Un cervello dell’Età della pietra nell’Era degli schermi (Apogeo) è un saggio dello statunitense Richard E. Cytowic. Il sottotitolo rassicura: Affrontare distrazione e ansia senza farsi travolgere. È possibile?
Un cervello dell’Età della pietra nell’Era degli schermi: come conciliare il tutto?
Scopriamolo insieme attraverso la lucida analisi dell’autore, neurologo di grande fama. Ricordiamo anche la sua pubblicazione sul fenomeno della sinestesia scritta con David Eagleman (2011), con la quale si è aggiudicato la prestigiosa Medaglia Montaigne, riconoscimento per le ricerche scientifiche o filosofiche più innovative.
Dipendenza dagli schermi e mancate interazioni
E se davvero il nostro cervello non fosse immutato rispetto a quello degli uomini preistorici? Se realmente fosse ancora programmato per le esigenze di quel tempo? Cytowic afferma proprio questo e ce lo dimostra con un testo di 270 pagine nel quale affronta le motivazioni che stanno dietro le sue considerazioni. Parte da studi scientifici in merito, per esempio, al funzionamento del nostro cervello e delle sue singole aree. Giunge, quindi, poi alla attuale dipendenza dagli schermi che tutto sta modificando: l’interazione con gli altri, le capacità di ragionamento, collegamento, giudizio, e tanto altro. Perché
sebbene i dispositivi intelligenti offrano dei vantaggi, sono comunque agenti narcotizzanti.
Il pensiero critico
Parlando di bambini, per esempio, Cytowic lancia un allarme – e sappiamo che non è il solo – su quanto l’essere perennemente davanti a uno schermo ne violi le difese neurologiche disarmandoli, e sostituendo, tra le altre cose, la loro naturale inclinazione a socializzare.
Non arrestiamo la crescita psicologica e umanistica dei bambini che saranno gli uomini di domani, i partecipanti attivi della società. Non blocchiamone lo sviluppo di un pensiero o di una comunicazione chiara, ci esorta lo scrittore. Abbiamo davvero bisogno di iPad montati nelle culle, nei seggiolini delle auto e nei vasini?
Parlando inoltre di bambini un po’ più grandi, e poi di adolescenti, il neurologo precisa che stare perennemente connessi boicotta il pensiero critico, la capacità di creare collegamenti, il riflettere sul vivere, la necessità di riposo… L’autismo virtuale, per esempio, è stato riconosciuto di recente come problematica molto seria, il libro ne sviluppa ogni meccanismo.
Un cervello dell’Età della pietra nell’Era degli schermi: adulti e ragazzi dipendenti dalla distrazione
Tante sono le tematiche affrontate ma tutte sono collegabili al titolo del saggio: Un cervello dell’Età della pietra nell’Era degli schermi. E noi adulti, seppur non nativi digitali, siamo altrettanto dipendenti dalla distrazione, con gli stessi tempi di attenzione oramai ridotti al minimo dei ragazzi – lo denunciano gli insegnanti che vivono il problema quotidianamente. Sì, noi “maturi”, ci ricorda Cytowic, non possiamo non considerare l’indebolimento della memoria o la perenne ricerca di approvazione, il desiderio di mostrare sui social chi vorremmo essere o chi siamo, dove siamo, quanto è interessante ciò che stiamo facendo. Anestetizzati da qualcosa che dovrebbe rivelarsi utilissimo sotto ogni aspetto e in ogni campo facilitandoci la vita, ci ritroviamo a non saper neppure più memorizzare un numero di telefono o interagire con l’altro.
Vita più facile vs epidemia di isolamento
Eppure è innegabile il fatto che i dispositivi rendono la vita più facile fungendo da archivi di memoria. Offrono una vastissima enciclopedia di fatti e nomi, di informazioni, nozioni, la possibilità, grazie a un navigatore in auto, di non perderci in qualunque paese del mondo, o di parlare con chi vive lontano, e poi tutorial, app di ogni tipo… Tecnicamente dovremmo avere una vita migliore. Allora perché siamo sempre più soli, depressi e insoddisfatti?
La dipendenza dagli schermi ha provocato un’epidemia di isolamento per milioni di persone che un tempo i social media promettevano di unire.
Perennemente naviganti, i nativi digitali in particolare ma ormai anche parte delle altre generazioni, sono del tutto impreparati a navigare nel mondo reale.
Nietzsche e gli strumenti di scrittura
La mente ha necessità di riposo, riflette il neurologo autore del saggio. Di silenzio. È nella tranquillità che prospera la creatività altrimenti messa a tacere dagli schermi.
Un intero capitolo è dedicato alla scrittura in corsivo, oramai in disuso:
Le aree cerebrali impegnate nella scrittura manuale sono diverse rispetto a quelle impegnate nella battitura su una tastiera. La scrittura a mano costringe a creare connessioni tra le aree della memoria e dell’apprendimento.
Cytowic si rifà a una considerazione di Nietzsche fatta alla fine del XIX secolo, dopo l’avvento della macchina da scrivere: “I nostri strumenti di scrittura, lavorano sui nostri pensieri”. Aveva egli stesso constatato decenni fa che il passaggio dalla scrittura a mano alla macchina da scrivere avvenuto suo malgrado per problemi di salute, aveva modificato il suo stile, trasformatosi quasi in schematico.
Non caccia alle streghe ma uso improprio
Dipendenza, assuefazione, sono termini che nel saggio si incontrano spesso insinuando inquietudine seppur senza demonizzare la tecnologia, bensì l’uso improprio che se ne fa.
Quello che era iniziato come un servitore per chi lavorava da casa, è diventato rapidamente il padrone.
E in questa lunga esposizione di riflessioni, ricerche documentate, testimonianze o valutazioni, troviamo tuttavia dei tentativi di insegnare a mitigare gli effetti dannosi della perenne connessione o della dipendenza da schermi, per usufruire, al contrario, di strumenti tecnologici che possano – come è giusto che sia – rappresentare progresso e non regressione. Evoluzione e non involuzione. Si tratta di alcuni interessanti consigli al capitolo 18, d’aiuto per ricordarci che il nostro cervello possiede una grande capacità di adattamento e ciò si riflette allo stesso modo nel brutto quanto nel bello. E dunque, Cytowic proprio le cose belle ce le ricorda attraverso un lungo elenco, mostrandoci con questo che possiamo ancora farcela e addirittura da soli. Perché “la capacità di collegare i punti trasforma i fatti in conoscenza” e internet spesso ci concede soltanto un apprendimento superficiale lasciandoci senza punti da collegare, “con una misera base di conoscenza comune condivisa”.
Come vivere con un cervello dell’Età della pietra nell’Era degli schermi?
Digiuno sensoriale per ricominciare a cibarci anche del silenzio, nutrimento essenziale a portata di mano senza per questo demonizzare le alternative. Semplicemente, distogliamo lo sguardo:
Homo sapiens esiste da 3.000.000 di anni, gli Smartphone da sì e no 20.
Il libro
Richard E. Cytowic
Un cervello dell’Età della pietra nell’Era degli schermi
Affrontare distrazione e ansia senza farsi travolgere
traduzione di Virginio B. Sala
Apogeo, 2025
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