Le letture classiche sono opere che cambiano la vita, capaci di dialogare con ogni generazione di lettori. Ma spesso il ritmo frenetico della vita moderna ci impedisce di avvicinarci a questi capolavori. Come scriveva Italo Calvino: “Un classico è un libro che non ha mai terminato di dire quel che ha da dire ai suoi lettori”. Eppure, lo stesso Calvino ammetteva quanto sia difficile trovare il tempo per leggerli davvero.
Letture classiche per un weekend: 6 libri da riscoprire
La soluzione? Iniziare da opere più brevi, che permettano di ritrovare il piacere della lettura e di costruire l’abitudine necessaria per affrontare in seguito i tomi più impegnativi. Ecco sei capolavori che si possono leggere comodamente in un weekend.
Le Cosmicomiche: quando Calvino incontra il cosmo
Iniziamo proprio da Italo Calvino e dalla sua raccolta del 1965, Le Cosmicomiche. Narrate dalla prospettiva del misterioso essere cosmico Qfwfq, queste storie trasformano fenomeni scientifici in racconti surreali e fiabeschi. Nel primo racconto, “La distanza della Luna”, l’idea che un tempo la Luna orbitasse molto più vicina alla Terra diventa il pretesto per una storia d’amore tra satelliti.
Nonostante l’ambientazione cosmica, Calvino esplora temi profondamente umani: memoria, linguaggio e l’arte del raccontare stesso.
Letture classiche russe: La morte di Ivan Il’ič
Lev Tolstoj è celebre per Guerra e pace e Anna Karenina, opere monumentali che richiedono mesi di lettura. Ma tra i suoi capolavori figura anche La morte di Ivan Il’ič (1886), una novella che merita lo stesso rispetto dei romanzi maggiori.
La storia racconta gli ultimi giorni di Ivan Il’ič Golovin, funzionario della Corte di Giustizia, la cui vita era stata “semplicissima, banalissima e perciò orribilissima”. Dopo una banale caduta mentre appendeva delle tende, Ivan inizia a sentire un dolore costante al fianco, che si rivela essere un male terminale.
La novella diventa una toccante meditazione sul dominio della morte sulla vita e su cosa significhi vivere autenticamente. I simboli del successo sociale che Ivan aveva perseguito con tanto ardore – il lavoro prestigioso, la casa imponente, quelle maledette tende – si dissolvono di fronte al dolore e alla disperazione esistenziale.
Steinbeck e il peso della ricchezza: La perla
John Steinbeck, come Tolstoj, ha scritto capolavori che richiedono tempo e dedizione. Furore e La valle dell’Eden sono pietre miliari della letteratura americana, ma anche mattoni che scoraggiano il lettore frettoloso.
La perla (1947) racconta di Kino, povero pescatore di perle che vive sulla costa della Baja California con la moglie e il figlio piccolo. Quando il bambino viene punto da uno scorpione, Kino si immerge disperatamente alla ricerca di ostriche per pagare le cure. Trova “la Perla del Mondo”, un gioiello perfetto che promette di trasformare la vita della famiglia.
Steinbeck intreccia temi di avidità, famiglia, pregiudizio e corruzione attraverso un motivo musicale, usando un linguaggio melodico per esprimere il mondo emotivo di Kino. Come un rondò, il ritornello della famiglia si alterna con temi contrastanti, costruendo verso un finale agghiacciante.
L’orrore quotidiano: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
Robert Louis Stevenson pubblicò nel 1886 questa novella come “penny dreadful”, venduto a un solo scellino. Oggi è considerato un capolavoro vittoriano, anche se la rivelazione finale è così nota che è impossibile leggerlo come un giallo.
Ma come notava Calvino, un classico è un libro che “quanto più crediamo di conoscerlo per sentito dire, tanto più ci appare nuovo, inaspettato, inedito, quando lo leggiamo davvero”. La storia non segue né Jekyll né Hyde, ma Gabriel Utterson, avvocato un tempo amico intimo di Jekyll. Quando iniziano a circolare voci sul comportamento bizzarro di Jekyll e sui suoi rapporti con il losco Hyde, Utterson teme che l’amico sia vittima di ricatto.
