Nelle mie scorribande tra pagine cartacee e virtuali finalizzate a un ripasso sulla figura di Italo Calvino in modo da propinarvi qualcosa di senso compiuto, mi sono imbattuta in un articolo che mi ha colpito particolarmente perché rispecchiava anche la mia esperienza sullo scrittore.
L’autore dell’articolo ricordava come, per chi fosse andato a scuola negli anni Ottanta, Calvino era considerato uno scrittore da portare in vacanza, da leggere nel tempo libero e sospeso dell’estate. E qui l’autore si chiedeva come mai fosse così, rispondendosi che i suoi libri che ci venivano consigliati sembravano scritti apposta per i ragazzi, e lo facevano apparire, quindi, più che un matusa di quelli che studiavamo alla scuola fatta di banchi, un fratello maggiore che ci sussurrava all’orecchio usando un linguaggio comprensibile anche a noi poveri studenti di liceo.
Italo Calvino e il piacere della lettura intelligente
Calvino è certamente da riscoprire perché ci fa tornare un po’ bambini. E intendo tutti, non solo quelli che come me lo collocano negli anni delle vacanze scolastiche. Questo accade perché l’essenza stessa dei suoi libri è la curiosità.
Uno sguardo critico eppur fantastico
Ma attenzione e pensare che sia solo leggerezza, la sua, tutt’altro!
Nella trilogia I nostri antenati, per esempio – la mia preferita, probabilmente è colpa di quei tre se faccio il mestiere che faccio – i rispettivi protagonisti non sono soltanto personaggi fantastici perfettamente riusciti, ma insieme costruiscono il tentativo dell’uomo moderno di recuperare se stesso. Mentre, infatti, Il visconte dimezzato rappresenta l’eterna lotta tra il bene e il male che alberga nell’animo umano, Il barone rampante è l’uomo ormai così alienato da decidere di non scendere mai più da un albero, finché Il cavaliere inesistente è infine l’individuo ridotto a pura apparenza, evanescenza, la cui conquista massima sarebbe tornare a esistere. E come la mettiamo oggi alla luce dell’intelligenza artificiale?
Il valore della lettura
Questo è inequivocabilmente un altro grande insegnamento di Calvino. Leggere è importante perché forma il pensiero critico e consente di esprimerlo con un linguaggio che non si accontenta della banalità.
Inoltre accettare l’invito dell’autore è facile. Il suo stile semplice e squisitamente comprensibile facilita l’immersione nelle storie che racconta e accresce il piacere della lettura. Ma Calvino si spinge più in là.
Influenzato da amicizie come quella con l’autore francese Queneau – sì quello degli Esercizi di stile – e desideroso di scoprire in prima persona come la lingua e la letteratura potessero incontrare la matematica e il calcolo combinatorio, sforna verso la fine della sua produzione letteraria alcune opere che mettono a nudo la grammatica stessa della narrativa. Come l’ultimo dei neoavanguardisti, eccolo, allora, dare alle stampe Il castello dei destini incrociati in cui il percorso letterario è affidato ai tarocchi; Le città invisibili, romanzo metatestuale che riflette sul funzionamento della narrativa stessa; ma soprattutto Se una notte d’inverno un viaggiatore, una serie di incipit infilato in una cornice più ampia con le storie che vengono portate avanti parallelamente, poi s’interrompono… fino al mal di testa.
Italo Calvino, un inno alla leggerezza
Spero che quello che abbiamo detto finora non vi abbia spaventato. La struttura complessa e la visione critica del mondo che Italo Calvino va predicando, nelle sue pagine è sempre espressa con una totale, disarmante leggerezza, intesa come modo di essere e affrontare la vita con ironia e consapevolezza, anche davanti alle difficoltà. Questo era chiaro nelle Lezioni americane, un ciclo di conferenze che stava preparando per l’università di Harvard quando fu colto dal malore che lo portò alla morte.
Pubblicata postuma, l’opera comprende sei lezioni, appunto, che corrispondono ad altrettanti valori o caratteristiche che secondo Calvino la letteratura come forma d’arte deve possedere, soprattutto la letteratura del nuovo millennio, all’epoca imminente. La prima e la più importante, secondo il pensiero dello scrittore, è proprio la leggerezza, seguita dalla rapidità, dall’esattezza, dalla visibilità, dalla molteplicità e dalla coerenza. Non vi sembra di intravedere il mondo attuale tra una riga e l’altra? E allora che leggerezza sia… almeno come auspicio per il futuro.
Foto | columbo via Depositphotos







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