Libri da spiaggia
Libri da spiaggia: alle origini di questa moda

I libri da spiaggia: come è nata questa moda

Non vi è dubbio che l’estate sia arrivata. Temperature affocate, temporali che diventano in un istante tornado, nulla sembra mancare a questo nostro primo scorcio vacanziero. L’estate poi porta con sé, si sa, tutta una serie di mode e tradizioni, tendenze e voghe che a volte durano l’espace d’un matin. Altre si radicano invece con pertinacia, come nel caso dei cosiddetti libri da spiaggia. Testi da leggere pigramente, mollemente sotto l’ombrellone.

Una moda nata in America, spronata e pungolata da una manciata di frasi create a tavolino per invogliare la gente a leggere, ad abbandonarsi, una volta lasciato il frastuono della grande città, alla lettura. Al piacere dell’intrigo romanzesco.

Quando nascono i libri da spiaggia

Siamo alla fine dell’Ottocento. Le classi benestanti iniziano proprio ora a cercare rifugio nelle località di mare, sui laghi specchiati di verde, tra le suggestive campagne della Valle dell’Hudson. Agio e piacere li conducono lontano dalle roboanti metropoli. Il mondo editoriale – come è logico che sia – afferra l’occasione sagacemente per la gola, pubblicando romanzi fatti per catturare l’attenzione di questi ricchi vacanzieri con a disposizione tempo e denaro.

Il pubblico femminile soprattutto si lascia volentieri sedurre dalle nuove, intrigantissime letture.

Fioriscono così dipinti e illustrazioni che ritraggono giovani donne chine su libri, assorte in racconti che fanno battere forte il cuore. Elegantissime nei loro abiti bianchi, dolcemente accarezzate dal sole, queste signore inappuntabili e bon ton solleticano anche una mente austera come Henry James. Il grande scrittore, preso da puro entusiasmo, arriva a elogiare (la sua penna qui sembra quasi emettere dei piccoli trilli da usignolo) immagini e ritratti dove la grazia delle nuove lettrici spicca fresca e leggiadra come quella di una farfalla posata su di un fiore.

Una moda che non a tutti piace

Tuttavia oggi, quando non vi è giornale o sito web che non abbia la propria bella lista di libri da spiaggia, non tutti gli autori amano vedere le loro opere finire in questa particolare categoria (già i Vittoriani del resto arricciavano il naso di fronte a una fiction troppo urlata).

Alcuni così si interrogano, si chiedono con un tocco di risentita ironia se il gusto letterario possa davvero variare a seconda della stagione o della località in cui ci si trova. Non trascurabili neppure i toni usati dai recensori, come se i libri in questione fossero spesso e volentieri dei bicchieri di vino annacquato o delle bibite da sorbire con tanto di cannuccia colorata.

Tuttavia è anche vero (tutti gli aspetti vanno diligentemente considerati) che d’estate molti lettori hanno unicamente voglia di leggerezza. Di levità. In valigia allora mettono soltanto abiti che pesano poco e nulla e letture evanescenti come un sogno di mezza estate.

In America, dove il dibattito è sempre vivo e aperto, è da poco uscito Books for Idle Hours, un’opera che esamina a fondo il fenomeno, dagli esordi fino ai nostri giorni. Una accurata disanima dell’argomento che la studiosa Donna Harrington-Lueker affronta con appuntita sagacia. Nutritissima cultura. Sorge però repentino in noi un dubbio: sarà mai adatta all’ombrellone? Alla cannuccia? Alla pigra e spigliata lettura da spiaggia?

Via | The New Yorker
Foto | Pixabay

Disclaimer: su alcuni dei titoli linkati in questo articolo, Libri e parole ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi per l’utente finale. Potete cercare gli stessi articoli in libreria, su Google e acquistarli sul vostro store preferito.

Giorgio Podestà

Giorgio Podestà

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).

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