amore Rachel Walling, la donna che quattro anni prima aveva perso (insieme al lavoro) per aver messo sé stesso e la sua storia davanti a tutto il resto. Lei era un agente FBI e ora fa noiose remunerative ricerche private di background, accetta e si trovano entrambi a correre rischi mortali, L’Averla (uccello che attacca le prede alle spalle) trama nell’ombra.

Un altro ottimo noir di Michael Connelly

Il magnifico scrittore ex giornalista Michael Connelly (Filadelfia, 21 luglio 1956) abbandona di tanto in tanto l’eccelsa epopea Bosch (22 romanzi) e si concentra su altri protagonisti (sempre seriali, spesso intrecciati, quasi una quindicina di libri finora).

Questa volta vuol parlare anche delle dinamiche attuali del giornalismo e recupera il suo principale alter ego, il bravo reporter cocciuto e un po’ fissato, che cerca le verità nascoste e che scrive romanzi sulle proprie storie, ben conosciuti da altri personaggi e da milioni di lettori, questo è il terzo. Connelly ne sta già sceneggiando la trasposizione cinematografica.

Vediamo in diretta tutte le nuove frontiere digitali della professione, un mestiere che l’autore difende nel nome democratico della libertà e della giustizia (esplicitamente contro Trump):

“il giornalismo, in genere, consiste solo nel raccontare situazioni ed eventi di interesse pubblico. È raro che conduca alla caduta di un politico corrotto, al cambiamento di una legge o all’arresto di un violentatore. Quando questo accade, però, la soddisfazione è immensa.”

La struttura de La morte è il mio mestiere

La narrazione del noir La morte è il mio mestiere è in prima persona al passato, con prologo e brevi spezzoni in terza su L’Averla e un altro criminale.

Fair Warning (il titolo americano) significa “giusto avvertimento”, adempiere il duro giornalismo d’inchiesta in difesa dei consumatori, il sito e il relativo direttore esistono davvero.

L’incipit del primo romanzo con Jack (“Il Poeta”) è il titolo italiano di questo, il protagonista si guadagna la vita sul fatto che altri uccidano, resta sempre coinvolto in omicidi, ha imparato a sue spese a occuparsene e a scriverne. Raccogliamo pure molte notizie aggiornate sull’industria dei test genetici e del dna, incapace di governarsi da sola, ma attualmente poco o nulla dotata di una supervisione pubblica da parte del governo.

Scopriamo infine il movimento di pessimi maschi che odiano le donne nel dark web, dove imperversano pseudonimi e il vocabolario misogino degli inquietanti “incel” (involuntary celibate), involontariamente celibi o casti, che ce l’hanno con gli stessi “slayer”, uomini con vite sessuali normali. Vodka Martini per Jack, ovunque, con chiunque; Grace Kelly, By the Grave, come sigla finale del programma nel podcast.

Il libro

Michael Connelly
La morte è il mio mestiere
traduzione di Alfredo Colitto
Piemme, 2020

Valerio Calzolaio

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