Stephen Tennant (1906 -1987). Eccentrico. Acuto. Mondano e così irresistibilmente pigro da non essere mai riuscito a completare il libro di cui tutti parlavano ma che nessuno, per ovvi motivi, riusciva mai a leggere. Una gestazione quella di Lascar: A Story You Must Forget durata tutta la vita, ma che, ahimè, nonostante gli sforzi fatti, non approdò mai a nulla, anche se la leggenda vuole che il suo autore trascorresse gli ultimi diciassette anni della propria esistenza a letto, cercando – forsennatamente – di ultimarlo.
Stephen Tennant, senza dubbio, incarna il prototipo a tutto tondo del dandy annoiato e mordace. Dell’aristocratico sprezzante. Dell’elegantone dall’aria sempre un po’ blasé che passa da una festa all’altra, sorseggiando champagne o spettegolando col vicino, ma la cui intelligenza (temibilissima) è in verità uno strumento a dir poco spietato. Un immenso occhio fotografico a cui nulla e nessuno sfugge.
Stephen Tennant, il dandy che ispirò i grandi della letteratura
Era inevitabile, allora, che una figura tanto interessante e misteriosa, sentimentalmente legato a un famoso poeta del calibro di Siegfreid Sassoon, diventasse a un certo punto fonte di ispirazione per altri artisti e scrittori, sempre affamati di storie nuove e protagonisti possibilmente (o passabilmente, vedete voi) memorabili. Così ecco che l’aristocraticissima Nancy Mitford se ne impossessò con ingordigia, celandolo a stento nelle sembianze di Cedric Hampton, uno dei personaggi di L’amore in un clima freddo, il suo romanzo più celebre. Altrettanto fecero il futuro premio Nobel V. S. Naipaul nell’opera L’enigma dell’arrivo ed Evelyn Waugh in Ritorno a Brideshead.
L’ultimo testimone di un’epoca dorata
Del resto (come ignorarlo?) Stephen Tennant portava in sé il sapore o, meglio ancora, il distillato di un’epoca dorata, faticosamente sopravvissuta a ben due conflitti mondiali, ma che in sé già nascondeva i germi della propria inevitabile fine. Quel lento e progressivo dissolvimento iniziato con la morte della regina Vittoria e conclusosi drammaticamente (e definitivamente) con la seconda guerra mondiale.
Delle celebri Bright young things di cui parlavano i giornali britannici era rimasto ben poco, ma di certo una copia del volume fantasma di Stephen Tennant è ancora reperibile (citando malamente e al volo Borges) nella Biblioteca di Babele.
Foto | Foulsham & Banfield, Public domain, da Wikimedia Commons







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