Ignacio Peyró, Carisma. La vita di Julio Iglesias, la storia di una generazione

Carisma: Ignacio Peyró racconta Julio Iglesias e la Spagna moderna

Arriva in Italia, per Ponte alle Grazie, l’opera che in Spagna ha fatto discutere critica e lettori. Carisma di Ignacio Peyró è la traduzione di El español que enamoró al mundo. Una vida de Julio Iglesias, pubblicato da Libros del Asteroide. E già dal titolo originale si capisce l’ambizione: raccontare l’uomo che ha venduto trecento milioni di dischi, lo “spagnolo più famoso del XX secolo dopo Dalí e Picasso”.

Ma Peyró – scrittore versatile, direttore dell’Istituto Cervantes a Roma (prima a Londra), autore di Pompa y circunstancia (che noi di Graphe.it edizioni abbiamo pubblicato con il titolo Anglofilia) e i diari Ya sentarás cabeza – ha fatto qualcosa di più audace: ha usato Julio Iglesias come chiave di lettura per raccontare la Spagna contemporanea. E ci è riuscito.

Perché leggere una biografia di Julio Iglesias?

La domanda è legittima. Per molti lettori italiani, Julio Iglesias è poco più di un meme: il cantante mellifluo, il seduttore di provincia, il simbolo di un’epoca che ci fa sorridere con un misto di nostalgia e imbarazzo. Eppure Carisma sorprende proprio per questo: non è un libro su Julio Iglesias, ma un libro attraverso Julio Iglesias.

Peyró lo sa bene e non nasconde la scommessa. Sa che il suo lettore ideale storce il naso davanti a “Non si vive così” e preferisce Cohen a “Gwendolyne”. Ma è proprio qui che sta il suo colpo di genio: scrivere con ironia, rispetto antropologico e una prosa brillante che trasforma quello che potrebbe essere un esercizio di nostalgia trash in un ritratto affilato di un’epoca.

Il risultato? Un libro che si legge come un romanzo, con capitoli brevi e densi che hanno il ritmo delle migliori colonne giornalistiche.

Il mistero del carisma

Il titolo italiano centra perfettamente il cuore del libro. Peyró si interroga sul segreto di un successo che, sulla carta, non avrebbe dovuto esistere. Julio Iglesias non aveva una voce straordinaria. Non era bello secondo i canoni classici. Di certo, non componeva canzoni memorabili. Non ballava. Eppure ha conquistato il mondo.

La risposta di Peyró è semplice e inafferrabile allo stesso tempo: il carisma. Quella qualità indefinibile che hanno pochi eletti – Obama, Kennedy, ma anche Sinatra – e che trasforma difetti in fascino, imperfezioni in unicità. Julio ha saputo fare delle proprie anomalie un marchio distintivo, un modo di essere che lo ha reso riconoscibile ovunque.

C’è un altro elemento che Peyró sottolinea con intelligenza: Iglesias non è mai stato ipocrita. Si è sempre dichiarato per quello che era – un seduttore, un edonista, un conservatore estetico – e questa sincerità brutale lo ha salvato dalla gogna che avrebbe colpito chiunque altro. Non puoi cancellare chi non ha mai finto di essere diverso da sé.

Dal Bernabéu a Miami: i miti fondativi

Peyró ha fatto un lavoro certosino di ricerca, e qui emergono le chicche che rendono Carisma imperdibile anche per chi non ama Julio Iglesias. Prendiamo il mito fondativo: l’incidente d’auto che avrebbe stroncato la carriera da portiere del Real Madrid e fatto nascere il cantante. Falso. O meglio, incompleto.

La verità è più drammatica: Julio aveva un osteoblastoma alla spina dorsale, un tumore che lo lasciò paralizzato per mesi. L’incidente c’è stato, ma la malattia era precedente e ben più grave. Fu durante quella lunga convalescenza che un infermiere gli regalò una chitarra. E mentre altri avrebbero letto Dostoevskij, lui imparò a suonare, scoprì che le donne si commuovevano per il ragazzo fragile con la chitarra, e il resto è storia.

Altro personaggio cruciale è il padre, il dottor Iglesias Puga. Medico, falangista della prima ora, uomo di mondo e figura chiave del franchismo. Peyró confessa candidamente di essersi quasi più appassionato al padre che al figlio. E si capisce: la vita di Papuchi – amico di Carmen Polo, padre a novant’anni, rapito dall’ETA nel 1981 – è un romanzo a sé. Ma è anche la chiave per capire Julio: il successo come frutto di una relazione padre-figlio funzionante, non conflittuale.

Carisma e la Spagna che cambia pelle

Attraverso Julio, Peyró racconta la trasformazione della Spagna: dal grigio franchista al colore della democrazia, dalla camicia blu alle polo Lacoste, dal Fundador al gin d’importazione. È un passaggio epocale, e Iglesias ne è testimone e protagonista.

Julio vince a Benidorm nel 1968 – l’anno in cui Parigi cercava la spiaggia sotto i sampietrini e la Costa Blanca puntava sul cemento e sul turismo – con “Se lei non c’è”. Una canzone che la censura franchista voleva bloccare e che invece divenne un inno, grazie ai contatti del padre con José Solís.

Nel 1977 lo ritroviamo sul palco nella prima serata elettorale della democrazia spagnola, mentre gli spagnoli votavano per la prima volta. E poi assistiamo alla nascita della stampa rosa moderna, con il matrimonio (e poi il divorzio) da Isabel Preysler – il primo divorzio della Spagna democratica, annunciato pubblicamente quando la legge non era ancora in vigore.

Ma la svolta decisiva è Miami. Mentre altri sarebbero andati a Parigi o Londra, Julio sceglie la Florida. E qui inventa un’estetica che diventerà iconografia pura: il vestito bianco, l’abbronzatura perenne, lo yacht, il cocco al tramonto. Miami negli anni Ottanta diventa la Mecca dei latinos di successo anche grazie a lui.

Le ombre non mancano

Peyró non è un agiografo. Racconta anche le zone d’ombra: i concerti sotto le dittature (Pinochet, Obiang), gli affari immobiliari discutibili (il caso IVEX a Valencia), il rapporto complicato con i figli, soprattutto con Enrique. E narra la solitudine di un uomo che, conquistato il mondo, si è ritirato progressivamente dalla scena per non rovinare il proprio mito.

C’è spazio anche per Isabel Preysler, trattata con rispetto e con una denuncia esplicita del sessismo e del razzismo che ha subito dalla stampa spagnola.

Perché leggere Carisma

Questo libro funziona su più livelli. È una biografia intelligente e ironica. Al contempo è un ritratto della Spagna contemporanea. È una riflessione sul successo, sulla fama, sul carisma come forza inspiegabile. È anche un esercizio di stile, dove Peyró dimostra che si può scrivere di cultura pop con la stessa serietà – ma senza la stessa seriosità – con cui si affronta la grande letteratura.

Non serve amare Julio Iglesias per apprezzare Carisma. Basta essere curiosi. È sufficiente voler capire perché certe figure, anacronistiche e imperfette, restano nella memoria collettiva e diventano icone. Basta avere voglia di leggere una bella prosa, che intreccia aneddoti, storia e analisi senza mai annoiare.

Peyró riesce nell’impresa più difficile: far riconciliare il lettore colto con un “piacere colpevole”. E forse, alla fine, a convincerci che certi piaceri non dovrebbero farci sentire colpevoli di nulla.

Il libro

Ignacio Peyró
Carisma. La vita di Julio Iglesias, la storia di una generazione
traduzione di Sara Meddi
Ponte alle Grazie, 2025

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Roberto Russo

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