Sabrina Caaciotto, Nell'azzurro senza bordo, Ali&no 2025

La poesia che nasce camminando: l’azzurro senza bordi di Sabrina Caciotto

C’è una poesia che non nasce in una stanza, ma all’aria aperta, mentre si cammina, mentre si ascolta il fruscio del vento o si osserva la danza fragile delle garzette sul lago. È la poesia di Sabrina Caciotto, raccolta nella silloge Nell’azzurro senza bordi (Ali&no). Un libro che invita chi legge a rallentare, a sostare, a farsi attraversare dal paesaggio fino a confondervisi.

La poetessa – umbra, nota anche con il nome d’arte Sabra Azul – vive e lavora sulle rive del Trasimeno, e non è un caso che proprio il lago diventi qui uno specchio d’anima, un luogo mentale e insieme reale dove l’azzurro, più che un colore, è una disposizione dello spirito.

Il colore come percezione

Nella postfazione, Giuseppe Moscati scrive che l’azzurro di questo libro è “più che altro l’azzurro di un sentire, di una disposizione dello spirito”. E davvero, leggendo questi versi, si ha l’impressione di entrare in un cromatismo emotivo in cui la parola poetica non descrive, ma ascolta il colore, lo lascia vibrare.

La poesia Controvento volano apre una finestra su questa percezione:

Controvento volano
le gabbianelle bianche
e le nere rondini

un film muto
col suono delle cicale
e il rumore fragoroso del vento
misto alle onde schiacciate sugli scogli scuri

Qui la realtà si frantuma in sensazioni pure. Il vento, le cicale, le onde non sono sfondo, ma suono del mondo, ritmo che muove i versi e li rende esperienza fisica.

Nell’azzurro senza bordi è poesia in cammino

In Nell’azzurro senza bordi la scrittura nasce dal movimento, ma restituisce quiete.

Camminando, l’autrice trova immagini che non sono contemplazione estetica, bensì forma di relazione con il reale: “la poesia obbliga a fermarsi, a rallentare”, scrive nei suoi appunti, e in effetti la lentezza è la vera misura di questo libro.

Niente pose liriche o compiacimenti romantici, come osserva Claudia Fofi nella sua nota: qui l’incanto non è facile. È un incanto attraversato dalla malinconia, una malinconia lucida, non nostalgica, che tinge ogni visione.

Candide spose
alla mensa d’Amore
danzano sulle rive d’erbacce e
ragnatele robuste

Nella poesia Candide spose, perfino un moscerino diventa acrobata metafisico, simbolo di un equilibrio precario tra leggerezza e caduta, tra grazia e finitudine. Tutto è immerso in un’atmosfera sospesa, “metallica”, come il lago che si fa specchio del cielo.

Un’eredità luminosa

Non sorprende che Caciotto riconosca come suo nume tutelare Sandro Penna, il poeta dell’azzurro per eccellenza. La stessa autrice scrive: “Se penso all’azzurro non posso evitare Sandro Penna”. Di lui riprende la capacità di vedere nel colore una gioia trattenuta, un’eco di silenzio che precede ogni parola. Come in Penna, anche qui il quotidiano si fa poesia: non per elevazione ma per attenzione.

Claudia Fofi definisce la lingua di Sabra Azul “cesellata, solida e riconoscibile”, e ha ragione: la voce poetica costruisce un azzurro nuovo, fatto di riflessi, sfumature, intimità domestiche e improvvise estasi di fronte alla natura. E come nota ancora Giuseppe Moscati, quel colore “non può avere bordo alcuno”, altrimenti non si intuirebbe “il sostrato metallico del lago” né “i segreti custoditi dalle nuvole”.

Nell’azzurro senza bordi, un invito a sentire

Leggere Nell’azzurro senza bordi significa imparare a guardare di nuovo, ma soprattutto a sentire un colore. È una poesia che chiede tempo, che non si lascia consumare in fretta. In un mondo che corre, i versi di Sabrina Caciotto ci invitano a restare: a osservare il lago, il cielo, il silenzio — e a riconoscere in quell’azzurro senza bordi una possibilità di pace.

Il libro

Sabrina Caciotto
Nell’azzurro senza bordi
Ali&no, 2025

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Natale Fioretto

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