Una scena della Gerusalemme liberata di Tasso secondo Nicolas Colombel (c.1644–1717): Rinaldo abbandona Armida
Una scena della Gerusalemme liberata di Tasso secondo Nicolas Colombel (c.1644–1717): Rinaldo abbandona Armida

Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso: riassunto e struttura

Gerusalemme liberata è un poema eroico di Torquato Tasso (Sorrento, 11 marzo 1544-Roma, 25 aprile 1595). È composto di venti canti di ottave, sulla prima crociata. È stato composto tra il 1565 e il 1575 circa. Il poema così comincia:

Canto l’arme pietose, e ’l Capitano
Che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò col senno e con la mano;
Molto soffrì nel glorioso acquisto:
E invan l’Inferno a lui s’oppose; e invano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto:
Chè ’l Ciel gli diè favore, e sotto ai santi
Segni ridusse i suoi compagni erranti.

Anticipato dalle centosedici ottave del giovanile Gierusalemme, il poema del Tasso viene pubblicato, contro la volontà dell’autore, in forma scorretta e pietosamente mutilato da Celio Malespini a Venezia nel 1579. Due edizioni complete e corrette vennero curate l’anno seguente da Angelo Ingegneri, al quale si deve il titolo di Gerusalemme liberata.

Gerusalemme liberata: la trama

L’azione narrata nella Gerusalemme liberata inizia nella primavera dell’ultimo anno di guerra, quando i crociati hanno eletto a loro capo Goffredo di Buglione e marciano verso Gerusalemme, difesa da Aladino.

Al racconto propriamente epico dell’assedio, che fra varie difficoltà si protrae per circa tre mesi, si intrecciano intense storie d’amore. Quella della fanciulla Erminia per Tancredi. Quella di Tancredi per Clorinda (che l’eroe cristiano uccide in duello non avendola riconosciuta). Quella di Armida e Rinaldo, per non dire del significativo episodio di Olindo e Sofronia nel canto II.

Gli ostacoli maggiori alla vittoria cristiana sono posti, oltre che dal valore di guerrieri pagani quali Argante e Solimano, dall’incantesimo fatto dal mago Ismeno alla selva da cui i cristiani dovrebbero prendere legname per le loro macchine da guerra, da una spaventosa siccità e, prima di tutto, dalla diserzione di Rinaldo. Questi, infatti, venuto a contesa con Gernando di Norvegia, lo uccide e per sottrarsi alla giusta punizione abbandona l’esercito e finisce per cedere agli incantesimi di Armida, la bellissima maga che era venuta nel campo dei crociati per distogliere dalla guerra il fiore degli eroi. Dal luogo di delizie creato per lui da Armida nelle Isole Fortunate, Rinaldo viene però distolto da Carlo il Danese e Ubaldo. Egli ritorna così all’impresa, cui è chiamato per destinazione divina, come già Achille all’assedio di Troia. Ma Armida, da incantatrice divenuta una infelice donna innamorata, giura vendetta.

Avvenuta la purificazione dell’eroe sul monte Oliveto, si combatte intorno a Gerusalemme la battaglia decisiva, che dà la città santa in mano ai crociati. Rinaldo si riconcilia con Armida e dalla loro unione discenderà la stirpe degli Estensi; Goffredo scioglie il voto entrando nel tempio di Gerusalemme e deponendovi le armi.

La fortuna del poema

Gerusalemme liberata, che formalmente si lega ai tentativi dei letterati del maturo Cinquecento di accordare la materia epica con quella cavalleresca, come ogni autentico capolavoro è risultata un’opera originalissima. C’era nel Tasso una sincera aspirazione a un mondo di felicità perduta. Perciò nella compagine epica prevalgono gli accenni lirici e ricchi di pathos, e assumono un rilievo eccezionale le storie d’amore; l’ottava stessa, dopo le sapienti orchestrazioni dell’Ariosto, trova una bella musicalità.

Per questi caratteri, nonostante la grande sapienza letteraria di cui il Tasso dà prova, Gerusalemme liberata fu, come poche altre opere della letteratura italiana, veramente popolare e creò uno stile nuovo che, se si annacquò un po’ nelle grazie melodrammatiche del Settecento, riuscì ancora a suggestionare poeti quali Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi.

Via | Dizionario della letteratura italiana, a cura di Ettore Bonora
Foto | Di Nicolas Colombel [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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