Clelia Garibaldi

Clelia Garibaldi, una vita vissuta… nel nome del padre

È la figura di un Garibaldi diverso, uomo e padre amorevole, marito attento e contadino capace, quello che emerge dalle pagine di Mio padre, opera prima e unica che Clelia Garibaldi dedicò all’uomo della sua vita, quel padre – biologico per lei e della patria per noi – del quale ci ha così rimandato, sotto forma di diario, un ritratto inedito concentrato sui suoi ultimi venti anni, quelli dell’esilio a Caprera.

Clelia Garibaldi ricorda suo padre

Pubblicato per la prima volta nel 1948, il libro è stato riedito nel 2007 in occasione del bicentenario della nascita dell’Eroe dei due mondi, che nella scrittura semplice e tenera di Clelia è un eroe anche in casa, come lo è, per ogni figlia, un papà che si presti a portare la sua bambina a cavalluccio sul collo.

Un rapporto stretto nato sotto il segno della letteratura, il loro. Lo stesso nome Clelia fu deciso da Garibaldi in omaggio al personaggio della bella popolana romana di cui un cardinale s’invaghisce, protagonista del primo romanzo che il condottiero stava scrivendo in quegli anni e che vide la luce nel 1870, Il governo dei preti, forte attacco al clericalismo dell’epoca.

Forse anche quello del fratello Manlio, terzo dei figli che Garibaldi ebbe con la sua ultima moglie tra il mare e il sole dell’isola a nord della Sardegna dove visse il suo confino, fu un nome dalle ascendenze letterarie. Così, infatti, si chiamava, nel medesimo romanzo, l’onesto padre di Clelia, scultore trasteverino. Al suo ultimogenito Garibaldi dedicò poi un intero romanzo, che la fedele sorella Clelia si occupò di pubblicare sempre nel 1948.

Una custode della memoria

Clelia non scrisse altre pagine oltre quelle dedicate a Garibaldi, perché non aveva nessuna altra storia da raccontare, chiusa nei confini della sua isoletta dove divenne custode delle memorie del padre e della casa-museo della famiglia, che curò fin da giovane. Un impegno assorbente e totalizzante per lei – un imbarazzante matrimonio finito alle spalle – che forse unica tra i figli dell’eroe rifiutò di sfruttare economicamente quel nome così importante e dal quale probabilmente, certi giorni, si sentiva schiacciata. Molto impegnata anche nella beneficenza in favore dei bambini disagiati, morì a novantuno anni. È sepolta lì dove visse e vivrà per sempre: accanto al padre nella tomba di Caprera.

Foto | Fotografia donata da Clelia Garibaldi alla signorina Clelia Gonella e da lei custodita. (Archivio di famiglia) [Public domain], via Wikimedia Commons

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Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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