Raccontare il vero, nel mondo della letteratura, può avvenire mediante diversi generi letterari. Il materiale messo in gioco si può romanzare, modificare per rendere le storie di vita più vicine alla narrazione, ma anche riportare fedelmente mediante situazioni o esperienze di persone reali che condividono il loro vissuto o parte di esso con i lettori. Percorsi di crescita, cadute rovinose, cambiamenti, mutilazioni, insomma esperienze d’ogni genere a rappresentare storie di vita da indagare, nonché strumenti per arricchire la scoperta di sé anche per il lettore.
Tutti abbiamo qualcosa da raccontare e tutti abbiamo molto da imparare dalle storie di vita altrui. Spesso diciamo che la realtà supera la fantasia, ma dovremmo aggiungere che i libri che raccontano l’esistenza senza filtri accrescono la conoscenza delle infinite sfaccettature dell’animo umano e sviluppano empatia e rispetto o comprensione per l’altro.
Storie di vita: 5 libri che raccontano l’esistenza senza filtri
Abbiamo scelto per voi 5 libri che raccontano l’esistenza senza filtri, coraggiosamente: storie di vita e condivisioni di argomenti che tutti ci riguardano.
Mauro Corona, Le altalene
Con uno stile intimista, tra le pagine di questo bellissimo libro si incontrano parole che raccontano l’esistenza senza filtri di un autore che abbiamo imparato a conoscere come rude, coriaceo in tv dove ci appare spesso irruento e scomodamente schietto, sebbene nei suoi libri sappia lasciar emergere sensibilità e profondità, nonché una vena nostalgica che coinvolge il lettore.
In questo lavoro, autobiografico seppur narrato in terza persona, lo scrittore alpinista e scultore del legno Mauro Corona ci mostra ancora una volta il suo sguardo malinconico seppur con una profondità differente, forse maggiore, poiché si tratta di uno scritto-confessione in cui l’autore fa un bilancio della sua vita usando l’altalena come metafora: ci si siede pieno di entusiasmo, vola in alto con il viso in piena luce che guarda al futuro, raggiunge l’apice e là comincia il momento in cui la spinta avrà perso tutta la sua potenza, il viaggio oramai discendente starà per concludersi e la meta sarà quella obbligata verso il punto in cui tutto si fermerà.
Ferite ricucite alla meglio, delusioni, dolori, cicatrici evidenti o nascoste, l’essere “orfano” di genitori vivi”, rimpianti e nostalgie: si sale e si scende di continuo da questo libro che lascia molto di Mauro Corona anche in noi che lo leggiamo.
Svetlana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna
La guerra non ha un volto di donna, è un importante raccolta di voci che Svetlana Aleksievič, giornalista e scrittrice bielorussa offre a noi lettori. Pubblicato da Bompiani, il libro contiene inedite testimonianze tutte femminili che l’autrice Premio Nobel per la Letteratura 2015 ha personalmente raccolto nel tempo, donne che hanno vissuto la seconda guerra mondiale sul fronte esattamente come gli uomini, sebbene in maniera differente; queste coinvolgenti e dolorose testimonianze raccontano senza filtri né pudori proprio anche di uomini forse come gli stessi uomini mai si racconterebbero.
Sfidando quindi le narrazioni tradizionali della guerra, questa raccolta di oltre 200 testimonianze femminili non parla di strategie militari ma di come la guerra ci cambia profondamente o ancor meglio di quanto non sia capace – seppur in tutta la sua crudeltà – di cancellare l’umanità profonda e la compassione, da considerarsi come veri atti di eroismo e che mai hanno lo spazio che meritano nei racconti ufficiali.
Truman Capote, A sangue freddo
Dapprima pubblicato a puntate sul New Yorker nel 1965, questo libro uscì in un unico volume l’anno successivo e a oggi rappresenta il primo romanzo reportage nella storia della letteratura, considerato anche capostipite del giornalismo narrativo.
La cruda realtà di un fatto di cronaca, una strage familiare avvenuta a opera di due sbandati e a scopo di rapina, colpì l’autore a tal punto da spingerlo ad andare in carcere a parlare con gli assassini, cercare informazioni da chi li conosceva, parlare con la polizia…
Insomma, Capote si mise al lavoro e per ben 6 anni si dedicò a ricostruire il tutto, ma condendolo di emozioni, retroscena, pensieri, che lui ipotizzò ma sempre basandosi su fatti e testimonianze, scavando anche sulla personalità degli assassini, sulla loro provenienza e sull’influenza del luogo in cui erano cresciuti.
Tuttavia la pubblicazione lasciò sdegnati perché venne considerata morbosa, ma questo fa dell’opera di Capote una ragione per inserirla tra i 5 libri che raccontano l’esistenza senza filtri.
Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza
Si tratta di un libro autobiografico che ci conduce nel terreno minato della malattia mentale, argomento spinoso eppure possibile da raccontare con delicatezza tale da arrivare a commuovere.
Mencarelli, vincitore del Premio Strega Giovani del 2020, racconta di un naufragio esistenziale che lo pervade al punto da dover subire un trattamento di TSO.
Che cosa succede all’interno di queste strutture? Quanta comprensione e quanta indifferenza si incontra?
Si trova salvezza negli altri, in una sorta di fratellanza complicata dai disagi mentali eppure zattera senza la quale non si sopravviverebbe. La salvezza c’è per tutti e in tutti si trova a mo’ di ancora, a dispetto dell’indifferenza che crea la perdizione. Non ci sono filtri in questa sorta di diario di vita in cui neppure i compagni di stanza sono personaggi di fantasia, così come confessa l’autore. Un libro da leggere e in cui si può trovare anche poesia. Quella che nella vita vera si nasconde ovunque.
Atul Gawande, Essere mortale
L’autore, chirurgo e saggista statunitense, con questo libro evidenzia una triste realtà: la medicina si è dedicata a prolungare la vita facendo passi da gigante, ma ci lascia alla deriva quando – arrivati alla fine del nostro tempo su questa terra – non serviamo più. Pensare alla fine e far sì che sia il più dignitosa possibile non pare sia compito della scienza, che come unica via propone l’ossessione per trattamenti spesso inutili e accanimento terapeutico.
Il libro ci spinge a riflettere sulla nostra condizione di mortali ponendo l’attenzione non tanto su quanto vivere bensì sul come vivere fino all’ultimo, perché curare significa non solo somministrare farmaci ma anche ascoltare, consolare, accettare la sofferenza e trovare ogni modo per lenirla. Gawande affronta il tema mediante tre approcci: storico-sociale, clinico, etico.
Nessun filtro in questo libro che racconta sì storie di vita ma parlando di vita e morte al contempo, insegnando che meritano entrambe di essere vissute nel rispetto della dignità.
Foto | Depositphotos
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