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Samhain, la festa alle origini di Halloween (e, forse, di tutti i Santi)

Non vi siete mai domandati cosa ci fosse prima di Halloween? Non avete mai avuto la curiosità e il desiderio di risalire la corrente del tempo e arrivare fino a Samhain (pronuncia SAH-win)?

No, non è una località, ma una celebrazione celtica risalente a ben 2000 anni fa. Una vera e propria festa a cui in Irlanda, Scozia e sull’Isola di Man la popolazione partecipava numerosa.

Alla scoperta della festa di Samhain

Samhain segnava, di fatto, la fine della stagione del raccolto, quando (così almeno si credeva) il confine tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si faceva particolarmente sottile ed evanescente. La gente pensava che gli spiriti potessero in quella occasione penetrare nel mondo dei vivi e camminare accanto agli uomini. In un modo o nell’altro si cercava sempre di evitare di imbattersi in qualcuno di loro. Conveniva insomma starsene alla larga!

Quando si celebrava

I festeggiamenti iniziavano al tramonto del 31 di ottobre e terminavano il 1 novembre. Il calendario celtico, almeno in quelle zone, divideva l’anno in due metà. Una metà di luce e una di oscurità. Samhain, naturalmente, contrassegnava l’inizio del semestre oscuro quando i suoi giorni si facevano più freddi e brevi.

Samhain celebra due feste autunnali in un colpo solo

Molte delle attività e iniziative legate a Halloween arrivano dalla celebrazione di Samhain, tuttavia vi è anche una altra festa che vi si lega. Parliamo naturalmente del Giorno del ringraziamento. Samhain era infatti la festività del raccolto e per l’occasione si accendevano grandi falò e la gente si radunava, organizzando grandi feste e celebrazioni. Era un modo per prepararsi ai rigori dell’imminente inverno.

Visite di spiriti e spettri dall’altro mondo

Molte persone pensavano che Samhain fosse anche il momento più pericoloso dell’anno, quando gli spiriti potevano valicare il confine tra i due mondi. Spesso queste presenze sovrannaturali non avevano buone intenzioni nei confronti degli uomini, così la gente aveva creato tutta una serie di tradizioni e rituali per tenerli prontamente a bada. Qui si accendevano grandi fuochi, là si offrivano loro cibo e bevande. A volte – udite udite – si arrivava persino a dare loro una parte del raccolto.

A Samhain i primi “dolcetto o scherzetto” della tradizione

Mascherarsi faceva parte di Samhain. La gente si travestiva, andando di casa in casa, cantando in cambio di cibo. Un vero e proprio dolcetto o scherzetto degli albori insomma. I costumi indossati erano ispirati agli spiriti e alle fate. Si pensava che travestendosi da spirito, uno fosse in qualche modo protetto dai loro attacchi.

Più tardi questa tradizione di indossare costumi e travestimenti ha portato l’usanza degli scherzi e delle bravate di Halloween. Una tradizione in voga ormai da più di trecento anni!

A cena con gli antenati

Tuttavia, va ricordato, che non erano solo gli spiriti maligni o con cattive intenzioni a tornare dall’altro mondo, ma poteva anche capitare che qualche familiare deceduto passasse a fare visita, così si aggiungeva per lui un posto a tavola e uno anche vicino al fuoco.

Samhain sembra ormai essere una celebrazione quasi del tutto dimenticata, ma molto è stato ereditato e conservato dalla festa di Halloween e, secondo alcuni studiosi, anche dalla festività cristiana di Tutti i Santi (e, naturalmente, anche la commemorazione dei defunti).

Insomma nulla o quasi è andato perduto e “dolcetto o scherzetto”, fortunatamente per noi, tiene ancora banco!

Foto | Elena Mozhvilo via Unsplash

Giorgio Podestà

Giorgio Podestà

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Con Graphe.it ha pubblicato la silloge poetica «E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo» e il saggio «Breve storia dei capelli rossi».

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