Cormac McCarthy

Se n’è andato Cormac McCarthy, uno degli scrittori “invisibili”

Lo aveva detto e scritto in un libro, consegnandolo perciò all’eternità. Non è un paese per vecchi, divenuto poi un film da Oscar nel 2005 grazie alla regia dei Fratelli Cohen, una consacrazione, per lui, andata oltre la fama, un po’ troppo ingiustamente confinata in patria. E così a novant’anni, prima di diventare davvero vecchio, Cormac McCarthy, autore di bestseller come La strada, vincitore del Premio Pulitzer, ha “tolto il disturbo” con discrezione e in silenzio. Come solo poteva fare uno scrittore “invisibile”. Così era chiamato assieme a Salinger e Pynchon, tutti e tre poco inclini a frequentare la mondanità del mondo letterario, come ci si aspetterebbe da autori di grido.

Gli scrittori non li capisco molto – diceva – soprattutto non mi piacciono quelli che non affrontano grandi temi come quello della vita e della morte, ad esempio Proust o Henry James.

I libri di Cormac McCarthy

McCormack preferiva di gran lunga la compagnia degli scienziati. Come il grande amico Murray Glenn Mann, fondatore del Santa Fe Institute, organizzazione scientifica interdisciplinare cui sono andati i proventi della vendita della sua mitica Olivetti Lettera 32, battuta all’asta da Christie’s nel 2009 per 254mila dollari, oltre dieci volte il suo valore, considerando che l’aveva acquistata per 50 al banco dei pegni di Knoxville circa quarantacinque anni prima. Sui suoi tasti impresse circa cinque milioni di parole, dal romanzo d’esordio, Il guardiano del frutteto, fino appunto, a La strada pubblicato nel 2006.

Il guardiano del frutteto

Il primo uscì nel 1965 per la casa editrice Random House e in effetti più o meno a caso McCarthy l’aveva scelta, raccontando più volte, in seguito, che era l’unica che avesse mai sentito nominare. Fu un matrimonio longevo e duraturo, quello con Albert Erskine, già editor di Faulkner, che gli rimase accanto trent’anni.

Siamo negli anni del proibizionismo tra le due guerre, in un sobborgo di Knoxville. Qui s’incrociano le vite e i destini di tre personaggi loro malgrado legati dalla morte misteriosa di un quarto. Un legame di cui nessuno verrà mai a conoscenza.

La strada

La strada, invece, è un romanzo che la critica ha definito post-apocalittico. McCarthy ha affermato essergli stato ispirato dall’esperienza di essere diventato padre in tarda età: un padre e un figlio – appunto! – camminano lungo una strada, unici superstiti di chissà quale non meglio specificata catastrofe. Lottano giorno per giorno per il cibo contro il mondo animale (quello sì, sopravvissuto, dettaglio che strizza l’occhio alla tematica ecologista). Con il ricordo della moglie e madre dei due, morta suicida per evitare una vita e un mondo come quello in cui, malgrado tutto, il piccolo dimostra di nutrire speranza.

Il buio fuori

Dopo il Tennessee, per McCarthy due anni in Alaska sotto le armi e una lunga esperienza in Europa. Qui – precisamente da Ibiza – diede alle stampe il suo secondo romanzo, Il buio fuori, storia di due fratelli che prende le mosse da un bambino abbandonato nel bosco, frutto di un incesto tra i due.

Culla e Rinthy – questi i nomi dei due protagonisti – sono le due facce dell’animo umano, qui indagato nelle sue pieghe più oscure e animalesche. Un animo che si muove in un mondo non illuminato da alcun Dio, e concretizzato in una campagna buia e ostile.

Meridiano di sangue

Curiose le etichette affibbiategli dalla critica letteraria contemporanea. Oltre a quella di “invisibile”, anche “uno dei fantastici quattro a stelle e strisce”, espressione con cui veniva affiancato ancora una volta a Pynchon, ma anche a Don De Lillo e Philip Roth.

Il western definitivo, invece, è una definizione che incollarono a un’altra sua fatica, Meridiano di sangue (1985). È considerato il suo capolavoro. Narra la fuga dell’adolescente The Kid che si unisce a una banda di malconci filibustieri con i quali cresce tra mille peripezie e una collezione di incontri tra i peggiori che si possano fare nella vita. Fino alla morte o alla redenzione? Non si sa, il finale resta ambiguo.

A questo seguì, nello stesso filone, la Trilogia della frontiera. Tre romanzi che descrivono le avventure di una coppia di cowboy: John Grady Cole e Bill Parham.

L’ultimo dei suoi libri, Il passeggero, è stato pubblicato da Einaudi in questi giorni.

Cormac McCarthy oltre i libri

Dal momento che molti suoi romanzi si sono trasformati in film di successo, McCarthy ha sperimentato il salto dalla narrativa alla sceneggiatura con Il procuratore. È la storia di un avvocato che per non sprofondare commette l’errore più grande. Darsi, cioè, al traffico di droga, con il risultato di venire irrimediabilmente risucchiato in quell’abisso.

Foto | WikiCommons

Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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