dicembre
Il mese di dicembre in un'illustrazione fiamminga del XVI secolo

Dicembre: frasi, citazioni, poesie e proverbi

Dicembre, l’ultimo mese dell’anno civile, è uno scrigno di sensazioni ed eventi: c’è Natale, c’è la festa dell’Immacolata, inizia la stagione invernale, finisce l’anno. Il nome del mese è dovuto al fatto che era il decimo mese del calendario romano che iniziava con il mese di marzo.

Questo è un mese cantato da molti poeti e poetesse, anche al di là del Natale, come anche ritorna in diversi proverbi popolari.

Frasi su dicembre

  • Com’è che si è fatto tardi così presto? Prima che sia pomeriggio arriva già la sera. Dicembre viene prima di giugno. Il tempo è volato via lesto. (Dr. Seuss)
  • Dicembre. Fa freddo e secco. Sento i morti che si avvicinano a noi, sento le ossa delle foglie morte fare rumore sotto i piedi di luce. L’inverno fa il lavoro dei grandi maestri: semplifica. (Christian Bobin)
  • Dio ci ha donato la memoria, in modo da poter avere le rose anche a dicembre. (James Matthew Barrie)
  • I calendari… corrono tutto l’anno… fino a dicembre… e poi decollano! (Garfield)
  • Il respiro invernale di dicembre sta già offuscando lo specchio, ghiacciando la cornice, oscurando la memoria dell’estate … (John Geddes)
  • Nel freddo dicembre odorose ghirlande sventolano e gonfi raccolti sonnecchiano sotto la neve. (Alexander Pope)
  • Una cosa facile da avere nel mese di dicembre è il sangue freddo (Alphonse Allais)
  • Vieni, vieni tu, vento rapace di dicembre! E soffia, soffia via le foglie secche dall’albero! (Samuel Taylor Coleridge)

Poesie per l’ultimo mese dell’anno

Dopo le frasi, diamo uno sguardo alle poesie su dicembre, questo mese così pieno di romanticismo e di ricordi.

Mattino di dicembre, di Fëdor Ivanovič Tjutčev

Mattino di dicembre è la prima poesia che vi proponiamo per celebrare questo mese. Si tratta di un testo composto nel 1859 dal poeta russo Fëdor Ivanovič Tjutčev (1803-1873); la traduzione è di Tommaso Landolfi.

La luna in cielo, e imperturbata
l’ombra notturna è tuttavia:
regna tranquilla, senza darsi conto
che il giorno ormai già s’è scrollato,

che, sebben pigri e dubitosi,
l’uno s’aggiunge all’altro raggio
nel mentre il cielo del notturno
trionfo tutto ancora splende.

Ma non andranno due, tre istanti,
vaporerà la notte dalla terra,
e col fulgore delle apparizioni,
ci avrà afferrati il mondo diurno…

Dicembre, di Vittoria Aganoor Pompilij

Dalla Russia passiamo all’Italia con il compimento Dicembre, di Vittoria Aganoor Pompilj (1855-1910), tratto dalla raccolta Leggenda eterna.

Qua e là per la campagna irti si drizzano
al cielo i rami delle piante esauste.
Piove; incombe sull’ampia solitudine
desolata, il silenzio.

Sulla deserta immensità dell’anima
talor mute così piovon le lagrime;
umane braccia così al ciel protendonsi
talora, emunte e supplici.

Tutto tace, di Diego Valeri

Diego Valeri  (1887-1976) imprime a questa poesia invernale il moto forzato della tempesta e la quiete sospesa dell’attimo che segue il diluvio. Lo sguardo si fissa poi sul passo lento della colomba che sale pacifica sul crinale del tetto a sancire la pace fatta fra cielo e terra.

Tristi venti scacciati dal mare
agitavano la città notturna.
Da nere gole aperte tra le case
rompevano, invisibili
ombre, con schianti ed urla;
si gettavano per le vie deserte
ferme nel bianco gelo dei fanali,
urtavano alle porte
sbarrate, s’abbrancavano alle morte
rame d’alberi dolenti,
scivolavano lungo muri lisci,
dileguavano via, serpenti,
con fischi lunghi e lenti strisci…

Ora mi sporgo nell’attonita pace
della grigia mattina: tutto tace.
Teso il cielo di pallide bende.
Il gran cipresso, assorto, col suo verde
strano, nell’alta luce. Un coccio lustra
tra la terra bruna dell’orto.
Finestre senza tende, cupe,
guardano intorno. Non c’è voce umana,
grido d’uccello, rumore di vita,
nell’aria vasta e vana.
C’è solo una colomba,
tutta nitida e bionda,
che sale a passi piccoli la china
d’un tetto, su tappeti
fulvi di lana vellutata, e pare
una dolce regina
di Saba
che rimonti le silenziose scale
della sua fiaba.

