Consigli per scrivere un libro

10 errori da evitare quando scrivi il tuo primo libro

Scrivere un libro è sempre un viaggio: dentro se stessi, ma anche al di fuori, in una sorta di esplorazione di mondi differenti che inducono ad aprirsi, scoprire, indagare o ad approfondire ciò che già in parte si conosce.

Ma, come ogni viaggio che si rispetti, programmatissimo o avventuroso, presenterà alcuni rischi che dovremmo mettere in conto prima di partire: limitando il più possibile gli azzardi, forse si viaggerà meglio e si otterrà qualcosa di molto più vicino a ciò che ci eravamo prefissi.

Consigli per scrivere un libro: gli errori da evitare fin da subito

La metafora del viaggio, credetemi, è calzante. Rivolgendomi proprio a te che stai per avventurarti in questa nuova e bellissima impresa, forse prima di cominciare a vivere sulla carta la storia che desideri raccontare è bene che ti soffermi su alcuni consigli a proposito di 10 errori da evitare quando scrivi il tuo primo libro.

1. Scrivere senza leggere

Sapete qual è il miglior corso di scrittura? La lettura di un libro! Ebbene sì, per quanto possa sembrare fin troppo facile, in realtà è proprio il dedicarsi alla lettura che può insegnarci non solo a scrivere bene ma anche a riconoscere i limiti di un testo. Se intendete assimilare, rivolgetevi ai classici e chiedete loro di insegnarvi la bellezza delle parole, il giusto modo di sceglierle e accostarle. Avvicinarsi ai classici è il modo più efficace per scoprire virtù e trappole della nostra lingua. Se invece intendete spaziare immergendovi in stili più attuali, la scelta è vastissima in quanto a generi, stili e autori! Ricordate che dovrete diventare lettori attenti per ricevere importanti lezioni di scrittura da un libro. Ciò vi renderà consapevoli di limiti e punti di forza di ogni storia, soprattutto se nel giudicarla imparerete a motivare il vostro “voto” per esteso.

2. Non osservare

A te, che sei davanti al foglio bianco in attesa, ecco il secondo dei 10 errori da evitare quando scrivi il tuo primo libro: non guardarti attorno.

Ogni storia – se parliamo di romanzi o raccolte di racconti – deve essere frutto di elaborazioni della realtà, qualunque genere si scelga di affrontare. Dunque, se è vero che scrivere è un atto solitario e richiede che ci si ritagli uno spazio tutto nostro, è altrettanto vero che prima di questo necessario momento privato sarebbe bene uscire, osservare la realtà, ascoltare dialoghi, interessarsi a persone diverse da noi. Ciò che ci sta attorno è già di per sé storia, se mettiamo in moto i cinque sensi e impariamo a vivere con più profondità.

Osservare, ma anche ascoltare, soffermarsi su tatto, olfatto, gusto, immedesimarci in ciò che non ci appartiene… Il desiderio di prendere le cose dalla realtà e modificarle, reinventarle, smontarle, scomporle, rimontarle a piacimento, farle diventare altro, è alla base di ogni buon scritto. Ricordate che la realtà sulla quale indagare non deve essere solo la vostra, quindi dovete guardarvi attorno.

3. Raccontare non è spiegare

Raccontare non è informare, spiegare, fornire dettagli o elementi quasi si trattasse dell’elenco della spesa. Il trucco sta nel trasmettere qualcosa attraverso sì elementi ma che possano dar vita a situazioni che il lettore vedrà, vivrà, elaborerà grazie ad essi senza che nulla gli sia stato spiegato.

Per capirci meglio: cosa vi fa sentire amati? Le attenzioni di qualcuno, la volontà di farvi star bene, il calore che vi viene riservato, il rispetto, quel notare il vostro stato d’animo, la comprensione, il coinvolgimento in ciò che per voi è importante, i gesti che rappresentano cura… Potrei continuare ancora, ma in realtà già questo è sufficiente per comprendere che non basta dire “ti amo” per far sentire amati.

