Donne romane in esilio a Ventotene

Donne romane in esilio a Ventotene: Mariarosaria Barbera e l’opposizione politica femminile tra Augusto e Domiziano

Ventotene. I secolo d.C. Nella storia contemporanea delle isole ponziane sono noti più uomini che donne fra confinati e deportati. Durante il regime fascista a Ventotene vissero comunque due protagoniste come Ursula Hirschmann e Ada Rossi; mentre a Santo Stefano le donne hanno intrecciato fortemente l’esistenza con condannati al terribile Ergastolo e con il personale carcerario; mogli, madri, figlie, testimoni di vicende dolorose e spesso tragiche.

Donne romane in esilio a Ventotene

Mariarosaria Barbera, Donne romane in esilio a Ventotene

Nella storia antica sei importanti donne romane della famiglia giulio-claudia e flavia andarono in esilio là. Esiliate durante l’intero arco del I secolo d.C., per sostanziali ragioni di lotte dinastiche, non certo per formali accuse di dissolutezza dei costumi.

È, infatti, durante l’avvento del nuovo “principato” augusteo (dal 30 a.C. al 14 d.C.) che si introducono precise disposizioni legali relative ai due istituti giuridici del confino romano ad insulam.

La svolta si ha nel 2 a.C. all’interno del pretestuoso processo per adulterio che coinvolge Giulia, la figlia maggiore di Ottaviano Augusto (63 a.C.-14 d.C.), privo di eredi maschi diretti: Giulia viene “relegata” su un’insula imposta dal padre padrone, a Pandataria (Ventotene oggi), in parte con la madre Scribonia; lo stesso destino tocca ad almeno uno dei amanti Sempronio Gracco, a Cercina (arcipelago davanti alla costa africana oggi tunisina); mentre l’unico altro uomo di cui è noto il nome, Iullo Antonio, viene indotto a suicidarsi.

Successivamente, altre quattro donne romane (Agrippina Maggiore, Livilla, Claudia Ottavia, Flavia Domitilla) delle famiglie giulio-claudia e flavia vanno in esilio a Ventotene. I comportamenti dissoluti femminili furono l’alibi per disfarsi di presenze ingombranti rispetto a strategie ereditarie e lotte di potere maschili.

Una bella ricostruzione storica

Con Donne romane in esilio a Ventotene l’archeologa Mariarosaria Barbera(San Giorgio a Cremano, 1955) compie una bella operazione di ricostruzione storica sul primo uso a carcere dell’isola di Ventotene.

L’esilio era apparentemente “dorato”, con ancelle e servitori nella splendida villa imperiale a Punta Eolo (costruita per svago e ozio, godibili solo durante le stagioni calde), in realtà crudele e vendicativo, espressione della gerarchia sociale e culturale di genere.

Le condannate per “adulterio” nei primi due secoli dell’impero furono centinaia. Giulia inaugurò la pena in un luogo privo di agglomerati sociali, condannata al silenzio e a perdere “ogni delicatezza di vita”, ovvero per esempio al non bere vino e al non poter ricevere uomini (solo donne e autorizzate).

Le condanne si conclusero con la morte sull’isola in tre casi o con l’ulteriore esilio per Giulia, fino alla morte a Reggio.

La struttura del saggio Donne romane in esilio a Ventotene

La narrazione è piana e meticolosa, intervallata da riquadri di approfondimento di episodi storico-biografici (i tre matrimoni di Giulia, Antonio e Cleopatra, la villa di Punta Eolo e l’isola di Ventotene) o delle figure maschili “di contorno”, gli imperatori in genere (Augusto, Germanico, Caligola, Nerone, Domiziano).

Al centro vi è un interessante apparato iconografico, figure con immagini di sculture, planimetrie e vedute aeree; in fondo un’accurata bibliografia; all’interno del retro di copertina l’albero genealogico della famiglia giulio-claudia.

Il libro

Mariarosaria Barbera
Donne romane in esilio a Ventotene. L’opposizione politica femminile tra Augusto e Domiziano
Presentazione di Silvia Costa, prefazione di Paola Refice
Ultima Spiaggia, 2021

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio

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