In sole cinquanta pagine, Stevenson crea un test di Rorschach narrativo. I lettori vi hanno letto allegorie, favole, storie di fantasmi, e vi hanno trovato temi che spaziano dalla dipendenza all’analisi freudiana, dal darwinismo sociale alla repressione sessuale.
L’incubo di Hill House: il gotico moderno di Shirley Jackson
L’incubo di Hill House (1959) di Shirley Jackson è forse la più grande storia di casa infestata mai scritta. Scrittori come Stephen King e Dan Simmons l’hanno definita una delle storie più spaventose mai raccontate.
La protagonista è Eleanor Vance, giovane donna introversa che ha passato anni ad accudire la madre invalida. Viene invitata da un investigatore del paranormale a unirsi a un gruppo di ricerca che trascorrerà l’estate a Hill House per studiare il sovrannaturale. Il gruppo incontra eventi inquietanti e potenzialmente paranormali, ma resta aperto se si tratti di fantasmi, poteri psichici latenti di Eleanor, o semplicemente manifestazioni delle nevrosi del gruppo.
Jackson costruisce la suspense attraverso immagini vivide e l’esplorazione di temi come famiglia, isolamento, libertà e dissociazione. Il romanzo vanta anche uno dei migliori incipit di sempre: “Nessun organismo vivente può continuare a lungo a esistere sanamente in condizioni di realtà assoluta; anche le allodole e le cavallette, si suppone, sognano”.
Una volta sola nella vita: l’amore tra le miniere
Tra le letture classiche meno conosciute al grande pubblico italiano figura Una volta sola nella vita di Tom Hanlin, pubblicato da Graphe.it edizioni, magistralmente tradotto da Giorgio Manganelli. L’autore scozzese, che sperimentò in prima persona fatica e rischi del lavoro in miniera, presenta così il suo romanzo: “Se voi vi sentite tanto superiori da non riuscire a interessarvi di minatori e di serve, smettete di leggere. D’ora in poi, io mi rivolgo ai minatori ed alle serve di tutto il mondo”.
Hanlin abbandonò gli studi a quattordici anni per lavorare prima in fattoria e poi in miniera, dove rimase per vent’anni. John Steinbeck aveva un’altissima opinione di questo autore prolifico e definì Una volta sola nella vita “meraviglioso”.
È la storia di un giovane amore che infiammò un uomo e una donna, come una volta nella vita accade a tutti, poveri e ricchi; ma ai poveri è destinato di invecchiare più rapidamente. La scrittura è asciutta, ogni vocabolo pesa di molti significati, così crudelmente precisa da far sembrare il nero delle parole più nero ancora sulla pagina, come carbone.
Il valore personale delle letture classiche
Calvino nel suo saggio sui classici non fa “distinzioni di antichità, di stile o di autorità”. Antico o moderno, rispettato o relativamente sconosciuto, un classico risuona con una risonanza personale. La vostra idea di classico può essere diversa da quella di altri lettori, ma è un libro verso cui “non potete rimanere indifferenti, e che vi aiuta a definirvi in rapporto e magari in contrasto con lui”.
Non siete obbligati a leggere questi o altri classici per dovere oppure obbligo. Non dovete spuntarli da qualche lista arbitraria di letture obbligatorie. Un classico diventerà il vostro classico solo se lo leggete perché lo desiderate. Dovrebbe essere perseguito come un’esperienza gioiosa e arricchente, fine a se stessa.
Come scrive Calvino: “I classici sono quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli”.
Forse è questo il weekend giusto. Forse il prossimo. In ogni caso, questi libri e molti altri vi aspetteranno quando sarete pronti, perché le letture classiche hanno il dono dell’eternità: sanno aspettare il momento perfetto per rivelarvi tutti i loro segreti.
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