Pindaro e i voli pindarici
Pindaro e i voli pindarici

Cosa sono i voli pindarici?

Probabilmente vi sarà capitato di sentire l’espressione voli pindarici. Un esempio? “X fa tanti voli pindarici quando parla”. Cosa vuol dire questa espressione? Come si intuisce facilmente ha a che fare con un tal Pindaro che, nel caso specifico, è un porta lirico greco, vissuto tra il 518 e il 438 a. C.

Fare voli pindarici

Con la locuzione volo pindarico si intende quando in un discorso (sia scritto che parlato) si passa da un argomento all’altro con tanta disinvoltura e, soprattutto, senza che ci sia alcun legame (apparente) tra gli argomenti affrontati. Di fatto, chi compie voli pindarici salta i passaggi logici intermedi e presenta solo le conclusioni.

Un esempio pratico

Un esempio di voli pindarici è dato da una celebre barzelletta su un prete che il giorno della festa di san Giuseppe tenne la seguente omelia: “Oggi è la festa di san Giuseppe. San Giuseppe era un falegname. I confessionali sono fatti dai falegnami, quindi oggi parliamo della confessione”. In questo caso i passaggi logici sono tutti esplicitati. Se il discorso fosse stato: “Oggi è la festa di san Giuseppe e allora parliamo della confessione” ecco che ci saremmo trovati dinanzi a un perfetto volo pindarico.

Voli pindarici possono essere anche quelle digressioni, molto ardite, dall’argomento principale. Capita di ascoltarne se frequentate conferenze, ma anche di leggerne in alcuni libri in cui si va a finire di qualcosa che non c’entra un bel nulla con l’argomento principali. In questi casi, solitamente si ritorna a parlare dell’argomento principale dicendo (o scrivendo): “Ma torniamo al nostro argomento”.

Due significati di voli pindarici

Riassumendo, con voli pindarici si possono intendere due cose:

  1. lunga digressione su argomento poco o affatto inerenti all’originale oggetto del discorso o dello scritto;
  2. salto, brusco, tra due argomenti che hanno in comune poco o nulla (per la serie: “saltare di palo in frasca”).

Il secondo significato è quello più vicino al senso originale dell’espressione dal momento che Pindaro era noto per gli scatti logici improvvisi che c’erano nelle sue poesie.

Chi era Pindaro?

Come detto, Pindaro è stato un poeta lirico greco, nato a Tebe verso il 522 a. C. e poi morto ad Argo all’incirca nel 442 a.C. È stato tra i maggiori esponenti della lirica corale ma di lui ci resta ben poco. A noi sono giunti solo i suoi canti epinici, scritti e musicati in onore dei vincitori dei giochi nazionali di Olimpia, Delfo, Nemea e dell’istmo di Corinto. Oltre a questi, abbiamo qualche frammento di altre sue opere.

Tra le sue citazioni una ci piace particolarmente (e no, non è un volo pindarico!). Eccola:

Non ogni verità è bene che sveli sicura il suo volto; e spesso il silenzio è per l’uomo il miglior proposito.

Foto | Di Engraver Michael Burghers (Google Books) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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