Giornata del gatto nero
Il 17 novembre è la Giornata del gatto nero.

Giornata del gatto nero: i libri per superare le superstizioni sui gatti neri

Il 17 novembre si celebra la Giornata del gatto nero, nota anche come festa del gatto nero o Gatto nero day. Una giornata dedicata ai mici neri e contro tutte le superstizioni che lo riguardano.

Sappiamo, purtroppo, che i gatti neri sono stati sempre associati al male e agli spiriti maligni. E non si pensi che sia una qualche credenza solo dei tempi andati. Anche oggi in molti credono che il micio nero porti male. Stupidaggini, come è lampante. Ma i gatti neri ne pagano le conseguenze, perché spesso vengono maltratti e addirittura uccisi in nome di queste credenze.

Secondo Adriana Zarri: “i cristiani dovrebbero fare ammenda per la persecuzione medievale dei gatti neri, ritenuti incarnazioni del demonio”. Continua puoi nel suo libro La gatta Arcibalda e altre storie:

Nel Medio Evo i gatti, specie se neri, erano perseguitati (un uso che sopravvive fino a oggi quando, se un gatto nero ci attraversa la strada, dicono che porta male). Ma ritorniamo al Medio Evo. I gatti da perseguitare dovevano essere tutti neri. Se avevano una macchia di un altro colore si salvavano. E questa macchia che li salvava era detta “macchia della Madonna”.

Perché il 17 novembre è la Giornata del gatto nero

La data del 17 novembre è simbolica.

Il 17 è un numero che porta sfortuna (XVII in cifre romane è l’anagramma di VIXI, cioè «vissi» e ora non ci sono più). Novembre è poi un mese grigio e, complice la festa di Halloween, agli inizi di questo mese spesso molti gatti neri spariscono. Per questo motivo il 17 novembre è diventata la data della festa del gatto nero.

Un po’ come il 17 febbraio è la festa del gatto: il motivo del 17 è simile (solo che lì si pone l’accento sulle molte vite del gatto), ma le motivazioni della scelta del mese sono diverse.

Le principali superstizioni sui mici neri

La giornata del gatto nero è una ricorrenza nata per sfatare quelle credenze che vedono lo splendido animale come portatore di grandi sfortune.

In realtà, si tratta di convinzioni che giungono fino a noi dal passato: sarebbe dunque ora di considerarle sciocche superstizioni e – come tali – prive di alcun fondamento.

La caccia alle streghe

Sappiamo tutti, per esempio, che durante il Medioevo si scatenò una feroce caccia alle streghe; queste donne, per i più dotate di poteri occulti e legate a Satana, non potevano trovare compagno più adatto del gatto nero! Nero come il lutto o come il male, il felino si muoveva agilmente nel cuore della notte, dunque era di certo un emissario del diavolo…

Fu così che l’Inquisizione prese a mandare al rogo non soltanto le «streghe» ma anche i gatti neri: durante la festa di san Giovanni (24 giugno), nelle piazze di molti paesi si gettavano le povere bestiole vive su di una graticola lambita dal fuoco e dunque arroventata. Accanto vi si collocava un palo e ovviamente i gatti ci si arrampicavano fino in cima, terrorizzati, in cerca di scampo. Un’illusione, poiché le fiamme arrivavano fino a loro, mentre la gente esultava nella convinzione di scacciar via il maligno. Terribile, non è vero?

Se un gatto nero attraversa la strada…

Più indietro nel tempo, troviamo le origini di un’altra superstizione che ancora oggi è presente in non poche persone: il timore che qualcosa vada storto se un gatto nero attraversa la strada un attimo prima del nostro passaggio.

In realtà, tutto ciò appartiene al mondo degli antichi romani e ha una motivazione. In quell’epoca le strade erano percorse da carri trainati dai cavalli; trasportavano spesso otri di terracotta contenenti olio e vino, e ciò accadeva anche quando era calata la sera. Se un gatto nero attraversava la strada al buio, il cavallo non lo notava e trovandoselo all’improvviso davanti poteva imbizzarrirsi o, purtroppo, anche calpestarlo! Frequente, in questi casi era la perdita del prezioso carico causata dal rovesciamento del carro. Ebbene, oggi le merci le portiamo su camion e furgoni, dunque non sarebbe ora di smetterla di tremare o di cambiar strada se un micio nero ci si para davanti? Preoccupiamoci piuttosto di non investirlo…

Il gatto nero porta sfortuna?

