La vacanza del commissario Maugeri

La vacanza del commissario Maugeri: un’indagine in Val Brembana

Val Brembana. Luglio 1947. Il commissario Gianfranco Maugeri parte in treno per due settimane di riposo con la comprensiva, mite, volitiva moglie Giovanna e il loro figlio Giacomo (dai sei verso i sette anni, fra prima e seconda elementare). Lontani da casa e lavoro milanesi, lui trasferito da un anno alla questura centrale.

La vacanza del commissario Maugeri

Economicamente non stanno messi benissimo. La coppia ha comunque mantenuto buoni rapporti con alcune persone conosciute a Roncobello, paesino dell’Alta Valle Brembana, quando lui si era unito alle formazioni partigiane per due intensi anni.

Una cortese vedova ha loro proposto per un prezzo accessibile l’affitto di un’ampia stanza con uso di bagno ben attrezzato e fornita cucina a legna. Erano partiti.

Solo che la mattina dopo l’arrivo a destinazione si presenta il maresciallo Acampora della stazione dei Carabinieri di Piazza Brembana, turbato da un’indagine che deve riprendere in mano.

Il cadavere sconosciuto rinvenuto nel giugno 1946. La probabile attribuzione del corpo ad Aurelio Ronzoni (emigrato in Francia nel 1937 e tornato con un po’ di soldi). La chiusura del caso con la faticosa cura della stalla che gestivano e dell’alpeggio (in estate) alla sola moglie Caterina Begnis (più danni che benefici). L’arrivo ora di lettere anonime sul Ronzoni ancora in vita.

I delitti

Qualche giorno dopo viene trovato sul torrente Valsecca (affluente del Brembo) il cadavere affogato di Antonio Salvetti detto il Pinin, vecchio ubriacone che sparlava sempre in giro e che aveva appena incrociato Maugeri al bar, chiamandolo Tovarisc.

Arriva subito anche la questura di Bergamo e il commissario metropolitano non riesce a sottrarsi dall’essere coinvolto nell’indagine. Difficile raccapezzarsi fra passato e presente, leggende e legami, interessi e sentimenti, misteri e depistaggi, vecchi amici e nuove conoscenze.

Le ottime storie di Fulvio Capezzuoli

Il bravo storico ed esperto critico cinematografico Fulvio Capezzuoli, dal 2014 scrive ogni anno un’avventura della serie, ricca di particolari lombardi nei primi anni del dopoguerra. Finora dieci storie con il commissario Maugeri dall’estate 1946 all’autunno 1949 (qui un intermezzo nel 1947), volute dalla compianta Tecla Dozio per la collana “Impronte” (gialle), che dirigeva.

Stile e struttura de La vacanza del commissario Maugeri

La narrazione è in terza persona quasi fissa, quieta e sorniona, con molti riferimenti a vicende del passato anche fuori di Milano.

L’autore getta ancora una volta lo sguardo documentato su alcuni eventi storici che nelle zone montane si svolsero durante l’occupazione tedesca e italiana: l’armata Vlasov dei cosacchi filonazisti e la strage del cimitero di Poscante.

Stile e dialoghi curati ad alto artigianato, compatti, essenziali, godibili.

Tra storia e narrazione

Vi sono altre morti contemporanee, vari pericoli da correre: non c’è vacanza (da cui il titolo) né riposo per chi cerca verità e giustizia!

Tutto si svolge ora in meno di una quindicina di giorni. Tuttavia è nel passato che hanno memoria e origine alcuni crimini del nostro dopoguerra, comunque condizionato dall’eredità degli orrori e degli arricchimenti forzati.

Come ormai si sa, il protagonista è una bella persona, già famoso comandante partigiano Simone durante la Resistenza, provvisto di fiuto intuitivo e capacità analitiche, sprovvisto di senso dell’umorismo e di attitudine a sparare.

Nella piccola osteria ritrova Lupo che organizza una magnifica polenta taragna con il rosso di Valcalepio-Bergamo. Il maresciallo porta una bottiglia di grappa distillata a Paladina in un deposito della Guardia di Finanza: altri tempi!

Il libro

Fulvio Capezzuoli
La vacanza del commissario Maugeri
Todaro, 2023

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio

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