Umberto Eco
Umberto Eco (1932-2016)

30 belle frasi di Umberto Eco

Umberto Eco (1932-2016) è stato uno dei più grandi intellettuali italiani e il suo lascito è enorme, tanto per la cultura italiana che per quella di tutto il mondo.

Trenta frasi di Umberto Eco

Florilegi con sue frasi ce ne sono dappertutto in rete e noi vi proponiamo il nostro: trenta frasi di Umberto Eco che riteniamo molto interessanti e profonde, per proseguire la riflessione a seconda della propria sensibilità.

Citazioni e frasi del Maestro

  • Anche una guerra santa è una guerra. Per questo forse non dovrebbero esserci guerre sante.
  • Chi non legge, a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.
  • Ciascuno di noi ogni tanto è cretino, imbecille, stupido o matto. Diciamo che la persona normale è quella che mescola in misura ragionevole tutte queste componenti, questi tipi ideali.
  • Cosa è il leghismo se non la storia di un movimento che non legge?
  • Democrazia è anche accettare una dose sopportabile di ingiustizia per evitare ingiustizie maggiori.
  • È bello qualcosa che, se fosse nostro, ci rallegrerebbe, ma che rimane tale anche se appartiene a qualcun altro.
  • I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare.
  • Il comico e l’umorismo sono il modo in cui l’uomo cerca di rendere accettabile l’idea insopportabile della propria morte o di architettare l’unica vendetta che gli è possibile contro il destino o gli dei che lo vogliono mortale.
  • Il grande problema della scuola oggi è insegnare ai giovani a filtrare le informazioni di Internet, cosa di cui non sono però capaci neppure i professori, perché sono neofiti in questo campo.
  • Io ho il diritto di scegliere la mia morte per il bene degli altri.
  • L’italiano è infido, bugiardo, vile, traditore, si trova più a suo agio col pugnale che con la spada, meglio col veleno che col farmaco, viscido nella trattativa, coerente solo nel cambiar bandiera a ogni vento.
  • L’opera d’arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante.
  • La decadenza dei costumi non sta in ciò che fanno Lady D e l’amante, ma nel fatto che i lettori paghino per farselo raccontare.
  • La domanda fondamentale della filosofia è la stessa di quella di un romanzo giallo: chi è il colpevole?
  • La televisione dà la cultura a chi non ce l’ha e la toglie a chi ce l’ha.
  • Le opere letterarie ci invitano alla libertà dell’interpretazione, perché ci propongono un discorso dai molti piani di lettura e ci pongono di fronte alle ambiguità e del linguaggio e della vita.
  • Leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensità delle cose che sono accadute e accadono e accadranno nel mondo reale. Leggendo romanzi sfuggiamo all’angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale.
  • Lo stupido può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni sbagliate.
  • Ma poi mi rendo conto che il problema della Stupidità ha la stessa valenza metafisica del problema del Male, anzi di più: perché si può persino pensare (gnosticamente) che il male si annidi come possibilità rimossa del seno stesso della Divinità; ma la Divinità non può ospitare e concepire la Stupidità, e pertanto la sola presenza degli stupidi nel Cosmo potrebbe testimoniare della Morte di Dio.
  • Mentre un saggio tende ad arrivare a delle conclusioni, un romanzo mette in scena le contraddizioni.
  • Non credo che Benedetto XVI sia un grande filosofo, né un grande teologo, anche se generalmente viene rappresentato come tale. Le sue polemiche, la sua lotta contro il relativismo sono, a mio avviso, semplicemente molto grossolane, nemmeno uno studente della scuola dell’obbligo le formulerebbe come lui. La sua formazione filosofica è estremamente debole.
  • Oggi per controbattere un’accusa non è necessario provare il contrario, basta delegittimare l’accusatore.
  • Per me l’uomo colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve.
  • Quando scrivi un libro non hai il controllo su quello che gli altri capiranno.
  • Questo è il bello dell’anarchia di Internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza.
  • Se Dio esistesse, sarebbe una biblioteca.
  • Si possono dire le cose sbagliate, basta che le ragioni siano giuste.
  • Un narratore non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni
  • Una delle prime e più nobili funzioni delle cose poco serie è quella di gettare un’ombra di diffidenza sulle cose troppo serie.
  • Uno dei malintesi che dominano la nozione di biblioteca è che si vada in biblioteca per cercare un libro di cui si conosce il titolo. In verità accade sovente di andare in biblioteca perché si vuole un libro di cui si conosce il titolo, ma la principale funzione della biblioteca, almeno la funzione della biblioteca di casa mia e di qualsiasi amico che possiamo andare a visitare, è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l’esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi.

Foto | Facebook

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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