libri che non puoi non leggere

Libri che non puoi non leggere: imprescindibili capolavori da scoprire

Diceva il saggio: non basta una sola vita per leggere tutti i libri che andrebbero letti. Ecco dunque che è difficile, se non addirittura impossibile, districarsi tra i milioni di titoli per darvi suggerimenti esaurienti. Mettiamoci poi i gusti, assolutamente personali e spesso irrazionali perché pescano dalla sfera della percezione interiore e la frittata e fatta. Ecco perché rispondere alla domanda su quali sono i libri che non puoi non leggere non è facile.

Una selezione di libri che non puoi non leggere

Perciò oggi voglio proporvi i libri essenziali – secondo me ovviamente – sul tema dell’esplorazione della natura umana, spesso così inafferrabile nella sua più profonda essenza, una natura a volte generosa, più spesso (almeno in letteratura) abietta, doppia, traditrice… Ho stuzzicato la vostra curiosità?

L’insostenibile leggerezza dell’essere

Come sarà capitato a molti, ho ripreso a sfogliare questo insuperato capolavoro di Milan Kundera in occasione della scomparsa del suo autore, l’11 luglio 2023.

Il messaggio è uno e arriva forte e chiaro. Quello che nella vita appare di più leggero, lieve, quasi frivolo inevitabilmente finirà per essere invece quanto di più pesante possa esservi. Unica eccezione: la vivacità intellettuale. E non è poco.

In queste pagine che tardarono a essere pubblicate nella Repubblica Ceca (patria dell’autore, nda) perfino dopo la caduta del Comunismo, si seguono le vite di quattro personaggi tra loro legati da relazioni amorose più o meno ufficiali che servono da lente d’ingrandimento per indagare su passioni, tormenti, debolezze e incomunicabilità tipicamente umane.

La coscienza di Zeno… ma non solo

Compie 100 anni proprio nel 2023 il più famoso romanzo di Italo Svevo. Ottima occasione, dunque, per recuperarlo dallo scaffale impolverato.

Scritto sull’onda di quella novità che era la pratica della psicoanalisi, Svevo affronta la natura umana dalla bocca del suo elemento più spietatamente sincero: la coscienza, capace finalmente di interpretare in modo corretto quel senso di inadeguatezza e inettitudine che aveva accompagnato il protagonista per tutta la vita.

Ma questa overdose di autoconsapevolezza non vi richiama alla mente un altro imprescindibile capolavoro della nostra letteratura firmato Pirandello? In Uno, nessuno e centomila, in effetti, protagonista accanto a Vitangelo Moscarda è proprio la determinazione nella ricerca dell’autenticità più vera dell’esistenza.

Trainspotting e gli altri

E arriviamo ora all’umanità più deviata, più sordida, o forse semplicemente quella più sensibile e meno coraggiosa. Ho scelto la versione fine anni Ottanta, quella, appunto, che emerge in questo libro di Irvine Welsh che racconta le vite nullafacenti di un gruppo di tossicodipendenti di Edimburgo.

Se si toglie la siringa e la si sostituisce con un bicchiere di alcol non vedo tutta questa distanza da qualunque delle opere di Charles Bukowski. Se si aggiunge, poi, una sigaretta sempre accesa ecco anche l’Henry Miller di Tropico del cancro.

In alcune istanze, poi, come il rifiuto della società borghese (leggi normalità) fa capolino anche Sulla strada di Jack Kerouac, assunto a manifesto della beat generation. E in effetti erano altri tempi, ma la letteratura, si sa, non invecchia mai.

Psicopatici sempre di moda

Caliamoci ora negli anfratti più oscuri dell’animo umano, che senza bisogno di troppe presentazioni sono narrati in storie come quelle di Shining di Stephen King (vabbé, è un maestro, e allora?) o di Arancia Meccanica di Anthony Burgess.

Se luccicanza e ultraviolenza, però, sono arcinoti grazie agli splendidi adattamenti che grandi registi ne hanno fatto sul grande schermo, parliamo allora di American Psycho, fatica di Bret Easton Ellis forse meno conosciuta dei primi due ma non per questo meno inquietante. È la storia di Patrick, giovane rampante di giorno e serial killer di notte.

Una trama che strizza l’occhio al collaudatissimo Dottor Jekyll e Mr. Hyde, d’accordo, ma che indugia maggiormente sull’effimero che caratterizza la società moderna – siamo tra gli ’80 e i ’90 – e sulla noia dei personaggi che la popolano. Quando sono soddisfatti i bisogni primari…

Il libro della giungla

Non potevamo non concludere con una scintilla di speranza che arriva dalla fine dell’Ottocento. Le storie che Kipling intreccia all’interno dell’ambiente più ostile che ci sia sulla Terra si fondano sulla profonda conoscenza della natura umana, così diversa da quella animale (anche se qui gli animali sono tutti umanizzati) e sono un viaggio di iniziazione all’interno del rispetto per l’autorità, dell’obbedienza e della scoperta del proprio posto nel mondo.

Un destino ineluttabile per il protagonista Mowgli che dopo tante avventure dovrà lasciare la giungla per trasferirsi definitivamente nel villaggio perché, come si sa, alla fine “l’uomo torna all’uomo”. Basta capire che uomo si vuole essere.

Foto | AndrewLozovyi via Depositphotos

Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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