Henrik Ibsen

Henrik Ibsen, femminista ante litteram

Quando un drammaturgo o un poeta viene definito attraverso il suo amore per le donne, si pensa o a un amore letterario per le protagoniste delle sue opere, pur chiacchierate come Flaubert e la sua Madame Bovary. Oppure a un amore carnale, che oltrepassa la letteratura e si concretizza nella vita reale, come nel caso di D’Annunzio. Quando vi dico, invece, che Henrik Ibsen, il grande autore norvegese, amava le donne, intendo dire che le stimava nel profondo. Si guadagnò da più parti il soprannome di “femminista della prima ora”.

Alcune opere di Ibsen

Tutto questo si evince già nel personaggio di Nora, la protagonista di Casa di bambola (1879).

Casa di bambola, l’opera più nota di Ibsen

Una donna che nel corso della commedia attraversa un processo di maturazione che la condurrà da moglie capricciosa e frivola – ossia come venivano viste le donne a quell’epoca – a portabandiera della libertà individuale, simbolo del coraggio di emanciparsi e autorealizzarsi che dovrebbe essere propria di ogni essere umano, maschio o femmina.

Nora prende coscienza dell’inutilità della propria vita, imprigionata in quella che definisce, appunto, una casa di bambola, e del proprio ruolo rinchiuso in quello di una marionetta nelle mani del marito padrone, talmente maschilista da chiamarla “allodola”. Solo in apparenza un vezzeggiativo, in realtà un chiaro segno della scarsa considerazione nei suoi confronti.

“Casa di bambola” ha sollevato una fortissima reazione; le fazioni si fronteggiano bellicose; l’intera grossa tiratura del libro, ottomila esemplari, è andata esaurita nel giro di due settimane e si sta già preparando una ristampa. Oggetto della contesa non è il valore estetico del dramma, ma il problema morale che pone. Che da molte parti sarebbe stato contestato lo sapevo in anticipo; se il pubblico nordico fosse stato tanto evoluto da non sollevare dissensi sul problema, sarebbe stato superfluo scrivere l’opera.

Così scriveva Ibsen, a dimostrazione che neppure quello che oggi conosciamo come il civilissimo nord – almeno per quanto riguarda la parità di diritti – in epoca postromantica era immune da pregiudizi e machismi. Questo perché parliamo di un’epoca, la seconda metà dell’Ottocento, in cui grande protagonista era la neonata media borghesia, con tutte le sue radicate contraddizioni.

Spettri

Ma allora, se protagonista vera del teatro di Ibsen è la borghesia, antagonista è certamente la donna. Per lo meno la donna capace di discostarsi dai dettami e dai cosiddetti valori morali di allora. In Spettri, dramma in tre atti datato 1881, la vedova Helene si trova ben presto a dover combattere con l’ipocrisia che il suo lutto le impone, addirittura a scapito della vita del figlio, che sembra il prezzo da dover pagare. Ma anche nell’atto estremo del somministrargli la morte su richiesta, il suo ultimo ripensamento è solo in apparenza assenza di coraggio, quando invece di tale virtù questa donna incarna l’esempio più alto.

Hedda Gabler

Vivace, intrigante, pieno di sfumature e di pieghe tutte da scoprire è il personaggio di Hedda, protagonista di Hedda Gabler, pubblicato nel 1990. Qui l’idea di una donna alla ricerca della propria indipendenza arriva all’eccesso. La sua ambizione, la sua insoddisfazione e il fascino che su di lei esercitano fama e successo la portano a precipitare in una spirale di odio e cattiveria che ne rendono la personalità inevitabilmente più attraente.

La donna del mare

Gelosia e palpiti amorosi anche lontani dall’indiscutibile ideale di fedeltà femminile dell’epoca, animano anche Elida, protagonista di La donna del mare. Questo elemento naturalistico, che tanto caratterizza il paesaggio dei fiordi norvegesi in cui è ambientata la vicenda, diventa parte del dramma stesso. Se onde gigantesche, infatti, agitano le acque, tumulti imperscrutabili tormentano l’animo della poveretta che rinuncerà alle vagheggiate trasgressioni per restare nei canoni dell’epoca. Non per un cliché, tuttavia, bensì per una scelta meditata e ricca di consapevolezza.

Il costruttore Solness

Infine citiamo il caso di Il costruttore Solness. È un’opera del 1892 in cui troviamo un contraltare a tutte queste figure femminili. È, appunto, il potente imprenditore Halvard Solness il quale, accecato dall’incomprensibile passione per una ragazza poco più che adolescente, ne viene travolto e sprofonda in un abisso dal quale non uscirà più. Anzi, lo porterà prima alla rovina e poi alla morte.

Foto | WikiCommons

Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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