Biblioteca Universitaria di Lovanio
Biblioteca Universitaria di Lovanio

Il simbolico destino della Biblioteca Universitaria di Lovanio, vittima delle due guerre mondiali

La più famosa delle grandi biblioteche della storia, finita ahimè in fumo, resta quella di Alessandria d’Egitto, vittima di diversi incendi e devastazioni tra il 48 a.C. e il 642 d. C. Ma tante altre biblioteche hanno subito la medesima atroce sorte in tempi più recenti. È il caso della Biblioteca Universitaria di Lovanio, capoluogo della provincia del Brabante fiammingo situato a trenta chilometri da Bruxelles, bruciata nel corso dell’invasione della cittadina belga da parte delle truppe tedesche nell’agosto del 1914, e precisamente agli albori della Prima Guerra mondiale, nella notte a cavallo tra il 25 e il 26 agosto quando tanti altri edifici storici della città vennero barbaramente saccheggiati.

Una triste pagina per la storia della cultura del nord Europa, testimoniata dalle immagini scattate dai fratelli Arnou, due fotografi locali che si precipitarono appena dopo l’incendio a descrivere l’accaduto nei propri cliché, trasmettendo alla posterità una documentazione unica, realizzando uno dei primi e più intensi esempi di fotografia di guerra professionale.

La Biblioteca Universitaria di Lovanio

Le origini della Biblioteca Universitaria di Lovanio ospitata in una struttura del XVII secolo situata nella Halles universitarie della rue de Namur, possono esser ricondotte all’insieme di pregiate opere raccolte intorno al 1834 dall’Université catholique de Malines, preziosi riferimenti dedicati alle branche più disparate del sapere (non ultime quelle scientifiche), messi a disposizione degli studenti e, in certi casi, anche del pubblico.

Se una buona parte delle opere più di valore dell’antica università di Lovanio si sono salvate grazie alla loro dislocazione presso la Bibliothèque nationale de Paris, l’École centrale de Bruxelles e la Bibliothèque royale de Belgique si stima che nell’incendio del 1914 siano andati irrimediabilmente perduti circa trecentomila libri, tra i quali mille manoscritti e ottocento incunaboli.

La nuova vita della biblioteca

Ma la biblioteca universitaria di Lovanio non resta un mito perché ha saputo rinascere dalle sue ceneri come l’araba fenice. L’edificio che oggi troneggia sulla piazza Mgr Ladeuze ispirato al Rinascimento fiammingo, è in realtà il frutto di una duplice ricostruzione. Una prima affidata tra il 1921 e il 1928 all’architetto americano Whitney Warren e una seconda più recente. Anche il contenuto non è quello originale, in gran parte svanito durate la suddetta tragica notte, ma un insieme di fondi provenienti da diversi donatori dai quattro angoli del globo che scatenarono all’inizio del secolo scorso una vera e propria gara di solidarietà sull’onda dell’indignazione per il triste destino dei tomi. Circa trecento istituti americani fornirono fondi e una parte delle proprie collezioni per la ricostruzione e anche una campana che risuona con il suo messaggio di pace. I loro nomi restano ancora incisi sui muri della biblioteca.

La Biblioteca Universitaria di Lovanio durante la Seconda Guerra mondiale

L’episodio bellico dalla grande valenza simbolica venne ampiamente sfruttato dalla propaganda alleata, anche se non portò fortuna al luogo non fu risparmiato nemmeno nel maggio 1940, quando l’opposizione tra i belligeranti la vide cadere di nuovo vittima delle fiamme. All’interno del cortile è ancora visibile qualche lettera della balaustra monumentale in latino che ha fatto polemica tra le due guerre: Furore Teutonico Diruta: Dono Americano Restituta (distrutta dal furore tedesco e ricostruita grazie ai doni americani).

Ma la biblioteca sarà ricordata anche come fautrice della riconciliazione con eventi come l’assegnazione, nel 1958, della laurea Honoris Causa a Robert Schuman e Konrad Adenhauer.

Oggi

La nuova biblioteca ospita oggi all’incirca quattro milioni di libri, divisi a partire dal 1970 tra le due principali istituzioni universitarie della città: l’UCL – università francofona – e l’università olandese e ha acquisito numerose opere antiche continuando a perpetuare la sua fondamentale missione educativa oltre ogni tentativo di annichilimento, come un faro dritto contro ogni tempesta della storia, che non dimentica i suoi tragici trascorsi.

Una stanza in particolare merita di esser descritta: la grande sala in stile Reggenza-Luigi XV situata al primo piano, chiamata anche sala di storia. La sua perdita è irreparabile nonostante le opere che la riempivano siano state salvate. Che bell’aspetto monumentale che aveva questo vascello, con le sue proporzioni: cinquantaquattro metri di lunghezza e dodici e cinquanta metri di larghezza per un’altezza di dieci metri. E quale ricchezza decorativa e mobiliare vi era stata prodigata dagli artisti del XVIII secolo…

 (Libera traduzione dal francese tratta dalla pag. 12 del testo La bibliothèque de l’Université de Louvain, “1636-1914” di Édouard de Moreau, pubblicato nel 1918 da R. Fonteyn [etc.] in Louvain;  “Extrait de la Revue des questions scientifiques de Bruxelles, 1918” )

Testo a cura di Sara Rania
Foto | WikiCommons

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Nata nell’estate 2005, la Graphe.it edizioni è il coronamento di un desiderio tanto profondo da poter essere catalogato come sogno e, come casa editrice, pur nella sua ridottissima dimensione, desidera coltivare i sogni nella vita di ogni giorno convinti che, come sosteneva Arthur Schopenhauer, la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare. La Graphe.it edizioni si propone di dare voce a scrittori, esordienti o meno, che abbiano qualcosa da dire in maniera nuova e che, forse, non trovano ascolto... Intenzione della Graphe.it edizioni è perseguire la massima circolazione delle idee. Vorremmo che le culture di tutti i paesi soffiassero per la nostra casa con la massima libertà.

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