Emily Brontë

Emily Brontë, eroina romantica anche nella vita

Diventare un pilastro della letteratura britannica romantica e un punto di riferimento addirittura mondiale con un solo romanzo. Questa è l’affascinante avventura di Emily Brontë (1818-1848).

Un traguardo al di là di ogni più rosea speranza per la quinta dei sei figli di un austero pastore della campagna inglese del XIX secolo. Soprattutto perché la sua istruzione si era svolta per buona parte del tempo tra mura domestiche e su materie aderenti al concetto di casa e focolare – come conveniva alle giovani dell’epoca – si era molto concentrata.

“Non dovresti conoscere la disperazione se le stelle scintillano ogni notte; se la rugiada scende silenziosa a sera e il sole indora il mattino. Non dovresti conoscere la disperazione seppure le lacrime scorrano a fiumi: non sono gli anni più amati per sempre presso il tuo cuore…”

Le Cime tempestose di Emily Brontë

Eppure Emily Brontë a neanche trent’anni partorì un indiscusso capolavoro, Cime tempestose. Lei che secondo le suore della malsana scuola di Cowan Bridge era “bambina adorabile, autentica favorita di tutta la scuola”. Sempre lei che per i colleghi di Law Hill risultava “disordinata, distratta e intrattabile”.

Condensato di tutte le più forti passioni umane, intriso in ogni pagina di quello spirito romantico tanto in voga all’epoca, è – in definitiva – la storia di un amore impossibile. Cime tempestose racconta l’amore tra Heathcliff e Catherine, separati dalle convenzioni sociali prima e dalla morte dopo. Un amore che non sa perdonare. Tuttavia un sentimento che deve incanalare quella dirompenza di cui si nutre trasformandosi in vendetta, il più freddo e implacabile dei sentimenti umani. Un amore che per trovare coronamento deve aspettare anni, se non addirittura generazioni, in questo caso.

Alla pubblicazione, nel 1847 (una seconda edizione postuma nel 1850) l’opera incontrò un’accoglienza tiepida da parte della critica. Non ne era stata compresa la potenza narrativa, oppure volutamente snobbata. Non è solo l’intreccio, infatti, a essere fenomenale, in Cime tempestose. Anzi, forse la sua carica innovativa maggiore sta nell’architettura del racconto. Un racconto portato avanti per digressioni successive che si aprono al lettore sotto forma di flashback e resoconti di narratori esterni.

Chi è stata Emily Brontë

Incredibile che tutto questo sia stato concepito dalla mente di una giovane donna che poco aveva vissuto, anche se certamente molto fantasticato.

Eppure Emily, che era cresciuta senza mamma e aveva dovuto affrontare la perdita precoce di due sorelle, un fratello e dell’amata zia, era anche lei un’eroina romantica a suo modo, che andava tracciando con la sua esistenza una parabola in qualche modo inversa a quella comune a molti grandi scrittori.

Se spesso, infatti, gli autori attingono alle proprie esperienze di vita per scrivere le storie dei loro libri, Emily Brontë al contrario immaginava le storie che scriveva e poi cercava disperatamente di viverle nella sua quotidianità; disegnava profili che poi, inconsapevolmente o no, incarnava nella sua condotta. Ad esempio, da vera eroina romantica, ormai allo stadio terminale della tubercolosi che l’affliggeva da tempo, continuava indefessamente a rifiutare cure mediche e perseverava nell’occuparsi delle faccende domestiche, anche le più faticose come aveva sempre fatto, chiedendo di vedere un dottore solo il giorno in cui, alla fine, spirò.

Le sorelle Brontë

Intrigante ma forse impossibile indagare l’alchimia dell’aria che le sorelle Brontë respirarono fin da piccole e che le portarono – tutte, seppur con esiti diversi – alla letteratura.

Charlotte – la più famosa, autrice di Jane Eyre – raccontò che creare storie era una specie di gioco, cominciato immaginando che ognuno fosse proprietario di un’isola… poi un giorno il padre regalò loro una scatola di soldatini e come per magia si concretizzarono sotto gli occhi i protagonisti dei loro primi cicli narrativi, andati per lo più perduti.

In questo humus Emily nel 1836 scrisse la prima delle oltre 200 poesie del suo genio giunte fino a noi: Will the day be bright or cloudy?, in cui l’avvenire di una bambina viene paragonato alle varie fasi evolutive della giornata, dall’alba fino al tramonto.

Sono trascorsi oltre due secoli dalla nascita di questo talento, spentosi in un soffio. Ma i suoi personaggi non sono invecchiati di un giorno.

Foto | Wikimedia Commons

Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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