Albert Camus

Albert Camus, voce autentica e squisitamente umana

“Fui posto tra la miseria e il sole, a uguale distanza. La miseria m’impedì di credere che tutto è bene sotto il sole e nella storia; il sole mi insegnò che la storia non è tutto.” Le celebri parole di Albert Camus (1913-1960), scritte e pronunciate in un tempo ormai lontano eppure ancora inconfutabilmente vere e attuali, inquadrano il pensiero e il sentimento di un intellettuale che fece della propria breve esistenza terrena un baluardo contro il sopruso, l’ingiustizia, la ferocia che, senza via di scampo, bestialmente uccide e condanna.

Albert Camus: la sua vita, le sue idee, i suoi libri

Nato in una famiglia di coloni francesi, i cosiddetti pieds-noirs d’Algeria, Albert Camus conobbe da vicino il dramma della povertà, le tensioni che in quegli anni attraversavano le colonie francesi; quel fuoco basso e strisciante sempre pronto ad alzare la testa. A divampare rabbioso sotto la cenere.

Insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1957, solo tre anni prima di perdere tragicamente la vita in un incidente automobilistico sulla strada per Parigi, Albert Camus rimane ancora oggi una delle voci più autentiche e squisitamente umane del Novecento. Stella fulgida e mai sulfurea chiamata a illuminare (e ad analizzare in profondità) la condizione dell’uomo.

Un uomo chiuso nella sua vasta tragedia. Eternamente prigioniero di quella scissione tra sé e la propria esistenza in cui l’unica via da seguire è quella della lotta contro l’ingiustizia. La sopraffazione. La violenza.

5 libri di Albert Camus che devi leggere

Per capire allora meglio e più a fondo questo grande scrittore d’oltralpe, morto a soli quarantasei anni, non ci resta che leggere (almeno) cinque suoi indimenticabili libri. Buona lettura a tutti.

Lo straniero

È il romanzo che nel 1942 fece conoscere Albert Camus. La storia di un modesto impiegato di Algeri, processato e condannato a morte per l’assassinio di un arabo, diventa pretesto e occasione per evidenziare l’assurdità dell’esistenza umana, quel suo procedere drammaticamente in circolo in cui si affollano – uno accanto all’altro – gli interrogativi. Le domande spietatamente senza risposta.

La peste

Siamo nella città algerina di Orano dove scoppia una violenta epidemia di peste. Qui il dottor Rieux, senza mai tirarsi indietro, assiste i malati (via via sempre più numerosi), diventando il testimone-narratore dell’intera tragica vicenda. Sullo sfondo, o accanto a lui, si muovono molte altre figure. Uomini impegnati, in un modo o nell’altro, a sopravvivere al terribile morbo, quotidianamente alle prese con la propria inesorabile, fragile mortalità.

Il libro uscito nel 1947 diventò un istantaneo best-seller, vincendo anche il prestigioso Prix des Critiques.

La caduta

Un’altra grande opera in cui il protagonista (in questo caso l’avvocato Jean-Baptiste Clamence) diventa specchio e immagine dell’assurdo che domina la vita umana. Uno stato accettato e condiviso dove l’esistenza dell’uomo si appiattisce in una serie di ripetizioni destinate però ad alimentare un profondissimo senso di malessere ed estraneità.

La morte felice

Un romanzo scritto e terminato negli anni ‘30 ma pubblicato soltanto dopo la scomparsa dello scrittore. L’opera ci racconta le vicende di Patrice Mersault, giovane e solitario impiegato che insegue da sempre la felicità. Una felicità, infine, raggiunta, ma che una malattia fatale minaccia sempre più da vicino. L’uomo comprende, però, come anche la morte possa farsi fedele specchio di quell’intimo benessere: un’esistenza nutrita di felicità non può che implicare una dipartita altrettanto felice.

Il primo uomo

Il libro rimasto incompiuto (il dattiloscritto fu trovato tra i rottami dell’auto di Camus) venne pubblicato solo nel 1994 per volere della figlia Catherine. Un romanzo autobiografico dove lo scrittore ripercorre le tappe della propria esistenza, dal suo essere figlio di coloni francesi in terra d’ Algeria al suo intenso e doloroso amore per quella figura materna, fragile e incerta, che lascerà la guida della famiglia e l’educazione del giovane Camus alla propria madre, donna ben più volitiva ed energica.

Via | Interesting Literature
Foto | fogbird via Depositphotos

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Giorgio Podestà

Giorgio Podestà

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Con Graphe.it ha pubblicato la silloge poetica «E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo» e il saggio «Breve storia dei capelli rossi».

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