Copertina del romanzo Le mosche d'oro di Anna Banti

Due vite allo specchio nell’Europa inquieta di Anna Banti

Le mosche d’oro (1962), benché guardato sempre un po’ in tralice dalla sua autrice, rimane il libro di maggior successo di Anna Banti. Un nome senza ombra di dubbio di primaria importanza delle nostre lettere, ma che nel corso della sua lunga e ponderata carriera stentò sempre con le vendite, tanto da entrare poi in aspra polemica con la sua stessa casa editrice (ma questa non è certo la sede per affrontare problematiche così private e spinose).

Le mosche d’oro, lo diciamo subito, è un romanzo coraggioso, chiamato a rovesciare i ruoli di genere, a rimescolare le carte dei suoi protagonisti, a scambiare spavaldamente e senza falsi pudori le loro posizioni.

Le mosche d’oro

Siamo a Parigi nel secondo dopoguerra dove Libero, un giovane pittore italiano di umili origini, viene abbandonato, insieme con il figlio di pochi mesi, dalla bella e ricca Denise, una francese in fuga dal suo ambiente, ma già stanca di quella vita troppo bohémien. Così da quel giorno di fine estate, mentre il cielo si smalta d’azzurro e le prime foglie cadono ai piedi della Tour Eiffel, le vite dei due giovani prendono strade diametralmente opposte.

Libero col bambino rientra in Toscana e Denise, tornata alla sua vita borghese, rivela, invece, tutta la sua fragilità di porcellana (il disamore della madre le prosciugherà a poco a poco l’anima), inanellando una serie di amori sbagliati o impossibili, in primis quello per un giovane omosessuale. L’unico uomo che la ragazza amerà mai, ma con il quale ogni sogno di felicità le è eternamente precluso.

Il destino, tuttavia, sembra non essere ancora pago, così con un colpo di scena più o meno inaspettato Libero e Denise a distanza di alcuni anni si incontrano per caso a Venezia. Denise, dopo diversi tentativi di suicidio, appare sempre più come uno spettro farneticante, a un solo passo dalla completa disintegrazione psichica, mentre Libero, che ha nel frattempo ripreso in mano tela e pennello, comprende, dopo un serrato confronto con se stesso (e quella giovane donna ormai folle e spezzata), di non avere mai smesso di amarla.

Il libro

Anna Banti
Le mosche d’oro
Mondadori, 1962

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Giorgio Podestà

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