La marcia su Roma

Claudio Fracassi ripercorre in maniera documentata la marcia su Roma

Italia. Prima e durante il 1922, un secolo fa.

Il 31 ottobre 1922 il re Vittorio Emanuele III chiamò a presiedere il governo Benito Mussolini, giovane e apparentemente energico parlamentare di Milano, che guidava un piccolo partito di 35 deputati (su 535 della Camera).

La marcia su Roma

Claudio Fracassi, La marcia su Roma. 1922. Mussolini, il bluff, il mito

Pochi giorni prima si era svolto un raduno nella capitale italiana di molte migliaia di militanti fascisti (alcuni armati), definito solennemente dai suoi promotori “Marcia su Roma”. Stava iniziando il ventennio della dittatura fascista.

Nel corso del tempo menzogne e inesattezze storiche hanno fatto sedimentare un diffuso senso comune su quel raduno precario e dilettantesco che ha preso il posto della realtà.

Vale allora la pena esplorare a fondo cosa successe in quei giorni attraverso i drammi, le violenze, gli intrighi e gli innegabili aspetti farseschi.

Mussolini, il bluff, il mito

Trentanove milioni di italiani vissero da lontano e probabilmente con curiosità quell’ennesima crisi di governo e la sua conclusione mussoliniana, constatando un’ampia e soddisfatta approvazione di Sua Maestà da parte di pressoché tutta la classe dirigente economica e culturale e della stampa più influente.

Parte di loro assistettero, in alcune località del centro-nord, al passaggio o alla partenza di gruppi di squadristi armati, che improvvisavano comizi o cercavano addirittura, non sempre con successo, di occupare temporaneamente le sedi istituzionali locali.

Pochi ebbero davvero motivo per rendersi che non si trattava soltanto dell’imprevisto ma rassicurante lieto fine di un’ulteriore turbolenza politica. La vicenda costituzionale italiana stava per subire una cesura, nasceva un regime violento e oppressivo.

Teniamo precisamente e sommamente a monito le premesse e gli eventi, evitiamo le trasfigurazioni della menzogna in mito e della politica in spettacolo.

Lo studio di Claudio Fracassi

Il giornalista e scrittore italiano Claudio Fracassi (Milano, 1940), già direttore del quotidiano Paese Sera e del settimanale Avvenimenti, ripercorre con meticolosa documentata attenzione un passaggio cruciale della storia italiana, ciò che accadde e ciò che non accadde, mettendo in esergo proprio una chiarificatrice frase di Oscar Wilde:

Fornire una descrizione accurata di ciò che non è mai accaduto non è soltanto il compito che spetta allo storico ma il privilegio inalienabile di ogni uomo di cultura.

La struttura del saggio La marcia su Roma

La narrazione prende avvio dal 1919, articolandosi in ventidue capitoli prima del (triste) epilogo, con un procedere cronologico: tante informazioni sul contesto economico-sociale; comunicati e note ufficiali; citazioni di diari, discorsi, giornali, telefonate intercettate; ricostruzioni e testimonianze dell’epoca; retroscena e ulteriori riferimenti di testi storici. Vi sono poi due ricchissime appendici di documenti e di note.

Pochi compresero davvero cosa stava accadendo. O fecero finta (per interesse) di non intenderlo.

In tutta la classe dirigente europea (e innanzitutto italiana) si stentò a lungo a esaminare e a capire la prassi e l’ideologia fasciste: l’uso della violenza teorizzato e sistematico da una parte, il legame organico (non solo propagandistico) con la borghesia del denaro e degli affari dall’altra.

Anche la sinistra politica italiana (con poche eccezioni) visse la “Marcia” come una bega rumorosa e deplorevole del mondo padronale, limitandosi alla sgradevole impressione dell’intrigo e dell’impotenza.

Si videro solo poi le dimensioni epocali dell’incarico a Mussolini, prologo alla dittatura e, più tardi, alla guerra. Bene: facciamoci mente locale, sono trascorsi appena cento anni.

Il libro

Claudio Fracassi
La marcia su Roma. 1922. Mussolini, il bluff, il mito
Mursia, 2021

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio

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