Christine de Pizan (1364-1430)

Christine de Pizan, la prima donna a vivere di scrittura

Un nome francese dietro cui in verità si cela un’italiana. Christine de Pizan (1364-1430) nacque infatti a Venezia dove il padre, medico e astrologo di origine bolognese, rivestiva la carica di consigliere per gli affari esteri della Serenissima.

Fu proprio la fama dell’uomo – l’astrologia in quegli anni in bilico tra Medioevo e modernità aveva, non dimentichiamolo, un ruolo quasi fondamentale; nessun re o principe disdegnava gli avvertimenti delle stelle – a portare la famiglia in Francia presso la corte di Carlo V. Qui la giovanissima Christine ebbe modo di studiare, di approfondire le sue conoscenze, di dissetare (almeno in parte) quella sete di sapere che non le dava mai tregua.

Christine de Pizan: da Venezia alla corte di Carlo V

Un talento, il suo, che trovò nella scrittura il proprio sbocco naturale. La lettura di due libri apertamente misogini – uno di Giovanni Boccaccio, l’altro di Jean de Meung – la convinsero a prendere polemicamente la penna in mano e dare vita a una delle sue opere oggi più note: La città delle dame.

Un testo importante dove l’autrice sfoglia sapientemente la Storia, radunando in una città ideale, eretta in nome della ragione, della rettitudine e della giustizia, una schiera di donne abili e virtuose, in grado di sbugiardare una volta per tutte le accuse dei due celebri scrittori che, nel genere femminile, sembravano scorgere soltanto il male e il vizio.

Lo scriptorium e l’indipendenza economica

A capo di uno scriptorium, Christine de Pizan fu la prima donna a guadagnarsi da vivere con la scrittura.

Dopo la morte del padre e dell’amatissimo marito Étienne, la scrittrice, superato un primo, doloroso smarrimento per la loro scomparsa, compose Le Livre des cent ballades, destinato non solo a una grande popolarità presso la corte francese, ma anche a portarle tutta una serie di committenze che le consentì, dopo tanta inquietudine e incertezza, di mantenere dignitosamente se stessa, la madre e i propri figli (uno ahimè le morì in tenerissima età).

Nel 1418, nonostante il successo e la fama, decise di ritirarsi in un convento e tra quelle mura alte e silenziose, tra quei canti votati al cielo e non più alla terra, compose la sua ultima, grande fatica: un poema su Giovanna d’Arco, la celebre pulzella d’Orléans che, col suo coraggio e la sua fede indomita, era riuscita a risollevare le sorti della Francia da lungo (troppo) tempo in guerra contro gli inglesi.

Gli scritti

Qui di seguito un elenco di alcune delle sue opere.

  • Poésies diverses. Cent ballades, Virelays, Balades d’estrange façon, Ballades de divers propos, Les complaintes amoureuses, Lays, Rondeaux, Jeux à vendre, composti fra il 1399 e il 1402.
  • La Cité des dames, 1404-1405.
  • Le Livre des trois vertus à l’enseignement des dames, 1405.
  • Epistre à Isabelle de Bavière, 1405.
  • L’Advision Christine, 1404.
  • Les Heures de la contemplation de la Passion, 1420.
  • Le Ditié de Jehanne d’Arc, 1429.

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Giorgio Podestà

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