Forse non tutti sanno come i gatti neri siano giunti in Europa. Li portarono i pirati, che pare li tenessero sulle navi per uccidere i topi. Naturalmente, quando la nave arrivava in un porto, ai gatti non pareva vero di andare a curiosare sulla terra ferma, dunque gli abitanti delle zone costiere – nel vedere arrivare in paese dei gatti neri – si allarmavano, comprendendo che erano arrivati i pirati. Per loro di certo l’incontro con un gatto nero rappresentava una grande sfortuna! Ma… noi che c’entriamo?

Come potete vedere, le origini delle superstizioni legate ai gatti neri appartengono a tempi fin troppo lontani da noi: è finita la caccia alle streghe, non ci attaccano i pirati, le nostre strade sono illuminate da lampioni.

Sei libri sui gatti neri

Il gatto nero in Italia, e non solo, non è ben visto. Anche oggi in cui gatti e gattini spopolano sui social network, il gatto nero ancora è considerato portatore di sfortuna da parte di diverse persone. Si sarebbe portati a credere che negli anni Duemila queste cose non dovrebbero più accadere, invece, purtroppo, succedono.

Per conoscere meglio questi splendidi animali e celebrare la festa del gatto nero vi proponiamo alcuni libri sul gatto nero. Sappiamo bene che solo conoscendo possiamo abbattere i pregiudizi.

Edgar Allan Poe, Il gatto nero

Probabilmente è il racconto più famoso sui gatti neri che diventano simbolo di una ossessione e, anche dall’aldilà riescono a vendicarsi di chi fa loro del male. Il gatto nero di Edgar Allan Poe vide la luce nel 1843 ed è diventato uno dei suoi testi più famosi. Pur rimanendo fermo nell’immaginario collettivo del gatto nero che porta sfortuna, si tratta di un racconto da leggere.

Gwen Cooper, Omero gatto nero

La storia di un gattino nero che tutti davano per spacciato e che invece diventa un leone. Abbandonato a due settimane di vita e cieco viene adottato da Gwen Cooper che mai avrebbe pensato che un giorno il micino indifeso sarebbe diventato una vera forza della natura.

La cecità non gli crea nessun problema e Omero, il gatto nero, non solo riesce a sopravvivere per giorni in un appartamento nei pressi delle Torri Gemelle dopo l’attentato del 2001, ma mette in salvo la sua umana spaventando un intruso penetrato in casa durante la notte.

Marina Alberghini, All’ombra del gatto nero

Forse il gatto nero è l’animale non umano più amato e allo stesso tempo più odiato del mondo. C’è chi l’ha visto come dio supremo e chi come demone, chi l’ha considerato un amico e chi un traditore, chi un compagno di meditazione e chi come incarnazione del male. È stato protagonista di affascinanti e misteriose leggende, come anche vittima di persecuzione.

Marina Alberghini in questo libro racconta l’incontro del gatto nero con vari personaggi famosi.

Evghenios Trivizàs, L’ultimo gatto nero

Tutte le sciagure degli uomini sono colpa dei gatti neri. Così almeno sostiene il “Circolo dei Superstiziosi” che decide di sterminare tutti i mici, sia neri che colorati. Gli iscritti al Circolo iniziano così a uccidere i gatti e quasi ci riescono. Ma mai sottovalutare i gatti, quelli neri soprattutto.

Dopo una serie di colpi di scena a essere sconfitti, alla fine, sono proprio i cacciatori. Perché il problema non è il «diverso» ma la superstizione come anche la paura irrazionale di chi ha un colore della pelliccia diverso.

Silvia Borando, Gatto nero, gatta bianca

Un libro per i più piccoli, dai tre anni in su. Cosa succede se un gatto tutto nero (che esce solo di giorno) e una tutta bianca (che esce solo di notte) a un certo punto si incontrano?

Eleonora Piraino – Vito Consoli – Dario Capizzi, Elogio del gatto nero. Elogio del topo bianco

I gatti neri e i topini bianchi sono accomunati dal fatto di essere reietti. Il primo per via di stupide credenze, i secondi perché vengono usati nei laboratori.

Foto | Сергей Быковский via Pixabay

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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