lingua bella

Lingua bella, lingua brutta e lingue funzionali

La questione della lingua bella tiene sempre banco. Non è un caso che tra le ricerche più effettuate in merito sui motori di ricerca troviamo domande come: qual è la lingua più bella da ascoltare? Qual è la lingua più romantica? Qual è la seconda lingua più bella al mondo?

E ancora. Quanto spesso diciamo: “Mi piace questa lingua, suona bene!”, oppure, al contrario: “Troppo dura!”. E ancora: “Mi piace il francese perché ha un suono avvolgente”, “A me il portoghese perché sa di carnevale. Portoghese brasiliano, ovviamente”.

In queste valutazioni, in genere, ci lasciamo guidare da un gusto personale e da quella che potremmo definire “estetica linguistica” o più semplicemente “orecchio”.

Il mito della lingua bella

A ben guardare però e su base squisitamente teorica non esistono lingue belle e lingue brutte, ma lingue funzionali. Scopo principale di un codice linguistico è permettere una efficace comunicazione all’interno di un determinato popolo, veicolarne la cultura e conservarne memorie ed esperienze come se fosse un’immensa biblioteca.

Accanto a questi tecnicismi, c’è senz’altro spazio per delle curiosità che mai avremmo immaginato. A parte le lingue che ci sono familiari, vuoi per percorsi scolastici, che per interessi personali, esistono degli idiomi che potremmo a dir poco definire curiosi. È il caso della lingua cabarda o cabardina, una lingua caucasica, che possiede ben quarantotto suoni consonantici: un’enormità paragonato al nostro “povero” italiano che si ferma alla metà. A un così vasto corredo di consonanti corrisponde un sistema vocalico ridotto all’osso, solo due vocali e per di più fortemente irregolari. Nulla da dire, allora se nella stessa area geografica si parli l’Ubykh, lingua con ottantuno consonanti.

L’universo linguistico ha un merito impareggiabile: ci abitua alle prospettive cangianti. Un piccolo esempio lo potremmo trovare a pochi chilometri dalle nostre frontiere, nella Repubblica Ceca. Ognuno di noi saprebbe riconoscere senza problemi una vocale. Come ci comporteremmo, allora, di fronte alle parole vlk (lupo)? O a smrt (morte)? Dove sono finite le vocali? Semplice: in ceco “l” e “r” sono vocali.

A questo punto dovremmo cominciare a modificare il concetto di stranezza, per lo meno in ambito linguistico. Una lingua può essere sì particolare e forse avere dei suoni buffi, ma ciò che davvero conta è che sia efficace e che, per dirla in modo semplice, faccia bene il proprio lavoro.

Foto | icsilviu da Pixabay

Natale Fioretto

Natale Fioretto

Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.

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