Vittorio Messori (1941-2026)

Addio a Vittorio Messori, il giornalista che ha fatto di Gesù un’inchiesta

Se n’è andato alla soglia degli 85 anni, Vittorio Messori, probabilmente il più grande giornalista e scrittore del panorama cattolico italiano.

Vittorio Messori, il “cronista di Dio”

Nato in una famiglia non solo laica, ma addirittura anticlericale nella rossissima Emilia del periodo bellico e postbellico, fu verosimilmente proprio respirare quest’aria che lo portò dalla parte opposta, a cercare risposte nella fede.

Forse fu sempre questa molla che lo spinse, molto più tardi, quando già era un giornalista affermato, a sposare il progetto di Leonardo Mondadori, il grande editore che giunto ormai alla fine della sua vita (morirà proprio nel 2002, lo stesso anno dell’uscita del libro) voleva lasciare in una sorta di testamento il proprio percorso personale di avvicinamento alla fede. Mondadori, cresciuto anche lui in un ambiente non propriamente cattolico, voleva raccogliere in un libro le sue risposte alle principali domande dell’uomo. Messori, invece, gli suggerì un itinerario spirituale più umano e personale, che condusse alla pubblicazione del saggio Conversione. Una storia personale.

I libri di Vittorio Messori

In realtà Vittorio Messori dalla rossa Emilia andò via prestissimo. Negli anni del conflitto la sua famiglia fu sfollata nel bresciano. Subito dopo l’armistizio si trasferì a Torino, città cui fu sempre molto legato, avendoci trascorso gli anni dell’infanzia e della giovinezza. Da quest’ampia fetta di vita all’ombra del campanile di San Donato che derivò la pubblicazione della biografia del Beato Francesco Faà di Bruno, uscita nel 1990 con il titolo Un italiano serio. Lo spirito con cui il giornalista ideò e scrisse quest’opera – come spiega nell’introduzione – è raccontare l’esperienza di qualcuno che aveva preso sul serio il Vangelo, per mostrare gli effetti benefici che la Parola ha sulla vita di chi la fa propria e la vive accettandone tutte le conseguenze.

D’altronde proprio una lettura più approfondita dei Vangeli, che lo toccarono nell’anima, fece avvicinare più saldamente al cattolicesimo Messori, che in seguito definì la propria conversione “un’evidenza del cuore”. Da intellettuale e cronista qual era, cercò da subito e per sempre di affiancare alle “ragioni del cuore” le “ragioni della ragione”, investigando, scavando, documentandosi.

Ipotesi su Gesù e Ipotesi su Maria

Così, nel 1976, vide la luce il suo capolavoro da un milione di copie e ventidue traduzioni: Ipotesi su Gesù. Tra i saggi più venduti di sempre, l’opera mira a proporre un’indagine il più possibile laica sulla figura di Cristo, scevra da condizionamenti ecclesiali e interpretazioni legate alla fede, e basata su una versione delle Scritture riconosciuta da tutte le confessioni cristiane e dall’Ebraismo. Messori sostiene che Cristo sia un argomento scomodo e ostracizzato da tutti gli ambienti che contano — siamo negli anni Settanta — e che il punto di contatto tra alcune religioni sia che Dio è un essere nascosto: lo dimostrerebbe il fatto che né la scienza né la filosofia siano ancora riuscite a dimostrarne l’esistenza.

Di Gesù non si parla tra persone educate. Con il sesso, il denaro, la morte, Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile.

Con lo stesso piglio da giornalista d’inchiesta, Messori nel 2005 pubblica Ipotesi su Maria. Fatti, indizi, enigmi: summa di diversi articoli apparsi negli anni Novanta sulla rivista Jesus, qui riuniti e ordinati a farne un saggio critico sulle principali apparizioni mariane di tutti i tempi.

L’Opus Dei

Al filone d’indagine sul rinnovamento interno alla Chiesa appartiene Opus Dei, un’indagine, edito nel 1994. Incuriosito dalla cosiddetta “leggenda nera”, l’autore volò a Pamplona dove visitò l’università creata da José Maria de Escrivà — fondatore della Prelatura — e di accedere a documenti e atti. Nel volume Messori sostiene l’infondatezza delle accuse rivolte contro l’Obra, ne descrive le regole e racconta gli impegni assunti dai circa ottantacinquemila membri e lo svolgimento delle loro attività quotidiane.

Vittorio Messori, l’uomo dei tre papi

Ma Messori fu anche l’uomo, per così dire, dei tre Papi. Già nel 1984, primo tra i giornalisti, ottenne un’intervista con l’allora cardinale Joseph Ratzinger, appena nominato prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Benedetto XVI

Con lui il cronista era interessato a scandagliare la realtà della Chiesa cattolica, alla ricerca di nuovi contenuti di fede e di un nuovo assetto istituzionale per combattere la crescita della secolarizzazione, impegnata in un lavoro di verifica a vent’anni quasi dal Concilio Vaticano II. Chiusi per alcuni giorni nel seminario di Bressanone, i due firmarono a quattro mani Rapporto sulla fede, uscito nel 1985 per le Edizioni San Paolo. In particolare, alcune affermazioni di Ratzinger sulla fede — tra cui la condanna alla Teologia della liberazione, emergente in alcuni Paesi del Sudamerica — ebbero grande eco negli ambienti ecclesiastici e valsero al futuro Pontefice il soprannome di “Grande Inquisitore”.

Giovanni Paolo II

Nel 1994 Messori fu contattato da un Pontefice in carica. Giovanni Paolo II gli chiese di intervistarlo. I due si incontrarono a Castelgandolfo, e qui il giornalista espresse tutta la propria perplessità sul progetto, sostenendo che un Papa dovesse essere una guida e non una star televisiva e facendo presente che quella attuale fosse più una crisi della fede che una crisi della Chiesa. Il programma televisivo non si realizzò per varie ragioni, ma il Papa rispose per iscritto alle domande di Messori: così nacque Varcare la soglia della speranza, in cui si parla, tra gli altri argomenti, di rapporti con le altre religioni, avvenire del Vangelo e Nuova Evangelizzazione.

Francesco

Infine, immediatamente dopo la salita al soglio pontificio di Francesco, il 13 marzo 2013, Vittorio Messori diede alle stampe l’instant book La Chiesa di Francesco. La sfida del cristianesimo tra crisi e speranza. Un anno e mezzo dopo, alla vigilia del Natale 2014, sul Corriere della Sera apparve un suo articolo di fondo in cui esprimeva i dubbi sulla presunta svolta che Papa Francesco avrebbe dovuto imprimere al corso della Chiesa. In quelle righe Messori, voce fuori dal coro, definiva il Santo Padre “imprevedibile” a tal punto da aver fatto pentire del proprio voto in suo favore perfino qualche cardinale elettore.

Ai posteri l’ardua sentenza, come si dice in questi casi. Ma ora che Vittorio Messori è certamente più vicino a Dio, finalmente avrà ottenuto tutte le risposte che ha cercato per una vita intera.

Foto | GianAngelo Pistoia, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Roberta Barbi

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