Va', metti una sentinella

Va’, metti una sentinella: il sequel de Il buio oltre la siepe

Va’, metti una sentinella è il dono che il premio Pulitzer Harper Lee ha fatto al suo vasto pubblico di lettori. Dopo ben cinquantacinque anni dal suo grande successo letterario Il buio oltre la siepe ecco questo secondo romanzo che funge da sequel (anche se è stato scritto prima), restituendoci gli stessi personaggi della famosa e premiata storia precedente.

Va’, metti una sentinella

Sono passati vent’anni, Scout è oramai ventiseienne, vive a New York, e torna nel profondo sud – a Maycomb, Alabama – laddove ha trascorso la sua infanzia. L’idea è quella di far visita a suo padre, Atticus, rivedere i suoi zii, passare un po’ di tempo con il suo amico Henry (a dire il vero, qualcosa di più di una semplice amicizia li lega), il quale lavora proprio nello studio d’avvocato di Atticus e ne segue le orme. Insomma, una vacanza in famiglia.

Nessuno è perfetto

In realtà, la vacanza si trasforma in qualcosa di molto più profondo e doloroso. Siamo negli anni cinquanta, tempo del Klu Klux Klan, del razzismo e delle discriminazioni. Se il libro precedente ci ha mostrato un Atticus tutto d’un pezzo, che vede uomini e non “colori”, qui Scout scopre che nessuno è perfetto e incontra insieme a noi lettori i limiti delle persone che più ha vicine. Per restare in tema, niente più è bianco o nero. Non necessariamente risultano accettabili le sfumature che i protagonisti della storia adottano per barcamenarsi in un contesto sociale complicato. Né a noi, né a Scout.

Ripercorrendo gli anni della sua infanzia, ricordando il compianto fratello Jem, sentendosi attratta da Henry e allo stesso tempo restia a voler concedere a lui la sua anima, Jean Louise Finch riceve dalle persone che più ama e dal luogo natio una sorta di nuova educazione alla vita che la sconcerta e destabilizza, che rifiuta con sdegno…

Cieca, ecco quello che sono. Non ho mai aperto gli occhi. Non ho mai pensato di guardare nel cuore della gente, la guardavo solo in faccia. Cieca come una talpa… Ho bisogno di una sentinella che mi guidi e dica ciò che vede ora per ora. Ho bisogno di una sentinella che mi dica: questo è ciò che un uomo dice, ma questo è ciò che pensa, che tiri una riga nel mezzo e dica: qui c’è questa ingiustizia e là c’è quella giustizia, e mi faccia capire la differenza.

Il confronto tra i due romanzi di Harper Lee

Il romanzo, pubblicato in Italia da Feltrinelli, ha suscitato qualche polemica per il suo sorprendente contenuto di certo meno aperto di quello precedente.

Il buio oltre la siepe – testo utilizzato nelle scuole americane per il grande esempio di civiltà che contiene –- ci fa innamorare di Atticus. È un uomo tutto d’un pezzo che vede gli esseri umani e non il colore della loro pelle, che combatte le discriminazioni razziali e non le comprende. In questo nuovo romanzo, tuttavia, le vive con naturalezza. Non mostra sdegno per la grettezza di un paese di provincia limitato e riesce addirittura a trovare motivazioni plausibili alle discriminazioni (mai però alla violenza), definendo la popolazione di colore incapace – almeno in quegli anni – di prendere parte attiva nella società, poiché ancora arretrata intellettualmente. “Sono ancora in uno stato infantile”, dice a sua figlia. E altre sono le frasi che leggerete e che vi disturberanno.

“Ho bisogno di una sentinella – dice Scout amareggiata – che vada avanti e proclami a tutti loro che ventisei anni sono troppi per dire abbiamo scherzato, per divertente che sia.”

Raccontare le discriminazioni razziali

Tuttavia, ci sentiamo di spezzare una consistente lancia in favore della scelta inaspettata dell’autrice che – negli Stati Uniti – ha ricevuto nel 2007 la Medaglia presidenziale della libertà. Harper Lee, con la sua indiscussa capacità narrativa, mostra di conoscere i limiti umani e cerca di spiegare al lettore – attraverso le parole di Atticus e di suo fratello – quali possano essere le ragioni e le logiche di quei tempi, seppur discutibili. Vi è, nelle spiegazioni di Atticus a sua figlia, una sorprendente lucidità. Una tesi che quasi confonde poiché vi si trova – comunque – saggezza, al di là di ogni punto di vista.

Insomma, l’autrice anche stavolta, offre al panorama letterario una perla i cui contenuti non favoriscono le discriminazioni razziali – come molti di certo penseranno – bensì le raccontano, le approfondiscono, scavando in profondità nella mentalità dei suoi protagonisti e definendo al meglio il loro tempo. Perché, non dimentichiamolo, anche Atticus – del quale facilmente ci si innamora – è soltanto un uomo.

Perché leggere Va’, metti una sentinella di Harper Lee

Una confermata e indiscussa capacità narrativa, un romanzo in cui i personaggi sono vivi, ben delineati. Passaggi impregnati di delicato umorismo e brani intrisi di passione si alternano, rendendo la lettura scorrevole. Il contenuto è in grado di coinvolgere appieno, suscitando emozioni contrastanti.

Troviamo la prima parte un po’ lenta, e a causa di ciò il romanzo tarda a decollare o a coinvolgere, incuriosire. Naturalmente, invitiamo il lettore a superare quella apparente calma piatta per raggiungere il cuore della storia. Ne vale la pena.

Il libro

Harper Lee
Va’, metti una sentinella
traduzione di Vincenzo Mantovani
Feltrinelli, 2015

Susanna Trossero

Susanna Trossero

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.

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