Le cose che bruciano
Michele Serra, Le cose che bruciano

Cambiare vita è ancora possibile: Le cose che bruciano, di Michele Serra

Libertà è un rogo ben congegnato

Michele Serra è autore di Le cose che bruciano, romanzo breve ma con una robusta carica di denuncia sociale e un messaggio di fondo potente.

La storia di Le cose che bruciano

Scopri di cosa parla il romanzo Le cose che bruciano di Michele Serra e leggi la nostra recensione e valutazione di questo libro.
Michele Serra, Le cose che bruciano

Avverto subito il lettore che nel romanzo accade ben poco, anzi quasi niente. L’autore descrive minuziosamente le giornate del protagonista, il suo rapporto con i nuovi vicini, i suoi pensieri ricorrenti, di uomo tormentato.

Il protagonista, Attilio Campi, è un ex politico di belle speranze che, in seguito alla bocciatura di un suo bizzarro progetto di legge, si è ritirato dalla vita pubblica.

Un reset esistenziale

Deluso dalla politica e più in generale dalla falsità e dalla vacuità della vita moderna, si è ritirato in una piccola comunità agreste, trasformandosi in contadino.

Molto bello, accurato ed evocativo il capitolo dedicato all’innaffiatura, elevato al rango filosofico del dualismo acqua — fuoco che governa la nostra esistenza.

Campi abbraccia una nuova filosofia di vita, all’insegna della semplicità e del minimalismo:

Tacere, sparire, mettersi nelle condizioni di non essere mai più frainteso.

Le cose che bruciano sono un rogo catartico

È proprio l’enorme quantità di cose accumulate nel corso della vita precedente a opprimere A.C. come un incubo ricorrente. Da qui il desiderio ossessivo di dare alle fiamme l’inutile e ingombrante fardello costituito da libri, lettere risalenti a una misteriosa storia d’amore della madre morta, mobili di una vecchia zia, ciarpame di vario tipo.

Allo stesso tempo avverte anche il peso di vecchi rapporti rimasti in sospeso, delle troppe parole sprecate in interventi televisivi risalenti al suo periodo pubblico, del troppo tempo sprecato.

La religione

Qua e là affiorano riferimenti religiosi, sia pure inseriti in modalità e contesti “laici”:

La lingua di fuoco sarebbe lo Spirito Santo quando scende dal cielo per illuminare qualcuno.

oppure:

Ognuno di noi potrebbe accendersi e invece normalmente è spento.

Nelle prime pagine compare inoltre la figura di un predicatore porta a porta, alla quale Campi continua a pensare lungo buona parte del libro, in una sorta di dialogo interiore a distanza.

La paura della guerra

Il protagonista, come si è detto, è un uomo in preda a diverse ossessioni, come il ricordo bruciante di Ettore Mirabolani, un giornalista suo acerrimo nemico che sogna di umiliare in pubblico.

Non solo. Oltre all’amarezza per la bocciatura del famigerato progetto di legge, l’ex uomo politico è fermamente convinto che presto scoppierà una nuova guerra mondiale, voluta dai grandi produttori di armi:

[…] quella che già disfa i corpi in giro per il mondo, piazza le bombe nei mercati, mitraglia le case e sbreccia i muri.

Il rigetto dei social network

Attilio Campi rifugge dalla ribalta, nauseato dalla sovraesposizione mediatica e dal continuo bombardamento generato dagli onnipresenti smartphone, veicolo di distrazione e continua, falsa comunicazione:

Ognuno di noi ormai è un potenziale cronista, concetto di agghiacciante gravità che viene invece sottolineato, non si capisce perché , come se fosse un grande passo in avanti per il genere umano, considerando che già i cronisti di professione fanno danni quanti ne basterebbero per un paio di secoli.

Il messaggio de Le cose che bruciano

Inevitabile e direi quasi scontato accostare l’opera di Serra al celeberrimo, archetipico Walden ovvero Vita nei boschi di Henry David Thoreau.

Il romanzo di Serra, per certi versi consolatorio, può ben essere letto come una critica, a volte ironica, altre invece sferzante e pungente, allo stile di vita della società contemporanea: presi dalla frenesia dell’accumulo e dalla rincorsa di un illusorio successo, dettato dall’egocentrismo e dal culto sterile dei beni materiali, finiamo per perdere di vista ciò che più conta.

Forse, sembra suggerire la scelta estrema compiuta dal protagonista di Le cose che bruciano, dovremmo spegnere i nostri giocattoli digitali per riscoprire l’essenza delle cose, dei valori davvero importanti, quali l’amicizia disinteressata, la natura, la semplicità da adottare come filosofia di vita.

In fondo Una lezione di vita, forse, per tutti noi, troppo presi per riuscire a cogliere il vero senso della vita.

Lo stile

Serra scrittore utilizza una lingua diversa da quella utilizzata come giornalista. Spesso fa sfoggio di una bella vena descrittiva, non di rado aulica e molto ricercata, come quando scrive:

La luce del tramonto estivo indora la stanza. Ogni cosa è illuminata ma niente produce riflesso, niente abbaglia, niente brucia, niente ferisce lo sguardo, tutta la luce è assorbita dalle cose come se fosse finalmente elargita nella giusta dose, senza gli eccessi e gli sprechi del giorno rovente appena trascorso. Il caldo ha allentato la morsa, la pelle ha smesso di traspirare, i prati di boccheggiare.

Il libro

Michele Serra
Le cose che bruciano
Feltrinelli, 2019

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Luigi Milani
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Luigi Milani

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.

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