Lo stesso fatuo alone, di Leonardo Sinisgalli

Leonardo Sinisgalli (1908-1981) nella poesia Lo stesso fatuo alone (da Vidi le Muse) ci parla di un mese in attesa:

Lo stesso fatuo alone della veste
rossa nel fumo delle nebbie di un tempo,
lo stesso sgomento se tra gli alberi piovosi
mi riporta dicembre a questa svolta.
Tu non vieni. La pena non ritarda
lungo le mura, una voce
mi chiama o il tuo colore che arde
sotto la pioggia fine.
(La fioraia
grida le eglantine.)
Tu non vieni.
La pena non ritarda
e fa più dolce il bene che ti aspetta.
(Entro lo scroscio della grondaia
una voce diletta…)

Dicembre nella stanza, di Siro Angeli

Malinconico Siro Angeli (1913-1991) che parla dell’ultimo mese dell’anno dall’interno di una stanza (da L’ultima libertà).

Dicembre nella stanza
vuota mi inoltra. Duole
agli occhi quel riflesso
di sole che si insinua

dalle persiane. Sole
sul bianco soffitto
due mosche immote stanno.
Ma la vita continua

dicono. Il raggio fruga
inquieto l’ombra, sfiora
il letto intatto. Dentro
lo specchio c’è una fuga

di oggetti che ti ignorano.
Rigermina, all’inganno
del raggio, una precaria
estate. Ed ebbre, adesso,

le mosche in una danza
d’amore e morte vanno.
La vita è così varia.
D’oro per un momento

palpitano nell’aria;
poi giù sul pavimento
scendono a capofitto
come la mia speranza.

Dicembre è sempre stato il mese, di Lars Gustafsson

Lo svedese Lars Gustafsson (1936) ci porta nel dicembre del profondo nord, in cui il buio è sempre più buio e l’attesa della luce del sole è pregna di speranza (da Sulla ricchezza dei mondi abitati, a cura di Maria Cristina Lombardi):

Dicembre è sempre stato il mese
in cui si smetteva di esistere.
Si diventava una parentesi nel buio, o poco più.
Si accendevano lanterne, lampade e candele.
Ma era evidente
che non bastavano
contro il fiume straripante delle tenebre.
È facile capire
un messaggio natalizio
più pagano, più primitivo:
A qualsiasi costo con torce e fiaccole
riavere una luce solare
il cui ritorno non era mai scontato.

Proverbi sul mese di dicembre

L’ultimo mese dell’anno è presente in diversi proverbi insieme al freddo della stagione invernale e al fatto che arriva il Natale

  • Dicembre ammazza l’anno e lo sotterra
  • Neve decembrina per tre mesi ci rovina
  • Dicembre con rugiade, inverno con due spade
  • Seminare decembrino, vale meno di un quattrino
  • Dicembre favaio
  • Dicembre imbacuccato, grano assicurato
  • Dicembre nevoso, anno fruttuoso
  • Dicembre, dà freddo al corpo ma gioia al cuore
  • Dicembre, davanti t’agghiaccia e di dietro ti offende
  • Dicembre, piglia e non rende

Il calendario decembrino è costellato da santi e anche per queste celebrazioni la saggezza popolare ha coniato diversi proverbi:

  • 1
    • Per Sant’Ansano, uno sotto e uno in mano (il riferimento è agli scaldini)
  • 2
    • Santa Bibiana, quaranta giorni e una settimana
  • 5
    • Per San Crispino, la neve sullo spino
  • 6
    • Per San Niccolò di Bari, le rondini passano i mari
    • Per San Nicola, i bimbi vanno a scuola
    • San Niccolò di Bari è la festa degli scolari; festa o non festa, a scuola non si resta
  • 13
    • A Santa Lucia, un passo di gallina
    • Da Santa Lucia a Natale, il dì allunga un passo di cane
    • Per Santa Lucia e per il Natale, il contadino ammazza il maiale
    • Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia
  • 28
    • Per gli Innocentini, son finiti tutti i quattrini

Foto | Di Anonimo (Flemish) (Walters Art Museum: Home page  Info about artwork) [Public domain o Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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