Takehiko Fukunaga

Takehiko Fukunaga, poeta del dolore

Fu un grande scrittore giapponese, sfortunatamente poco conosciuto fuori dalle isole del suo Paese. Parliamo di Takehiko Fukunaga, che del dolore, della vita e della morte riempì pagine e pagine di storie, racconti e poesie.

Quello che colpisce più di lui è sicuramente la lunghissima genesi di ogni suo romanzo. Solo tre ne pubblicò, infatti, nella vita, ognuno frutto di anni di lavoro di scrittura e revisione.

I romanzi di Takehiko Fukunaga

Il suo esordio letterario con Atmosfera, uscito nel 1951, ad esempio, era in gestazione già dal 1942; così come L’isola della morte, pubblicato nel 1971 ma in preparazione addirittura dal 1953.Vincitore di un prestigioso premio letterario locale, il libro parla dell’olocausto atomico di cui il Giappone fu tristemente protagonista suo malgrado alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il suo capolavoro, tuttavia – il primo tradotto anche in italiano – è La fine del mondo, del 1959. Ambientato in un paesino non meglio specificato del nord del Paese dalle atmosfere grigie e inospitali, narra la vicenda di Tami, una giovane che sprofonda progressivamente in un gravissimo sdoppiamento di personalità che arriverà ad annientarla. Nella sua vita, dunque, passato presente e futuro si sovrappongono continuamente. Nel mentre, l’avanzare della malattia è magistralmente reso da un ritmo narrativo sempre più incalzante. L’autore alterna sapientemente monologhi interiori e flussi di coscienza, scivolando dal turbamento all’angoscia, dal delirio alla follia fino all’inevitabile, tragico epilogo.

Il tema della morte

La morte, d’altronde, sembra essere un filo conduttore non solo della letteratura nipponica, ma della stessa società del Sol Levante. Basti pensare al suicidio rituale dei samurai, praticato in epoca recente proprio da uno scrittore, l’immenso Yukio Mishima. Nella poetica di Takehiko Fukunaga, invece, i personaggi sono attaccati alla vita con una tale intensità da dilatare il momento presente al punto di viverlo come un’eterna anticipazione dell’ineluttabile. Solitudine, incomunicabilità, percezione di una distanza incolmabile tra gli uomini. Sono questi i temi cari all’autore che sperimentò molto dal punto di vista stilistico e semantico.

Artista a tutto tondo (si cimentò anche nella saggistica, nella pittura e nella poesia), innamorato della letteratura francese e appassionato studioso delle lingue più lontane dalla sua realtà – quali il russo e il greco – durante la guerra fece parte di quel gruppo di intellettuali di sinistra noto come «Matinèe poetique», che fondamentalmente si dedicava alla composizione di poesie in rima.

Foto | By 講談社 撮影者不明 (講談社『群像』第20巻8月号(1965)より) [Public domain], via Wikimedia Commons

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Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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