queer

Queer significato e uso del termine

Sempre più spesso si usa il termine queer per riferirsi al mondo LGBTQ+ in senso ampio: eppure le due cose non si equivalgono. Il primo potremmo definirlo un termine-ombrello (linguisticamente dovremmo parlare di iperonimia), il secondo è un acronimo che indica una parte del mondo queer.

Ricordiamo che LGBTQ+ è un acronimo e vuol dire lesbica, gay, bisessuale, transessuale, queer e altro ancora. Con questa sigla, insomma, si vogliono cogliere le differenze e le varie sfumature delle identità sessuali.

Queer, significato del termine

Il vocabolario Treccani dà due significati per il termine queer.

Il primo è omosessuale, il secondo strano, ambiguo stravagante e simili “anche con valore spregiativo”. Effettivamente, letteralmente parlando, il termine queer giunge dall’inglese e significa “eccentrico”, “insolito”. Il suo significato è mutevole e nasce in contrapposizione a tutti quegli stereotipi che sono diffusi nell’ambiente gay. In pratica, queer è un termine onnicomprensivo per indicare le persone gay, lesbiche, bisessuali, asessuali, transgender, intersessuati e le altre varie denominazioni che si possono trovare.

Si tratta di un termine che va al di là della rigida visione della vita. Non è affatto vero che si è o etero o gay e le etichette, in ogni caso, lasciano il tempo che trovano.

Uso del termine

Nella lingua inglese, come dicevamo, il termine vuol dire “bizzarro”, “strambo” e in questo senso lo troviamo utilizzato già nel XIX secolo.

Nel corso del tempo ha mutato significato. Negli anni Settanta del secolo scorso era utilizzato in Inghilterra in senso dispregiativo (come è il termine frocio in italiano). È per questo motivo che nel mondo anglofono ci sono alcuni movimenti che ancora oggi non vedono di buon occhio questo termine, per via delle sue origini offensive.

Negli anni Novanta il termine queer ha una nuova vita e diviene popolare, grazie al gruppo di attivisti inglesi Queer Nation che si riappropriano del termine e lo rivendicano come altamente indicativo del loro modo di essere e di sentire.

Su questa scia, il termine queer giunge in Italia come parola che rivendica tutto un cammino di diritti, di uguaglianza e di libertà che oggi è ancora lungo da compiere.

Foto | nancydowd da Pixabay

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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