Prima di leggere alcune delle frasi memorabili dai romanzi distopici più celebri, forse è bene ripassare cos’è, esattamente, un romanzo distopico.
Una distopia – chiamata anche anti-utopia, utopia negativa o contro-utopia – è una realtà immaginaria ambientata in un futuro che deriva da tendenze o abitudini del presente considerate negative. In una distopia le persone vivono in una sorta di mondo alternativo dove la vita è a dir poco spaventosa
La distopia si contrappone all’utopia, un mondo futuro alternativo dove la vita è idilliaca. Nella maggior parte delle distopie la società o il mondo descritti presentano assetti sociali o politici opprimenti, tirannici. Molto spesso sono anche presenti condizioni tecnologiche o ambientali pericolose, al limite con la sopravvivenza.
Due i principali filoni di questo tipo di narrativa.
C’è quello dei totalitarismi, dove si parla di tematiche come divisioni in caste rigide, regimi di propaganda totalitari, la negazione del dissenso e dell’individualità, presenza di agenzie militari o governative che controllano continuamente la vita delle persone…
E c’è poi il filone postapocalittico, dove l’umanità è sull’orlo dell’estinzione a causa di un qualche cataclisma (spesso causato dall’uomo), dove non esiste più l’ordine sociale, morale o legale, con livello tecnologico ritornato indietro di secoli, dove la sopravvivenza diventa brutale…
Frasi memorabili dai romanzi distopici: la classifica
Ecco quindi una selezione delle frasi memorabili dai romanzi distopici che hanno segnato la storia della letteratura.
1984, George Orwell
- Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato
- Finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.
- Il Grande Fratello vi guarda.
- La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.
- Se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera.
Fahrenheit 451, Ray Bradbury
- Non voleva sapere, per esempio, come una cosa fosse fatta, ma perché la si facesse. Cosa che può essere imbarazzante. Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all’infelicità permanente.
- Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno.
- Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.
- Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza.
- È un bel lavoro, sapete. Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale.
La fattoria degli animali, George Orwell
- Quattro zampe buono, due zampe cattivo.
- Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo e dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
- Fu chiaro fin dall’inizio che ogniqualvolta c’era un lavoro da fare, il gatto si rendeva irreperibile.
- Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
- Il segno distintivo dell’uomo è la mano, lo strumento col quale fa tutto ciò che è male.
Hunger Games, Suzanne Collins
- Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!
- “Non voglio che dimentichi quanto è diversa la nostra situazione. Se tu muori e io sopravvivo, non avrò più ragione di vivere, una volta tornato al nostro distretto. Tu sei tutta la mia vita. Non sarei mai più felice!
- Se noi bruciamo, voi bruciate con noi!
- Lei ha acceso una scintilla che, se lasciata incustodita, può crescere e trasformarsi in un incendio che distruggerà Panem!
- È la peggiore tortura del mondo. Aspettare quando sai che non c’è nulla che tu possa fare.
Io sono leggenda, Richard Matheson
- Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro. Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l’abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perché in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.
- Ora sono io l’anormale. La Normalità è un concetto di maggioranza, la norma di molti, e non la norma di uno solo.
- Il tempo aveva perso la sua qualità pluridimensionale. Per Robert Neville esisteva soltanto il presente; un presente basato sulla sopravvivenza quotidiana, scandito dall’assenza di picchi di gioia o abissi di disperazione. Sono a un passo dallo stato vegetale, pensava spesso.
- Morire, senza conoscere la gioia intensa e il relativo conforto dell’abbraccio di chi si ama. Affondare in quel coma orrendo, poi nella morte, e forse tornare per compiere vagabondaggi sterili, spaventosi. Senza sapere cosa significasse amare ed essere amati. Una tragedia che superava quella di trasformarsi in vampiro.
- Qualche volta aveva indugiato nel sogno a occhi aperti di incontrare qualcuno. Più spesso, però, aveva cercato di adattarsi a ciò che gli pareva sinceramente inevitabile: l’idea di essere rimasto solo al mondo. Almeno nella porzione di mondo che poteva sapere di conoscere.
La lunga marcia, Richard Bachman (Stephen King)
- Dio mi guardi dai posti dove è piacevole abitare.
- Minestra di patate o filetto, un palazzo o una catapecchia non fanno differenza quanto siete morti. Ti mettono in una cassa come Zuck ed Ewing ed è tutto. Meglio vivere alla giornata, è questo che cerco di farvi capire. Se tutti la pensassero così, sarebbero molto più felici
- Non era previsto che tu camminassi sull’erba. Un’altra fregatura, ingenuo di un Garraty. Niente d’importante, solo un’altra piccola delusione. Insignificante, solo… non osare sperare niente, non contare su niente. Le porte si chiudono. Si stanno chiudendo una dopo l’altra
- Tutti i giochi sembrano onesti se uno si lascia imbrogliare una volta.
