Il prigioniero americano

Il prigioniero americano: una storia che ci appartiene

Il prigioniero americano (Fandango Libri) scritto da Giovanni Dozzini, interessante autore più volte premiato perché voce che emerge dal coro, è un romanzo difficile da recensire dal momento che lascia senza parole, così come accade davanti a una scoperta che ci resta addosso e che ci fa pensare a lungo.

Il prigioniero americano

Potrebbe essere una storia di guerra – e in realtà lo è. Ma è anche, o soprattutto, vita vissuta, umanità, e con lo scorrere della narrazione i personaggi che ne fanno parte si riversano nel nostro quotidiano dandoci la possibilità di conoscere la loro vita, le paure o le speranze, la ricerca di ciò che è giusto e che ingiustamente gli viene negato.

Nessun inferno è uguale a quello degli altri, ognuno aveva il proprio inferno personale che bruciava pronto ad aspettarlo. Il mio è già arrivato, pensò Maria. D’ora in avanti non avrebbe smesso di ardere per un solo istante.

I protagonisti de Il prigioniero americano

I protagonisti principali della storia sono il console degli Stati Uniti d’America Walter Orebaugh e Maria Keller, ballerina ungherese di tip-tap che conosce oramai tutto il Mediterraneo.

Il destino, dopo aver loro rivoltato le carte, li fa incrociare proprio sui monti di Perugia. L’uomo, arrestato nel 1942, finisce dopo varie peripezie confinato in Umbria. La donna viene imprigionata con l’accusa di spionaggio e rinchiusa proprio nel carcere della stessa città umbra. Entrambi, anche se in momenti diversi, riescono a fuggire e a unirsi ai partigiani. La loro storia, nonché quella degli altri protagonisti del romanzo (i quali non ci appaiono come secondari o comprimari) è, in realtà, un pezzo fondamentale della Resistenza, una finestra spalancata su uomini e donne, sul loro vissuto, su quella voglia di cambiare le cose che se così prepotente le cose le cambia davvero.

In guerra per ottenere la pace

L’arco di tempo in cui tutto si svolge va dalla fine del 1942 alla prima metà del 1944. È, del resto, come abbiamo detto, una storia di guerra nella quale i protagonisti anelano la pace e combattono per ottenerla. I luoghi interessati fanno parte del territorio montano intorno a Perugia, Pietralunga, l’Appennino Centrale.

Una storia “locale” per il perugino scrittore e giornalista, che ha compiuto ricerche certosine, studiato nel dettaglio la geografia del territorio, approfondito le vicende di coloro che hanno fatto la storia e abbracciato, per esempio, gli ideali della Brigata Faustino.

Il prigioniero americano ovvero raccontare la realtà

La Resistenza è animo che non si piega, è difesa del diritto alla libertà, è opposizione all’ingiustizia. Lo sa bene Giovanni Dozzini, che con Il prigioniero americano aiuta a non dimenticarla. Per farlo racconta una storia in cui uomini e donne hanno gli stessi nomi di coloro che questa storia l’hanno abitata nella realtà. Ovvero, il romanzo e la realtà tra queste pagine si fondono, restituendo alla finzione la possibilità di non mentire al lettore, romanzando una storia vera e restituendo la voce ai protagonisti che non ci sono più per raccontarla.

Il coraggio o il dubbio: facce di una stessa medaglia

Le facce del popolo, il vento di Perugia, le terre da attraversare, creste e sentieri, proiettili che saettano nell’aria, sentirsi soli a improvvisare una guerra, dubitare di colei che infonde coraggio agli uomini, o credere in qualcosa senza sapere dove porterà…

Ne ho abbastanza di camminare. Invece mi piacerebbe molto capire a chi devo sparare e dove. Sempre che mi sia rimasto qualche dito attaccato alla mano.

La bellezza di una malinconia che non ci lascia

Avvince, Il prigioniero americano. Ed è bravissimo Dozzini a mettere insieme tanto materiale, entrando nell’animo degli uomini e donne di cui racconta con efficacia tale da insinuare in noi che la leggiamo una strana malinconia, un coinvolgimento che non ci aspettavamo.

La malinconia era il modo in cui si inceppava l’umore degli uomini quando le cose che gli erano accadute cominciavano a essere troppe. Era anche un modo di essere vivi, però. Nella malinconia albergava la speranza, perlomeno quella di tornare a immaginarsi come si era stati una volta.

E noi siamo felici di questa lettura, che ci offre la possibilità di non dimenticare proprio come si è stati una volta. Perché a quella volta lì apparteniamo un po’ tutti.

Il libro

Giovanni Dozzini
Il prigioniero americano
Fandango Libri, 2023

Susanna Trossero

Susanna Trossero

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.

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