L’ultimo in ordine cronologico era stato Gabriel García Márquez, al quale era legato da un rapporto di amore-odio. Ma prima se n’erano andati Julio Cortázar, Carlos Fuentes, Octavio Paz e Jorge Luis Borges. Lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, premio Nobel nel 2010 – unico peruviano ad aver mai ricevuto questo riconoscimento – è solo l’ultimo dei padri della letteratura sudamericana contemporanea ad aver lasciato questo mondo Aveva 89 anni.
Chi è stato Mario Vargas Llosa
Mario Vargas Llosa, nato ad Arequipa, cresciuto in Bolivia, attratto da Parigi, naturalizzato in Spagna e residente a Londra, in vita sua non ha fatto solo lo scrittore per quasi sessant’anni (l’esordio letterario nel 1957 con la raccolta di racconti Los jefes). Fu anche giornalista, opinionista e politico, sfiorando addirittura la poltrona di presidente della Repubblica peruviana.
Vargas Llosa e la politica
Quest’ultima esperienza lo scottò non poco, portandolo a pubblicare, nel 1993, Il pesce nell’acqua, autobiografia politica che già dal titolo fa comprendere quanto abbia trovato stritolante, lo scrittore, quel mondo.
Procediamo con ordine. Pur se da anni emigrato in Europa, nel 1990 la destra peruviana lo volle come candidato alla presidenza. Dovette scontrarsi con l’outsider Fujimori, che il popolo gli preferì al ballottaggio perché considerato estraneo all’establishment politico e quindi adatto a cavalcare i venti di rinnovamento che soffiavano allora sul Perù.
Ma la politica si può fare in tanti modi, compreso stando lontano dalla propria terra e non militando in alcun partito. Per esempio partecipando a qualche riunione della Commissione Trilaterale che si propone l’obiettivo di una più stretta collaborazione tra Europa, Nord America e Giappone. Oppure ideando un documento di difesa delle minoranze di lingua spagnola nelle Comunità autonome della Spagna.
Ma l’innamoramento di Vargas Llosa per la politica ha radici giovanili. Castrista della prima ora, sul regime cubano cambiò completamente idea – la coerenza non è forse la virtù degli imbecilli? – e questo gli valse la rottura dell’amicizia con García Márquez, dopo una lite passata alla storia e dopo che sullo scrittore colombiano egli aveva scritto la tesi di dottorato. Approdato solidamente a un approccio neoliberista negli anni Ottanta, Vargas Llosa collaborò anche a una commissione d’inchiesta per un’indagine legata al movimento terroristico peruviano Sendero Luminoso.
L’amore per la letteratura
Nonostante le battaglie civili, Mario restava uno “schiavo volontario e felice della letteratura”, come amava definirsi fin dagli albori del suo successo, raggiunto nel 1963 con il romanzo La città e i cani, liberamente ispirato alla vita nell’accademia militare che il padre lo costrinse a frequentare negli anni giovanili a Lima.
Osannato in tutto il mondo, e in tutte le lingue tradotto, il libro fu invece messo all’indice in patria e l’autore accusato di essere al soldo del governo ecuadoriano, al fine di gettare fango sull’immagine dell’esercito peruviano. Ma a essere interessante di questo primo lavoro, non sono solo la trama e l’approfondimento dei personaggi. Quello che risulta immediatamente innovativo di Vargas Llosa è lo stile e la tecnica narrativa di sovrapposizione di più piani e più registri che avrebbero fatto la fortuna delle successive trasposizioni cinematografiche di alcuni suoi libri. Stessa tecnica, infatti, è usata in La casa verde, storia di una prostituta, star del bordello noto, appunto, con questo nome, che confessa un passato da novizia in convento.
Oltre a quelle già citate, le opere del primo periodo del Vargas Llosa scrittore, risentono fortemente della sua passione politica. Disincanto appare già in Conversazione nella “catedral”, più tardi il tema del terrorismo si affaccerà dalle pagine di Storia di Mayta, mentre Chi ha ucciso Palomino Molero?, Elogio della matrigna e Il narratore ambulante, rispettivamente un giallo, un romanzo erotico e un testo dalle sacrosante pretese etnografiche, sono comunque accomunati da uno sfondo politico-sociale messo in evidenza.
La zia Julia e lo scribacchino
Satira e humor, invece, Vargas Llosa li introdurrà più tardi nella sua favolosa prosa. Ne uscirà il capolavoro universalmente riconosciuto La zia Julia e lo scribacchino, in cui gli elementi autobiografici non mancano.
E poi ci saranno i personaggi per cui il mondo impazzirà e di cui lui non riuscirà mai a liberarsi, come il caporale Lituma e don Rigoberto che rispettivamente da Il caporale Lituma sulle Ande e I quaderni di don Rigoberto, L’eroe discreto. Nuovamente ambientato a Lima, lo scrittore presentò il libro come “un omaggio all’eroismo discreto delle persone comuni”, gli onesti che vivono in base ai propri valori e ai propri ideali, che seppur pochi, con questo loro modo di vivere, mandano avanti società intere.
Con L’eroe discreto era tornato nel suo Perù, dopo moltissime storie ambientate in Europa, soprattutto in quella Parigi che lo aveva chiamato a sé in gioventù, regalandogli illuminanti frequentazioni, come quella con Jean Paul Sartre, del quale divenne strenuo difensore tanto da meritarsi il soprannome di “piccolo e valoroso Sartre”.
Il Premio Nobel
Negli ultimi anni, scalpore aveva fatto anche un suo articolo intitolato Le guerre della fine del mondo, in cui constatava la morte della democrazia, quella che alla caduta del muro di Berlino molti avevano pensato avesse vinto per sempre. Nella sua lunga disamina, puntuale e vivace come sempre, aveva indicato il fondamentalismo religioso e il nazionalismo come i due tipi di collettivismo che più di tutti avevano portato disgrazie all’umanità. Lui, d’altronde, di certi argomenti aveva fatto la sua bandiera: la motivazione con cui nel 2010 l’Accademia di Svezia gli aveva conferito il Nobel era, infatti, “per la propria cartografia nelle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo”.
Addio Mario, da oggi non solo la letteratura, ma anche il teatro, il giornalismo e il cinema saranno un po’ più soli.
Foto | Daniele Devoti from Padova, Italy, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons







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