madri cattive

Quando la letteratura racconta le madri cattive e snaturate

Di mamma ce n’è una sola e, a volte, bisogna ringraziarne prontamente il cielo. La letteratura è certamente ricca di figure materne memorabili. Donne quotidianamente votate al martirio per il bene dei propri figli. Tuttavia esiste anche un contraltare corrusco e violento di madri cattive, snaturate, crudeli e degeneri.

Uno stuolo mosso ma compatto di personaggi femminili gelidamente indifferenti o, peggio ancora, spudoratamente ostili al proprio sangue.

Sei figure di madri cattive nella letteratura

Oggi sfogliamo insieme quei libri (piccoli e grandi classici della letteratura di tutti i tempi) dove la figura materna svela – per gradi o d’emblée – il suo lato più oscuro. Quel mare nero che le offusca lo sguardo, imprigionandole brutalmente anche il cuore.

Medea, di Euripide

Una storia d’amore antica come il mondo. Una passione che brucia e acceca, devasta e annienta. La Medea di Euripide cavalca ancora oggi l’immaginario collettivo come una Erinni assetata di amore, vendetta e morte. La mano di Medea cadrà infatti furiosa e implacabile sui figli avuti da Giasone, l’uomo che l’ha tradita.

Amleto, di William Shakespeare

Una delle opere più celebri di William Shakespeare ha tra i suoi protagonisti la regina Gertrude, madre in chiaroscuro del giovane principe Amleto. L’uomo nutre il grave e divorante sospetto che la regina, ora sposa del cognato Claudio, abbia avuto un qualche ruolo nell’assassinio del marito. Un dubbio che lacera l’animo del povero principe.

La valle dell’Eden, di John Steinbeck

Cathy Ames è uno dei personaggi centrali de La valle dell’Eden. Una donna senza nessun principio morale che, dopo aver ucciso i genitori, finirà per sposare il giovane Adam, intrattenendo nello stesso tempo una relazione con il cognato, il brutale e violento Charles. Rimasta incinta senza sapere però di chi, la ragazza decide allora di procurarsi un aborto con un ferro per la calza. Fallito anche questo ultimo tentativo, Cathy fugge di casa, lasciando i due gemelli al marito. L’uomo che cerca in qualche modo di fermarla viene ferito dalla donna ormai fuori controllo.

Il ballo, di Irene Némirovsky

La quattordicenne Antoinette si vendica della madre fredda e ostile sabotando il ballo che la donna intende dare per il suo ingresso in società. I romanzi di Némirovsky raccontano spesso e volentieri di donne distanti o gelose nei confronti delle proprie giovani figlie. Una nota autobiografica ricorrente che mette l’accento sul difficile rapporto che l’autrice ebrea ebbe con la propria mondanissima madre.

Lolita, di Vladimir Nabokov

Charlotte Haze non sembra preoccuparsi più di tanto dei pericoli che minacciano la propria figlia, un’adolescente destinata a suscitare le bramosie dell’attempato professor Humbert. Tuttavia la lettura del diario dell’uomo, diventato nel frattempo suo marito, rivelerà a Charlotte la brutale verità. Un shock che la donna pagherà con la vita.

Gente senza storia, di Judith Guest

Beth Jarrett è una madre gelida e anaffettiva che sembra incapace di perdonare al figlio più giovane di essere ancora in vita, mentre l’altro, morto in un incidente in mare, non c’è più. Da questo romanzo di Judith Guest è stato tratto Gente comune, celebre film del 1980 interpretato, tra gli altri, da Mary Tylor Moore e Robert Redford.

Foto | Rijksmuseum, CC0, attraverso Wikimedia Commons

Giorgio Podestà

Giorgio Podestà

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Con Graphe.it ha pubblicato la silloge poetica «E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo» e il saggio «Breve storia dei capelli rossi».

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