Santo Stefano

Santo Stefano: chi è (con una poesia di Leonardo Sinisgalli per il 26 dicembre)

Santo Stefano – o, per parafrasare le parole di Scipio Slataper, il giorno dopo Natale – è un giorno un po’ particolare. Si è reduci dalla festa più attesa dell’anno e si vive in un’atmosfera ovattata, tra il già e il non ancora, tra la festa appena passata e la quotidianità lavorativa che, ancora per un giorno, è sospesa (anche se di anno in anno  le feste natalizie cadono in modo da durare di più, a seconda del fatto che siano più o meno vicine al fine settimana).

Da Natale a Santo Stefano è un modo di dire che indica il durare pochissimo, come il tempo che trascorre tra questi due giorni, che sono successivi l’uno all’altro. Dal 1947 il giorno di Santo Stefano è festivo in Italia (ma anche in molti altri paesi europei). A quanto pare, non perché si voglia celebrare il primo martire della storia del cristianesimo, ma per allungare le feste di Natale. Nel Regno Unito e in molti paesi del Commonwealth delle nazioni la giornata di oggi si chiama Boxing Day e si fanno regali ai membri meno fortunati della società (anche se poi in diversi paesi è diventata la data di inizio per i saldi invernali).

Chi è santo Stefano

Stefano è il primo dei martiri di Cristo e uno dei sette che gli Apostoli scelsero al servizio della comunità, perché “pieno di fede e di Spirito Santo” (At 6, 5). In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore del Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, nel proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori (At 7, 55. 59-60). Saulo testimone della sua lapidazione (At 8, 1), ne raccoglierà l’eredità spirituale diventando apostolo delle genti. La sua memoria il 26 dicembre è ricordata in un “Breviario” siriano della fine del sec. IV e nel martirologio geronimiano (secolo VI). Ne fa menzione anche il Canone Romano.

Le fonti per la storia di questo martire

Ecco cosa dice il Martirologio Romano a proposito di santo Stefano:

Festa di santo Stefano, protomartire, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, che, primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre.

La morte di santo Stefano è raccontata negli Atti degli Apostoli. Eccone un passaggio:

Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: ”Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”. Allora, gridando a gran voce, [tutti quelli che sedevano nel Sinedrio] si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”. Detto questo, morì.
Saulo approvava la sua uccisione.

Natale e santo Stefano: cosa hanno in comune queste due feste?

Cosa c’entra santo Stefano con il Natale? Qual è il significato di questa festa che cade il giorno dopo (o due, per la chiesa ortodossa) in cui celebriamo la nascita di Gesù. Se lo è chiesto pure papa Francesco e ci affidiamo alle sue parole per una risposta autorevole:

Nel clima gioioso del Natale, questa commemorazione potrebbe sembrare fuori luogo. Il Natale infatti è la festa della vita e ci infonde sentimenti di serenità e di pace; perché turbarne l’incanto col ricordo di una violenza così atroce? In realtà, nell’ottica della fede, la festa di santo Stefano è in piena sintonia col significato profondo del Natale. Nel martirio, infatti, la violenza è vinta dall’amore, la morte dalla vita. La Chiesa vede nel sacrificio dei martiri la loro “nascita al cielo”. Celebriamo dunque oggi il “natale” di Stefano, che in profondità scaturisce dal Natale di Cristo. Gesù trasforma la morte di quanti lo amano in aurora di vita nuova!

E ancora un’altra spiegazione, sempre di papa Francesco:

Il ricordo del primo martire segue immediatamente la solennità del Natale. Ieri abbiamo contemplato l’amore misericordioso di Dio, che si è fatto carne per noi; oggi vediamo la risposta coerente del discepolo di Gesù, che dà la vita. Ieri è nato in terra il Salvatore; oggi nasce al cielo il suo testimone fedele. Ieri come oggi, compaiono le tenebre del rifiuto della vita, ma brilla ancora più forte la luce dell’amore, che vince l’odio e inaugura un mondo nuovo.

Santo Stefano è anche santa Stefania?

Il 26 dicembre è l’onomastico di chi si chiama Stefano. E chi ha il nome di Stefania quando festeggia? Solitamente il 26 dicembre è l’onomastico anche di chi si chiama Stefania. C’è da tener presente, comunque, che il 2 gennaio ricorre la memoria liturgica della beata Stefana Quinzani (1457-1530), quindi volendo si può prendere anche questa data come riferimento per il proprio onomastico.

Nel corso dell’anno, invece, i santi di nome Stefano sono diversi: magari potete scegliere un’altra data, lontana dal Natale, per festeggiare il vostro onomastico.

Una poesia di Leonardo Sinisgalli per il 26 dicembre

Proprio a Santo Stefano è dedicata una poesia di Leonardo Sinisgalli (1908-1981), che già abbiamo apprezzato in passato per una sua poesia dedicata al padre, noto come il poeta ingegnere o il poeta delle due muse, perché nelle sue opere ha fatto convivere cultura umanistica e cultura scientifica.

Stasera s’indovina al chiaro delle nevi
Che il giorno avanza con passi di gallo.
Dalla mia stanza erta
Guardo il ballo delle ombre nel solstizio.
C’è nell’aria un indizio
Di vita nuova, una speranza certa.
Forse è cuore che smania
In questa bianca squilla remota
O il vento che si stana.
Tra lo stridore delle pale il giorno
Vuoto è scacciato, un anno s’allontana
La luna tardi splenderà sul selciato.

Foto | Lorenzo Lotto, Public domain, attraverso Wikimedia Commons

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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