- Garraty pensava che i ricordi erano come una riga tracciata nella polvere. Più indietro si andava più era difficile distinguerla. Finché non c’era che sabbia liscia e il buco nero del nulla da cui uno era uscito. In un certo senso i ricordi erano come la strada. Era lì, reale, tangibile.
Neuromante, William Gibson
- Il cielo sopra il porto era del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto.
- «Non è che mi faccio» disse qualcuno mentre Case si apriva un varco a spintoni tra la calca per infilarsi dentro il Chat. «Solo che all’improvviso il mio corpo ha una drastica carenza di droga.» Era un accento da Sprawl, in una delle espressioni più tipiche dello Sprawl. Il Chatsubo era un bar per espatriati di professione: potevi andarci a bere per una settimana di seguito senza mai sentire due sole parole in giapponese.
- Inchmale le chiamò un taxi, uno di quelli che un tempo, quando era stata in città per la prima volta, erano tutti neri.
- Questo era color argento perlaceo. Con una scritta gotica in blu di Prussia che pubblicizzava una banca tedesca, o forse un software commerciale; era un simulacro arrotondato dei suoi predecessori neri, con la tappezzeria in finta pelle in una tonalità chiara di marroncino ortopedico.
- Night City era come un esperimento dissennato di darwinismo sociale, concepito da un ricercatore annoiato che tenesse un pollice in permanenza sul pulsante dell’avanti-veloce.
- È meraviglioso ciò che può fare la guerra agli affari di qualcuno.
- Dovrai pure odiare qualcuno, prima che questa storia sia finita.
L’ombra dello scorpione, Stephen King
- Anche la compagnia dei pazzi era meglio della compagnia dei morti.
- Dio chiede sempre un sacrificio. Ha le mani tutte insanguinate.
- Ha l’aspetto di uno qualunque che si incontra per strada. Ma quando sogghigna, gli uccelli cadono morti dai fili del telefono. Quando ti guarda in un certo modo, la tua prostata marcisce e la tua urina brucia. L’erba ingiallisce e muore quando lui sputa. È sempre fuori. È venuto fuori dal tempo. Non conosce se stesso. Ha il nome di mille demoni. Una volta Gesù l’ha spinto in un branco di maiali. Il suo nome è Legione. Ha paura di noi. Noi siamo dentro. Lui conosce la magia. Può chiamare le volpi e vivere nei corvi. È il re di nessun luogo. Ma ha paura di noi. Ha paura del… dentro.
- La gente che cerca con tutte le forze di fare ciò che ritiene giusto sembra sempre pazza.
- Sapendo che il passato è fuori dalla propria portata, forse è possibile perdonare.
I reietti dell’altro pianeta, Ursula K. Le Guin
- Dicono che non ci sia niente di nuovo sotto nessun sole. Ma se ogni vita non è nuova, ogni singola vita, allora perché nasciamo?.
- Liberate la vostra mente dall’idea del meritare, e allora comincerete a essere capaci di pensare.
- Per quanto sia intelligente, un uomo non può vedere le cose che non sa come guardare.
- Egli era solo su Urras, poiché veniva da una società che si era messa volontariamente in esilio. E sul proprio mondo [Anarres] era sempre stato solo perché si era esiliato dalla propria società. […] Ed era stato talmente sciocco da pensare di poter riunire due mondi ai quali non apparteneva.
- Lo iato, l’abisso che scavalchiamo con un’occhiata, con un tocco, con una parola, la cosa più facile al mondo. Guarda quanto è lontano, quando è addormentato. Ma ritorna, ritornare, ritorna…
La svastica sul sole, Philip K. Dick
- L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso.
- Strani tempi, quelli in cui viviamo. Possiamo viaggiare dovunque ci piace, anche sugli altri pianeti. Ma per che cosa? Per starcene seduti un giorno dopo l’altro, mentre il nostro morale e la nostra speranza ci abbandonano.
- Uno Stato non è migliore di chi lo guida.
- La vera posta in gioco nella guerra era: il vecchio contro il nuovo.
- Perché non rilassarsi un po’? Magari una passeggiata in macchina fino al Golden Gate Park, con lo zoo e i pesci? Fare una visita dove le cose che non possono pensare provano comunque gioia.
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