Antonio Tabucchi (1943-2012)
Antonio Tabucchi (1943-2012)

Antonio Tabucchi, le sue frasi più belle

Antonio Tabucchi (1943-2012) è considerato il massimo esperto del poeta portoghese Fernando Pessoa (1888-1935). I libri di Antonio Tabucchi sono stati tradotti in oltre diciotto lingue, tra cui anche il giapponese.

Docente di letteratura portoghese presso l’Università di Siena, nel primo romanzo (Piazza d’Italia, 1975) ha messo insieme una inventiva scanzonata e un’appassionata ispirazione civile. Antonio Tabucchi ha scritto racconti, romanzi (celeberrimo Sostiene Pereira, del 1994) in cui condensa storia e fantasia. È stato anche autore di teatro. Oltre, ovviamente, a essere grande studioso di Fernando Pessoa.

40 frasi di Antonio Tabucchi

  • Che strano, pensaci un po’, mio padre studiava le vite vicinissime col microscopio, mio nonno cercava quelle lontanissime col cannocchiale, entrambi con le lenti. Ma la vita si scopre a occhio nudo, né troppo lontana né troppo vicina, ad altezza d’uomo.
  • La vita è un appuntamento, solo che noi non sappiamo mai il quando, il chi, il come, il dove.
  • Credo nelle muse. Ho un immenso affetto per i miei ospiti notturni. Li tratto come ospiti di riguardo.
  • Difficile è il silenzio. Esso presuppone pazienza, costanza, testardaggine; e soprattutto si confronta con il giorno-dopo-giorno della nostra vita, i giorni che ci restano, uno dopo l’altro, lunghi davvero nelle loro piccole ore, è come un voto, è di cristallo, un niente lo può rompere, e il suo nemico è il tempo.
  • È difficile avere una convinzione precisa quando si parla delle ragioni del cuore.
  • È il compito degli intellettuali e degli scrittori porre dei dubbi sulla perfezione.
  • Gli scrittori sono sempre così, ingannano.
  • I ricordi di quando si è bambini li hanno quelli che allora erano già adulti.
  • Il vero protagonista della storia che abbiamo vissuto non siamo noi, è la storia che abbiamo vissuto.
  • L’abitudine è anche una forma di esorcismo, e poi la si sente come un piacere.
  • L’abitudine è un rito, si crede di fare qualcosa come se fosse un piacere e in realtà si sta ubbidendo a un dovere che ci si è imposti.
  • L’importante è cercare, non importa se si trova o non si trova.
  • La vita è una musica che svanisce appena l’hai suonata.
  • La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.
  • La fotografia è la morte perché fissa l’attimo irripetibile.
  • La fotografia, come la musica, coglie l’attimo che non riusciamo a cogliere, ciò che siamo stati, ciò che avremmo potuto essere.
  • La lettera è un equivoco messaggero.
  • La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie.
  • La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro.
  • La vita è surrettizia e raramente mostra in superficie le sue ragioni, e invece il suo vero percorso avviene in profondità, come un fiume carsico.
  • La vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Appare… un po’ qua e un po’ là, come meglio crede, sono briciole.
  • Le cose esistono come vuoi se le pensi e se le vuoi, allora le puoi guidare, altrimenti vanno per conto loro.
  • Le fotografie di una vita sono un tempo segmentato in più persone o la stessa persona segmentata in più tempi?
  • Le ragioni del cuore sono le più importanti, bisogna sempre seguire le ragioni del cuore, questo i dieci comandamenti non lo dicono, ma glielo dico io.
  • Meglio usare la penna che le mani, è un modo più elegante di dare cazzotti.
  • La vita non si racconta: la vita si vive, e mentre la vivi è già persa, è scappata.
  • Mi piacciono le storie. Sono anche un ottimo ascoltatore di storie. So sempre, anche se a volte resta vago, quando un’anima o un personaggio sta viaggiando in aria e ha bisogno di me per raccontarsi. Ascoltare e raccontare, è un po’ la stessa cosa. Bisogna essere disponibile, lasciare sempre la sua immaginazione aperta. Le mie storie, i miei libri, li ho semplicemente accolti. Lo sapevate: credo nelle muse. Ho un immenso affetto per i miei ospiti notturni. Li tratto come ospiti di riguardo.
  • Non puoi vivere da due parti, dalla parte della realtà e dalla parte del sogno, così ti vengono le allucinazioni.
  • Non si aspetta chi non può tornare.
  • Oggi per scrivere racconti bisogna essere un pigro personaggio che preferisce raccontare in dieci pagine ciò che un volenteroso scriverebbe in cento.
  • Parlare, e soprattutto scrivere, è sempre un modo di venire a patti con la mancanza di senso della vita.
  • Per conoscere un luogo non è sempre necessario esserci stati.
  • Posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco, farci credere che quella terra ci appartenga
  • Può succedere che il senso della vita di qualcuno sia quello, insensato, di cercare delle voci scomparse, e magari un giorno di crederle di trovarle, un giorno che non aspettava più, una sera che è stanco, e vecchio, e suona sotto la luna, e raccoglie tutte le voci che vengono dalla sabbia.
  • Questo è il grande problema di coloro che sentono troppo e capiscono troppo: che potremmo essere tante cose, ma la vita è una sola e ci obbliga a essere solo una cosa, quella che gli altri pensano che noi siamo.
  • Se ti metti a guardare nelle pieghe più nascoste della società, qualsiasi essa sia, scopri la pazzia. Ma quelli che hanno avuto il coraggio di farlo erano pazzi…
  • Siamo produttori di muri, anche invisibili, anche internamente.
  • Ti ho cercato, amore mio, in ogni atomo di te che è disperso nell’universo. Ne ho raccolti quanti mi era possibile, nella terra, nell’aria, nel mare, negli sguardi e nei gesti degli uomini.
  • Un luogo non è mai solo «quel» luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati.
  • Vivere e scrivere sono la stessa cosa, però sono due cose diverse.

Foto | © Anna Fogarolo

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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