Clarice Tartufari

Clarice Tartufari, scrittrice dal temperamento arditissimo

Come amiamo spesso ripetere, il destino si diverte a ingarbugliare le carte, farsi sprezzantemente gioco di uomini e donne. Così capita (e non ne siamo certo stupiti) che una scrittrice come Clarice Tartufari (1868-1933), considerata da Benedetto Croce addirittura superiore per talento e vigore narrativo a Grazia Deledda, sopravviva a fatica. A stento riesca ad aprirsi un varco nel ricordo (spesso troppo affollato o distratto) di critici e lettori.

Di fronte a noi questa volta un’autrice dalla penna versatile, in grado di transitare senza mai grossi smarrimenti dalla poesia al teatro al romanzo. Un romanzo, il suo, badate bene, di scuola vividamente naturalista. Un testo pronto a contrapporsi a quel Decadentismo che nell’Italia di fine Ottocento e primo Novecento sembrava avanzare sempre più intrepidamente, minando (questo era almeno il sentire della scrittrice) l’idealità morale.

Lucciole sulla neve. Il miracolo. Il mare e la vela. Roveto ardente. Titoli che rivelano pagine dalla freschezza subito irresistibile, dove Clarice Tartufari mette puntualmente in evidenza quel suo innegabile talento per l’evocazione di ambienti e caratteri. Una vividezza (non vi è altro modo di metterla) che fu uno dei punti di forza del genio letterario della scrittrice toscana che, dopo il diploma magistrale (conseguito tra l’altro giovanissima), si cimentò in prove allora considerate temerarie, spaziando di continuo da un genere letterario all’altro, rivelando ogni volta un eclettismo che, tra le penne femminili del periodo, non sembrava conoscere eguali.

Un brano di Clarice Tartufari

Qui di seguito l’incipit di Il miracolo di Clarice Tartufari, certamente uno dei suoi romanzi più riusciti, pubblicato a Roma nel 1909:

Tutte le campane della piccola antica città umbra suonavano a distesa per l’esultanza della festa imminente, e sopra le viuzze tacite di Orvieto, sopra gli orti fronzuti, sui fastosi palazzi disabitati ed i vasti giardini sonnolenti, le note delle campane volavano a sciami, sparpagliandosi e disperdendosi, oltre la cerchia delle mura tufacee, giù per la soleggiata pianura verde irrigata dal Paglia, sino alla frangia lucente dei colli sinuosi.

Foto | Onorato Roux, Illustri italiani contemporanei; memorie giovanili autobiografiche di letterati, artisti, scienziati, uomini politici, patrioti e publicisti.

Giorgio Podestà

Giorgio Podestà

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Con Graphe.it ha pubblicato la silloge poetica «E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo» e il saggio «Breve storia dei capelli rossi».

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