Romanzi di Umberto Eco
Romanzi di Umberto Eco

I sette romanzi di Umberto Eco

L’eredità che Umberto Eco ci ha lasciato è enorme. Una vastissima produzione di testi, tra cui anche diversi libri per l’infanzia (La bomba e il generale – 1966; I tre cosmonauti – 1966; Gli gnomi di Gnu – 1992; Tre racconti – 2004; La storia de “I promessi sposi” – 2010) e sette romanzi.

Potrebbe essere una buona idea quella di riprendere in mano i romanzi di Umberto Eco e leggerli (o rileggerli) .

I romanzi di Umberto Eco

Un romanzo di Umberto Eco è celeberrimo: parliamo de Il nome della rosa. Ma tra i libri di Umberto Eco i romanzi in tutto sono sette. Scopriamoli insieme.

Il nome della rosa (1980)

Umberto Eco ha detto di odiare questo libro e l’ha definito come il suo peggiore romanzo. Ma i lettori e la critica sono del parere opposto.

Il nome della rosa è ambientato nel novembre del 1327. Il novizio Adso da Melk accompagna in un’abbazia dell’alta Italia frate Guglielmo da Baskerville, ex inquisitore, amico di Guglielmo di Occam e di Marsilio da Padova. Guglielmo si trova a dover dipanare una serie di misteriosi delitti che insanguinano una biblioteca labirintica e inaccessibile.

Per risolvere il caso, Guglielmo dovrà decifrare indizi di ogni genere, dal comportamento dei santi a quello degli eretici, dalle scritture negromantiche al linguaggio delle erbe, da manoscritti in lingue ignote alle mosse diplomatiche degli uomini di potere. La soluzione arriverà, forse troppo tardi, in termini di giorni, forse troppo presto, in termini di secoli.

Il pendolo di Foucault (1988)

Un libro che, come il pendolo, va avanti e indietro nel tempo. Dall’inizio degli anni sessanta al 1984 tra una casa editrice milanese e un museo parigino dove è esposto il pendolo di Foucault. Dal 1943 al 1945 in un paesino tra Langhe e Monferrato. Tra il 1344 e il 2000 lungo il percorso del piano dei Templari e dei Rosa-Croce per la conquista del mondo. E ancora la notte del 23 giugno 1984 nella garitta della statua della Libertà al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi, per continuare la la notte tra il 26 e il 27 giugno dello stesso anno nella stessa casa di campagna che Jacopo Belbo, il protagonista, ha ereditato da suo zio Carlo, mentre Pim rievoca le sequenze temporali di cui si è detto sopra.

L’isola del giorno prima (1994)

Nell’estate del 1643 un giovane piemontese naufraga, nei mari del sud, su di una nave deserta. Di fronte a lui un’Isola che non può raggiungere. Intorno a lui un ambiente apparentemente accogliente.

Solo, su un mare sconosciuto, Roberto de la Grive vede per la prima volta in vita sua cieli, acque, uccelli, piante, pesci e coralli che non sa come nominare.

Scrive lettere d’amore, attraverso le quali si indovina la sua storia. Una lenta e traumatica iniziazione al mondo seicentesco della nuova scienza, della ragion di stato, di un cosmo in cui la terra non è più al centro dell’universo.

Roberto vive la sua vicenda tutta giocata sulla memoria e sull’attesa di approdare a un’Isola che non è lontana solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Baudolino (2000)

Baudolino, piccolo contadino piemontese fantasioso e bugiardo, conquista Federico Barbarossa e ne diventa figlio adottivo. Il nostrao affabula e inventa ma, quasi per miracolo, tutto quello che immagina, produce Storia. Così, tra le altre cose, costruisce la mitica lettera del Prete Gianni, che prometteva all’Occidente un regno favoloso, nel lontano Oriente, governato da un re cristiano.

Romanzo storico in cui emergono in germe i problemi dell’Italia contemporanea.

La misteriosa fiamma della regina Loana (2004)

Yambo si risveglia, dopo un incidente che gli ha fatto perdere la memoria. Accompagnandolo nel lento recupero di se stesso, la moglie lo convince a tornare nella casa di campagna dove ha conservato i libri letti da ragazzo, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora.

Così in un immenso solaio tra Langhe e Monferrato, Yambo rivive la storia della propria generazione, tra Giovinezza e Pippo non lo sa, tra Mussolini, Salgari, Flash Gordon e i suoi temi scolastici di piccolo balilla. Si arresta di fronte a due vuoti ancora nebbiosi, le tracce di un’esperienza forse atroce vissuta negli anni della Resistenza e l’immagine di una ragazza amata a sedici anni.

Il cimitero di Praga (2010)

Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina. E ancora: un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca. Come anche la crescita di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion, che ispirerà a Hitler i campi di sterminio. Gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella. Un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell’assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere.

Numero zero (2015)

Numero zero è l’ultimo dei romanzi di Umberto Eco (e anche quello che ci è piaciuto di meno).

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore.

Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori.

E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano.

Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven.

Foto | Di Università Reggio Calabria [GFDL o CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

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Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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