Il narratore onnisciente
Il narratore onnisciente

Chi è il narratore onnisciente: spiegazione e alcuni esempi

Cosa si intende quando si parla di narratore onnisciente? Il narratore è colui che racconta un determinato avvenimento. In quest’ottica si definisce onnisciente il narratore che sa tutto della storia – passato, presente e futuro – che conosce tutto ciò che pensano i personaggi, la loro psicologia e sa sempre perché agiscono in quel modo.

Alcuni esempi di narratore onnisciente

Un esempio di narratore onnisciente è Adso de Melk ne Il nome della rosa di Umberto Eco. La storia ci viene raccontata da un Adso anziano, narra le vicende della sua giovinezza e quindi sa già tutto su come si svolgerà la storia e su come si comporteranno i personaggi.

Quando il narratore è onnisciente, l’angolazione dalla quale viene vista la storia spesso viene definita focalizzazione zero. In questo caso il narratore è esterno alla vicenda, è un osservatore che si trova al di sopra di tutti e non prende le parti di nessun personaggio per quanto riguarda il punto di vista. Questo narratore sa tutto, ne sa più dei personaggi e spesso esprime giudizi o valutazioni. Si esprime in terza persona, usa forme verbali al passato e può o rimanere nascosto (in questo caso non dà informazioni o spiegazioni, è un narratore esterno impersonale) o fare capolino di continuo tramite commenti e giudizi.

Un esempio è Charles Dickens: nella maggior parte dei suoi romanzi salta fuori il narratore onnisciente che si esprime anche con lunghe divagazioni.

Nell’Ottocento il narratore esterno onnisciente era una presenza assai diffusa. Esempi di narratore onnisciente li troviamo nel Circolo Pickwick di Charles Dickens, ma lo ricordo anche dai tempi del liceo quando faceva capolino di continuo dalle pagine di Oliver Twist. Anche nei Fratelli Karamazov di Dostoevskji e nell’Adamo Risorto di Yoram Kaniuk viene usato l’onnisciente. Anche in Autodafé di E. Canetti troviamo ancora questo tipo di narratore.

Pregi e difetti di questa tipologia di narrazione

Ci sono pregi e difetti in questo tipo di narratore. Da un certo punto di vista, a causa del fatto che lui sa tutto, ci permette di venire a conoscenza di eventi che i personaggi non conoscono e quindi ci fornisce maggiori informazioni. Però questo tipo di narratore a volte ci priva di un po’ di suspence: se trovo una frase del tipo «Paolo Rossi non sapeva cosa gli sarebbe accaduto di lì a poco», ecco che vengo messa a conoscenza del fatto che a Paolo Rossi sta per succedere qualcosa, quindi la suspence è andata a farsi benedire. Inoltre il narratore onnisciente che esce di continuo dalle pagine e fornisce lunghi giudizi e digressioni non necessarie, potrebbe essere considerato un errore di stile in molti casi.

Foto | James Sant [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Nymeria

Nymeria

Nerd inside, come scopo nella vita sto cercando di leggere tutta la letteratura fantasy possibile e immaginabile.. Beh, poi ci sono anche i manga, i videogiochi, i telefilm, i film... ce la farò?

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