Sappiamo bene quanto ancora siano utili le recensioni di libri: per guidare nella scelta tra fin troppa offerta, suggerire quando si è incerti, ispirare informando, magari fornendo una più ampia visione rispetto a qualche titolo che potrebbe sfuggire. Insomma, le ragioni sono tante ma implicano anche una certa fiducia rispetto a chi le pubblica, sebbene mantenendo la propria capacità di giudizio e la voglia di approfondire prima di portare a casa un libro. Proprio a proposito di fiducia, come distinguere le buone recensioni di libri dalle marchette?
Marchette editoriali ovvero quando il fine è osannare senza etica
Spieghiamo meglio cosa si intende per “marchette”, in tema di editoria. Si tratta di tutte quelle recensioni non obiettive o sincere, basate sulla volontà di far emergere un certo libro o un certo autore. In pratica: promozione commerciale. La volontà di pubblicizzare insomma, mascherata da recensione. Dunque, in questo caso, nessuna critica obiettiva ma qualcosa il cui fine è osannare: nessun ruolo etico del recensore né trasparenza. Come distinguere, quindi, le buone recensioni di libri dalle marchette?
Ogni autore può essere “criticabile”
Una recensione onesta non esalta senza mai evidenziare o cogliere punti deboli di un testo. Possono esserci e farli conoscere non significa demolire il libro, bensì essere corretti e fornire tutto ciò che è possibile per aiutare nella scelta.
Ogni autore deve essere criticabile, anche un Premio Nobel. Ma non lo si fa senza fornire spiegazioni. Sviscerare una critica negativa o positiva che sia argomentandola, è già di per sé una ragione per credere nell’onestà di chi scrive e nella sua conoscenza dei contenuti. Per intenderci, capita spesso – anche in giornali considerati seri o in siti accreditati – di leggere dei copia e incolla delle bandelle interne di un libro trasformatesi in recensioni. Chi scrive il più delle volte non ha neppure letto il libro in questione, ma automaticamente questo diventa il nuovo capolavoro!
Come distinguere una marchetta
Ecco, a proposito di capolavori: quanti titoli in uscita vengono oramai definiti “il nuovo capolavoro letterario”, “Il libro dell’anno”, “Il best seller che tutti attendevano”? E via di seguito con pseudo recensioni commissionate per osannare senza alcuno spirito critico o vere argomentazioni. Nessun dettaglio sull’opera, elogi privi di riferimenti, frasi estrapolate da agenzie stampa o dalla quarta di copertina e – caso strano – emerse proprio durante la campagna promozionale per l’uscita del libro.
Tutto è positivo, tutto è eccessivo, la trama e lo stile saranno perfetti e grandioso il coinvolgimento promesso, anzi garantito. Dunque non è poi così difficile riconoscere una marchetta.
Una riconoscibile indipendenza
Naturalmente ci sono dei blog letterari la cui politica è quella di recensire soltanto libri che hanno apprezzato, lasciando fuori pubblicazioni che considerano di poco valore piuttosto che demolirle. Si tratta anche questa di una preferenza lecita e onesta che non mostra la volontà di omaggiare chiunque bensì una riconoscibile indipendenza nella scelta e tale da non intaccare la fiducia dei lettori. La chiarezza d’intenti è identificabile e rappresenta una garanzia.
Ogni libro è di chi lo legge
Il rispetto per chi legge resta sempre una priorità, nel recensore serio e al di sopra delle logiche di mercato, fermo restando che qualunque lettore può non essere d’accordo con le sue conclusioni e il giudizio sull’opera. Infatti, benché uno degli ingredienti per una buona recensione debba essere l’obiettività – saper mettere da parte i propri gusti personali o una particolare predilezione per un certo autore – è altrettanto vero che il libro diventa di chi lo legge e ogni lettore – compreso il recensore – lo accoglie o rifiuta dando parti di sé, per quanto obiettivo e onesto possa essere il suo giudizio. Per questa ragione ogni storia ha chi la adora senza incertezze e chi la boccia con convinzione.
Caratteristiche delle marchette editoriali
In sostanza, ogni recensione – se onesta e assente di frasi da copia e incolla – dovrebbe aiutare i lettori, renderli più consapevoli, informarli e dar loro maggiori strumenti per orientarsi nel mercato letterario. Diffidare dunque di frasi stereotipate, elogi privi di motivazioni concrete o quando presenti palesemente banali, superficiali o trite, di maniera, ancor peggio simili a slogan pubblicitari, è già un passo avanti per distinguere le marchette in campo editoriale.
Spesso si incontrano schemi fissi, frasi immutabili, sfruttate per più pubblicazioni: si basano di frequente esordendo con banali dichiarazioni come “il libro più venduto al momento”, “il libro più tradotto in assoluto”, “la storia che tutti attendevamo”…
La libertà consapevole di scegliere
La linea di confine sempre più sottile tra messaggi pubblicitari e finte informazioni per i lettori ci viene in aiuto per distinguere le buone recensioni di libri dalle marchette, poiché le prime non mirano a influenzare allo scopo di vendere ma si prefiggono di aumentare la consapevolezza degli amanti della lettura. Una operazione commerciale manipola, una buona e onesta recensione comunica, lasciando liberi ma provvisti di maggiori strumenti per scegliere.
Foto | Depositphotos







Lascia un commento