Ecco, nella scrittura saranno i gesti, i comportamenti, i dialoghi, le azioni e reazioni a mostrare al lettore l’amore di un personaggio per un altro. Non basterà un “Ti amo” buttato là per far sapere a chi legge che è questo il sentimento che il personaggio prova, così come nella vita vera. Ciò vale non solo per sentimenti come amore, rabbia, tristezza, rancore, gratitudine, bensì anche per le descrizioni fisiche, per l’ambientazione, per tutto ciò insomma che farà parte della storia e dovrà emergere lentamente così come un indizio o la singola tessera che crea un mosaico.

4. Sottovalutare l’incipit

L’incipit è molto più importante di quanto si creda. Forse tra i consigli per scrivere un libro questo è uno dei principali. Perché se è vero che saranno la trama, i personaggi coinvolti in essa, lo stile, la capacità di avvincere con il giusto ritmo o l’attenzione a non creare fasi di stallo, a coinvolgere il vostro lettore e a tenere alto l’interesse, è vero anche il fatto che lo stesso lettore deve avere una valida ragione per andare avanti oltre le prime pagine, oltre le prime righe.

L’incipit è una porta che si apre, l’invito a entrare a casa vostra, accomodarsi e guardarsi attorno con interesse. Un biglietto da visita che presenta che tipo di scrittori siete e quanto siete in grado di incuriosire, di attrarre. È importante che fin dalle prime righe, la narrazione faccia emergere qualcosa: un’idea precisa, o forte, o incisiva che può delineare l’atmosfera, un pensiero, un’emozione, un personaggio, un’azione.

5. Sottovalutare la tecnica

Tu che mi leggi, se sei arrivato fino a qui sei interessato davvero a scoprire quali sono i 10 errori da evitare quando scrivi il tuo primo libro. Ciò dimostra cura e amore per la tua storia nonché la volontà di far sì che funzioni. Continuiamo, allora, con i consigli per scrivere un libro. Ricorda che se il talento è il dono di suscitare una emozione, la tecnica è necessaria perché quel dono sia affiancato dalla creazione di un testo inattaccabile.

L’uso corretto della grammatica, la conoscenza delle parole, del loro significato o dei loro sinonimi e contrari, l’uso della punteggiatura – strumento fondamentale per far sentire il tono di ogni narrazione – i tempi verbali, sono tutte cose che hai di certo studiato a scuola ma che vanno rispolverate assolutamente. Lo devi alla tua storia, credimi. E al lettore. Ricorda che lo studio della tecnica rappresenta volontà e determinazione, costanza e carattere. Chiedilo a Flaubert, lui sì saprebbe cosa dirti riguardo allo studio e alla disciplina.

6. Imbavagliare i personaggi

Quando si creano personaggi, situazioni, interazioni tra loro, azioni e reazioni legate al loro vivere, muoversi e parlare nella vostra storia, bisogna fare attenzione a non utilizzarli per dar voce a un unico punto di vista: il vostro. In realtà in questo modo non sarete dei veri romanzieri bensì dei censori, timorosi di affrontare ciò che non vi appartiene o che giudicate sbagliato. E invece no: sospendere il giudizio è la regola!

Guardate che non è impossibile immedesimarsi in una situazione o in un personaggio che niente ha a che fare con voi. La letteratura ne è piena, e i grandi scrittori non temono di sporcarsi le mani fino in fondo, di osare, e soprattutto non temono giudizi poiché loro stessi si allontanano dalla distinzione di male e bene, buoni e cattivi.

Sforzatevi di dare uno stile, una personalità ai vostri protagonisti, che siano principali o secondari, allontanandovi dalla vostra stessa morale.

7. Una narrazione piatta

Per far funzionare una storia, il protagonista deve avere almeno un desiderio, e non importa l’entità di questa aspirazione. Potrebbe trattarsi di un acquisto, di punire un nemico, d’essere sano o della volontà di cuocere una torta, di conquistare una persona o uccidere qualcuno: quel desiderio, di qualunque natura sia, andrebbe contrastato per rendere il tutto avvincente. Qualcosa deve remar contro ciò a cui aspira il personaggio, qualcosa o qualcuno, altrimenti non c’è nella storia una vera trama o ancor peggio non c’è una storia. Quell’impedimento alla realizzazione si chiama conflitto: un rivale, un nemico, un pensiero molesto, una tormenta di neve, una ruota bucata o l’incontro con un serial killer, che importa? Desiderio ostacolato, ed ecco che il personaggio si troverà in una situazione da cui avrà difficoltà a uscire. Il ritmo è assicurato.

