Targa commemorativa posta nella casa di San Pietroburgo dove Sergej Dovlatov visse dal 1944 al 1975

Sergej Dovlatov, lo scrittore che non lascia indifferenti

Sergej Dovlatov è un autore sovietico che frequentemente passa sotto silenzio, almeno fra i non addetti ai lavori. Può capitare di sentirlo nominare, ma nulla di più. Eppure, questo scrittore inquieto, dall’umorismo nero e dal gusto per sconvolgere l’ordine ufficiale delle cose, meriterebbe una lettura — a volte, una rilettura.

Chi era, dunque, Sergej Dovlatov? Abbiamo detto che fu uno scrittore sovietico; tuttavia, in patria pubblicava poco o nulla, mentre — dopo essere emigrato a New York — divenne una delle voci più interessanti della diaspora russa. Esiste oggi persino un premio letterario a lui intitolato, un segnale tangibile della sua persistenza nella memoria culturale. In Italia è pubblicato da Sellerio. Ma quanto è ancora letto oggi Dovlatov? E, soprattutto: piace?

Sergej Dovlatov, oggi: un autore (ancora) da leggere?

Nella sua madrepatria è stato condotto un sondaggio tra lettrici e lettori di varie età. È stato chiesto loro: hai letto Dovlatov? Ti è piaciuto? Lo rileggeresti? Le risposte sono state, come spesso accade, sorprendenti nella loro varietà.

C’è chi confessa di non averlo mai letto, dato che in generale legge poca narrativa; o chi ammette, senza remore, di non leggere libri. Ma ci sono anche lettori entusiasti, che ne apprezzano la leggerezza della narrazione, l’umorismo e la sorprendente dose di realismo.

Curiosamente, alcuni non ricordano i dettagli dei suoi racconti, ma ne conservano con forza l’atmosfera, lo “spirito”. Altri sono colpiti dalla sua onestà e dal rifiuto di piegarsi al conformismo ideologico: “Non ha mai perso il senso della realtà”. E non manca chi ha costruito una vera e propria biblioteca dovlatoviana di famiglia.

Una cosa è chiara: Dovlatov non lascia indifferenti. Si ama o si odia, si legge tutto d’un fiato o si accantona per sempre. Ma proprio questa polarizzazione è forse uno dei segni della sua autenticità. Non è uno scrittore da mezze misure, e forse è per questo che rimane, oggi come allora, una voce potente. C’è in lui un’ironia che graffia, una malinconia che non scade mai nel sentimentalismo, una lucidità che rende ogni pagina un piccolo manifesto contro l’assurdità del quotidiano sovietico — e forse, anche del nostro.

Da dove partire per leggerlo

Per chi non lo conosce, La valigia è spesso un ottimo punto di partenza. Un ciclo di racconti legati agli oggetti che Dovlatov portò con sé in esilio, ciascuno dei quali diventa pretesto per evocare una parte della sua vita in URSS. Un’opera breve, agile, pungente, perfetta per capire se il suo stile risuona con la nostra sensibilità di lettori contemporanei.

Sergej Dovlatov è un autore che — proprio grazie alla sua apparente leggerezza — riesce ancora oggi a toccare temi profondi, umani, eterni. Forse non per tutti, certo. Ma per chi sa coglierne la voce, può diventare una compagnia imprescindibile. E tu, lo hai mai letto? E se sì, sei tra quelli che vogliono rileggerlo?

Foto | Targa commemorativa nella casa di San Pietroburgo dove Dovlatov visse dal 1944 al 1975: Goo3, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

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Natale Fioretto

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