8. Avere fretta

Una buona storia nasce da un’idea inizialmente appena abbozzata che poi via via prende forma, se siete istintivi. Se invece siete degli organizzatori, metterete nero su bianco una sorta di scaletta con bozza di trama, numero dei personaggi, idea di un finale e così via. Che apparteniate ai primi o ai secondi non è importante, ciò che invece in entrambi i casi lo è – siatene certi – è mantenere la calma.

Tra coloro che in questo momento stanno leggendo questo post, ci sei anche tu che hai sempre fretta di andare avanti, di finire, e dici “cosa fatta capo ha”, non è vero? Eppure, tra consigli per scrivere un libro, questo deve diventare un mantra: niente fretta.

Vedi, scrivere di getto quando l’illuminazione fa capolino, è necessario per non frenare la creatività. Poi, però, si deve esser pronti a rallentare, a considerare il capolavoro “soltanto” una stesura, disposti a rileggere più e più volte con attenzione, preparati ai cambiamenti (addirittura stravolgimenti e tagli), per poi capire se tutto funziona davvero. Poi si dovrà ancora una volta far sedimentare, smettere di leggere il proprio lavoro per un po’, prenderne le distanze, preparandosi a una nuova lettura. La revisione di un testo è fatta di delusione e sconforto, insoddisfazione e illuminazioni. In questo, la fretta non può avere voce in capitolo.

9. Non dare importanza al finale

Ed ecco che, finalmente, in ogni storia, racconto breve o romanzo, qualcosa arriva a tagliare il traguardo, o comunque si raggiunge una meta.

Con il finale si scioglie o resta aperto anche il senso più intimo e profondo della storia che raccontate. La parola fine, è dunque la ricerca del senso di tutta la storia da parte dell’autore e la risposta alla domanda del lettore: dove andrà a parare chi scrive?

Di solito pensiamo alla parola fine come un modo per arrivare alla risoluzione dei conflitti, o magari per svelare al lettore quale sarà il destino dei protagonisti. Non sempre è così: ci sono finali aperti, finali circolari, finali tradizionali, a ostacoli, a sorpresa, ma tutto questo lo affronteremo in altri post. Ciò che invece adesso mi preme ricordarvi, è che la parola fine non deve servire a togliervi dagli impicci perché è per voi arrivato il momento di concludere. Non è un modo di chiudere il racconto, ma qualcosa che dà un senso a tutto ciò che è accaduto prima, alla storia, e lascia una risonanza nel lettore. Quindi dategli la giusta importanza, buttatene giù diversi, ragionateci, lavorateci sul serio, e poi scegliete quello che giudicate più adatto, calzante.

10. Dedicato al grande scrittore esordiente

Per la prima volta, sei riuscito a scrivere un intero libro. Sei soddisfatto, lo consideri il tuo capolavoro e sappi che lo è davvero. Perché tutto ciò che ci è costato fatica e tempo e lavoro, rappresenta qualcosa di grande e degno di rispetto. Ma non per questo si tratta realmente di un capolavoro che ti renderà grande e indiscusso scrittore, non è cosa certa.

Sei arrivato fino a qui e allora forse hai capito il senso di questi consigli e ne farai tesoro, ma sono racchiusi tutti nell’ultimo errore in elenco, tra i 10 errori da evitare quando scrivi il tuo primo libro: non esser pronto ad accettare che c’è sempre da imparare. Fatti leggere, accetta consigli, valuta giudizi anche quando scomodi, cerca modi per perfezionare il tuo scrivere, non disdegnare suggerimenti o bocciature, confrontati con altri. E, soprattutto, valuta la possibilità che questo tuo primo libro sia in realtà un esperimento che ti condurrà non alla pubblicazione, ma di certo alla stesura di un secondo lavoro che avrà ancor più possibilità di vedere la luce.

Scrivi, scrivi tanto, e qualcuno si accorgerà di te.


L’autrice di questi consigli per scrivere un libro è Susanna Trossero, che da anni insegna scrittura con passione e competenza. Se vuoi saperne di più o entrare in contatto con lei, puoi dare uno sguardo al suo sito o alla sua pagina Facebook.


Foto | Depositphotos

Susanna Trossero

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